IN MARE DAL 22 DICEMBRE

Sea Watch e Sea Eye, Salvini contro 49 migranti. Ma da dicembre ne sono entrati il triplo

di Alberto Magnani


Migranti: 10% abitanti in Italia, sbarchi in calo

4' di lettura

«I porti italiani sono chiusi, abbiamo accolto già troppi finti profughi». Il vicepremier Matteo Salvini ha liquidato così, via Twitter, la ribellione di una serie di sindaci italiani alla chiusura dei porti a Sea Watch e SeaEye: le due ong tedesche bloccate nel Mediterraneo dopo aver salvato, lo scorso 22 dicembre, un totale di 32 e 17 migranti naufragati al largo della Libia.

Al tredicesimo giorno in mare, le rispettive imbarcazioni di soccorso (chiamate SeaWatch 3 e Professor Albrecht Penck) non hanno ottenuto il via libera per l’attracco in un porto vicino. Il governo italiano sta alzando la voce sui 49 «finti profughi» che starebbero premendo sulle coste italiane. Ma a sfogliare i dati del ministero dell’Interno, presieduto dallo stesso Salvini, si scopre che proprio dal 22 dicembre ad oggi sono sbarcati sulle nostre coste circa 165 migranti : oltre tre volte quelli che stanno scatenando le ultime polemiche. O anche di più, se si considera che l’intero mese ha registrato un totale di 359 sbarchi.

I numeri della «emergenza» (che non esiste)
L’Organizzazione internazionale per le migrazioni, una realtà intergovernativa che raccoglie oltre 170 paesi, ritiene che il blocco inflitto alle due Ong sia «puramente simbolico». Cioè propagandistico: «Dal 22 dicembre sono entrate quasi 170 persone in Italia, solo che non se ne è parlato. Il sospetto è che si stia alzando la voce perché c’entrano le Ong» dice Flavio Di Giacomo, portavoce dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni. Anche guardando a ritroso, i vari allarmi sulla «emergenza» migratoria trovano pochi riscontri nei numeri. Il 2018 si è chiuso con un totale di 23.370 sbarchi, in brusco calo dai 119.369 del 2017 e dai picchi degli anni precedenti. Anche sommando tutti gli arrivi dal 2014 al 2017, dove si sono raggiunti massimi di 181.436 ingressi nel 2016, il bilancio totale è di 600mila sbarchi: l’equivalente dell’1% del popolazione italiana, spalmato su un periodo di quattro anni. Il 2018 non viene preso in considerazione proprio perché segnato da una flessione troppo robusta degli ingressi, iniziata mesi prima dell’insediamento dell’attuale governo. «E la riduzione è iniziata prima di giugno 2018 - dice Di Giacomo - E comunque il problema è umanitario, non numerico: ci sono persone che continuano a morire e non si sa nulla di quello che succede nei campi controllati dalla Libia (il paese che ha siglato un patto con l’allora ministro degli Interni Marco Minniti, ndr)».

Come siamo arrivati fin qui
Nel frattempo, le due imbarcazioni sono in mare da quasi due settimane. Lo stallo, denunciano le due Ong e l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), sta provocando pesanti disagi di salute ai migranti, bloccati su imbarcazioni che non sono equipaggiate per l’assistenza prolungata dei naufraghi. La Commissione europea, a quanto ha dichiarato un portavoce del commissario per le migrazioni Dimitris Avramopoulos, è «in contatto con un certo numero di Stati membri per trovare una soluzione per un rapido sbarco delle persone attualmente presenti a bordo di Sea Watch 3 e Sea Eye». Il diritto alla navigazione (vedi sotto) obbliga entrambe le navi a trasferire le persone soccorse «in un luogo sicuro» e «nel più breve tempo possibile». Il rifiuto del governo italiano e di altri paesi europei sta rendendo impossibile soddisfare entrambi i requisiti, costringendo le imbarcazioni a una ben permanenza ben più prolungata delle attese. A bordo delle due navi ci sono un totale di nove minori e quattro donne. «Le scorte non sono già idonee di per sé a un periodo così lungo. Ora c’è il rischio che si esauriscano» spiegano al Sole 24 Ore da SeaWatch Italia. Il 2 gennaio il governo maltese ha concesso alle due ong di entrare nelle proprie acque territoriali per ripararsi dal maltempo, senza alcuna possibilità di attraccare (a differenza di quanto riportato da alcuni media italiani). Attualmente, riferiscono da Sea Eye, le due imbarcazioni sono ormeggiate a 3,5 miglia nautiche (Sea Eye) e 6 miglia nautriche (Sea Watch 3) dalla costa dell’isola. Le condizioni metereologiche sono fra le più proibitive, con onde fino a quattro metri di altezza e temperature rigide.

Si stanno violando dei diritti? 
Il rifiuto di concedere lo sbarco configura anche delle violazioni di natura giuridica. L’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione, un progetto di legali specializzato sui diritti dei migranti, ha evidenziato in un comunicato almeno due ordini di infrazione. Da un lato il diritto internazionale del mare , «prevede che gli Stati e, quindi, anche le autorità italiane, abbiano l'obbligo di adottare tutte le misure necessarie a che tutte le persone soccorse possano sbarcare nel più breve tempo possibile in un luogo sicuro», ai sensi di «Convenzione Sar sulla ricerca e il soccorso in mare ratificata dall'Italia nel 1989; Convenzione Solas sulla salvaguardia della vita umana in mare ratificata dall'Italia nel 1980 e la Convenzione delle Nazioni unite sul diritto del mare, ratificata nel 1994, tra le altre». Dall’altro, il rifiuto di consentire lo sbarco «viola inoltre le norme a tutela dei diritti umani fondamentali e sulla protezione dei rifugiati, in particolare l'art.2 (diritto alla vita) e l'art.3 (divieto di trattamenti inumani e degradanti) della Convenzione europea per i diritti dell'Uomo - si legge - Oltre che il principio di non refoulement e il diritto di accedere alla procedura di asilo sanciti dalla Convenzione di Ginevra, dal diritto comunitario e dall'art.10 c.3 della Costituzione italiana».

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