migranti

Sea Watch, indagata la capitana Carola Rackete

La decisione da parte della Procura di Agrigento è avvenuta dopo l'acquisizione dell'annotazione della Guardia di finanza. Fonti della Farnesina confermano che Francia, Germania, Lussemburgo, Portogallo e altri stati membri dell'Ue sono disponibili ad accogliere migranti imbarcati sulla nave

di Nicoletta Cottone


Le condizioni dei migranti a bordo della Sea Watch

3' di lettura

La capitana della Sea Watch3, Carola Rackete, è stata iscritta nel registro degli indagati per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e per rifiuto di obbedienza a nave da guerra, secondo quanto previsto dal Codice
della navigazione. L'iscrizione nel registro degli indagati, da parte della Procura di Agrigento, è stata fatta dopo l'acquisizione dell'annotazione della Guardia di finanza, che è salita a bordo per notificare il provvedimento. Carola Rackete dovrebbe essere interrogata nel pomeriggio dal procuratore aggiunto di Agrigento Salvatore
Vella.

Intanto fonti della Farnesina confermano che a seguito del lavoro svolto su istruzioni del ministro Enzo Moavero Milanesi, in stretta correlazione con la Commissione europea, Francia, Germania, Lussemburgo, Portogallo e altri stati membri dell'Ue sono disponibili ad accogliere migranti
imbarcati sulla nave Sea Watch. «Anche il governo italiano ha interesse a una soluzione europea del problema dei migranti e lavora al salvataggio di vite umane. Non è utile in questo momento puntare il dito sull'Italia» ha detto il portavoce del ministero degli Esteri tedesco Reiner Breul aggiungendo che «gli Stati non vanno lasciati da soli».

«Rimaniamo a bordo della Sea Watch finchè non sarà dato l'ordine di sbarco», ha detto Graziano Delrio, parlando anche a nome degli altri parlamentari che sono saliti a bordo della Sea Watch, che ha 42 migranti a bordo salvati dinanzi alle coste libiche. I parlamentari sono Matteo Orfini, Davide Faraone, Riccardo Magi e Nicola Fratoianni. «Va posta fine a questa inutile crudeltà, hanno diritto di sbarcare».

GUARDA IL VIDEO - Le condizioni dei migranti a bordo della Sea Watch

Lo stallo non può durare
#fateliscendere, #SeaWatch3 sono gli hashtag rilanciati dalla delegazione di parlamentari salita a bordo della Sea Watch. «Non scenderemo finché non sarà trovata una soluzione», ha sottolineato Riccardo Magi, deputato radicale di +Europa. «Questo stallo non può durare oltre. Abbiamo incontrato la comandante Carola Rackete, il capomissione e alcuni dei naufraghi che stanno vivendo una situazione di profonda prostrazione. Ci hanno raccontato storie che abbiamo ascoltato altre volte: storie di persone che hanno attraversato mezza Africa scappando dalla guerra, e sono state fatte prigioniere e vendute come schiavi per il lavoro nei cantieri e nei campi». Magi racconta che tra loro c'è chi ha minacciato il suicidio: «Non capiscono perché si trovano in questa situazione».

PER SAPERNE DI PIÚ - Sea Watch a Lampedusa, Chiese evangeliche pronte a ospitare i migranti

Grande prostrazione a bordo
«Le condizioni dei migranti sono di grande prostrazione - spiega Magi al Sole24ore.com -, le persone sono disperate. Il sole è a picco, il caldo è insopportabile sotto il telone. Ci sono solo due bagni, di cui uno ormai inutilizzabile». Nella disperazione i ragazzi raccontano le loro storie. «Un ragazzo del Camerun ci ha raccontano la sua fuga in Nigeria, poi in LIbia . Aveva iniziato il viaggio con due amici ed è sulla nave solo. Il primo amico è stato ucciso nel deserto libico da uomini armati. Il ragazzo è stato imprigionato in centri di detenzione. È stato torturato e ha subito violenze di ogni genere, è stato picchiato. Quando è riuscito a scappare a Tripoli ha pagato per essere imbarcato per l’Italia, ma è stato catturato e portato in un centro di detenzione, dove ha subito violene e torture. L’altro amico con cui aveva iniziato il viaggio è stato ucciso per strada nel corso della guerra civile. Ora stare qui a un miglio dalla costa è il colpo di grazia».

GUARDA IL VIDEO - Parlamentari salgono a bordo della Sea Watch

Tre minori, il più piccolo ha 11 anni
A bordo ci sono tre minori: «Il più piccolo ha 11 anni, ed è gravissimo che siano ancora su questa barca dopo due settimane, visto che la legge prevede per i minori ancora maggiori tutele», sottolinea Magi. «Circolano indiscrezioni su una possibile distribuzione dei naufraghi - spiega - non sappiamo se siamo fondate. Ma noi abbiamo deciso che resteremo a bordo finché non sarà trovata una soluzione».

GUARDA IL VIDEO - Sea Watch: chi è Carola Rackete la capitana che ha sfidato Salvini

Prima applicazione del decreto sicurezza bis
«Ci troviamo di fronte alla prima applicazione del cosiddetto decreto sicurezza bis», ha detto Magi. «Una norma profondamente incostituzionale che attribuisce al ministro dell’Interno la competenza di vietare l'accesso alle acque territoriali al concretizzarsi di una ipotesi di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina che è compito della magistratura ipotizzare e accertare». Per Magi in questo modo «si contrastano le norme nazionali e internazionali sull'obbligo di salvataggio in mare. Tutto ciò è ancora più paradossale se si pensa che mai nessuna Ong che fa salvataggio in mare è stata condannata, ci sono state solo archiviazioni e assoluzioni. Si tratta dell'ennesimo grave episodio della disumana crociata del Ministro dell'interno contro chi salva vite».

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...