a un miglio da siracusa

Sea Watch, la Procura: fate sbarcare i minori. Scontro con l’Olanda

Un’immagine di repertorio della nave Sea Watch impegnata nel Mediterraneo

3' di lettura

La Procura per i minorenni di Catania chiede che «possano sbarcare» i minori non accompagnati presenti sulla Sea Watch «per essere collocati in apposite strutture». Lo scrive la procuratrice Caterina Ajello in un documento inviato ai ministri dell'Interno e dei Trasporti, al presidente del Tribunale per i minorenni di Catania e alla Procura generale etnea. I minori non accompagnati sono 8 sui 13 presenti sulla Sea Watch. Fonti del Viminale, stando all’Ansa, rispondono affermando che i minori non accompagnati hanno 17 anni e mezzo e per il momento non sono autorizzati a scendere a terra.

Il resoconto da bordo
«Sono esausti, disperati. Ora vedono terra, sono davanti a Siracusa e non capiscono perché devono restare a bordo senza poter scendere» è il resoconto del medico di bordo. La nave Sea Watch 3 da stamani si trova nelle acque territoriali italiane ed è ancorata ad un miglio a largo delle coste di Siracusa. L'ingresso è stato consentito a causa delle cattive condizioni meteo per garantire la sicurezza dei 47 migranti soccorsi al largo della Libia che si trovano a bordo, ormai da sette giorni, e della stessa imbarcazione. La Sea Watch è affiancata da motovedette della Guardia Costiera e della Guardia di finanza ma al momento permane lo stallo sulla destinazione definitiva.

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Scontro Italia-Olanda
Napoli offre il proprio porto, ma Salvini dice che in Italia non c'è spazio e scrive al governo olandese, visto che l'unità batte quella bandiera, per chiedere che se ne occupi. Secca la replica: «Non spetta a noi». E Di Maio sollecita la convocazione dell'ambasciatore dell'Aia e scrive su Facebook: Sea Watch 3 «avrà dal governo italiano supporto medico e sanitario qualora ne avesse necessità, ma la invito ancora a puntare la prua verso Marsiglia»

Il governo ha chiesto formalmente all'Olanda di poter disporre di ogni informazione in merito alla ong, con particolare riferimento alla conformità alla legislazione dello stato di bandiera dell'organizzazione e delle attività. In più, nella lettera nella lettera anticipata dal ministro dell’Interno Matteo Salvini, l’invito è «a predisporre con urgenza gli adempimenti relativi all'organizzazione della presa in carico e del trasferimento in olandese dei 47 migranti a bordo della nave olandese».

La Guardia costiera ricorda che Sea Watch 3 era intervenuta il 19 gennaio in area Sar libica per soccorrere un gommone in difficoltà, «senza il coordinamento dell'autorità Sar competente». Una volta concluso il soccorso la nave della ong ha iniziato la navigazione verso Nord e, a causa del maltempo, ha prima cercato riparo verso Lampedusa e poi si è spostata verso la Sicilia orientale. «Per riparare dalle condizioni meteo in ulteriore peggioramento - ha scritto Sea Watch 3 in un tweet - ci hanno assegnato un “posto di fonda” a 1,4 miglia dal porto di Augusta, Marina di Melilli, Siracusa. Un “posto di fonda” invece di un Pos». Il sindaco di Siracusa, Francesco Italia, si è detto disponibile ad accogliere i migranti grazie alla collaborazione della Curia e di associazioni che hanno dato la propria disponibilità qualora fosse consentito l'attracco del natante.

Il nuovo caso si trascina ormai da giorni senza una soluzione malgrado gli appelli lanciati dall’organizzazione non governativa. «Seguiamo la situazione da vicino, la nostra posizione è molto chiara: la sicurezza delle persone a bordo è la prima preoccupazione, quello che è necessario nel Mediterraneo sono disposizioni prevedibili per assicurare che gli sbarchi possano avvenire in sicurezza» ha detto il portavoce del presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker.

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Salvini e la vicenda Diciotti
Intanto ieri il Tribunale dei ministri di Catania ha chiesto l'autorizzazione a procedere nei confronti del ministro dell'Interno Matteo Salvini nella vicenda che aveva coinvolto il pattugliatore d'altura della Guardia costiera Diciotti. Per i giudici «l’obbligo di salvare la vita in mare costituisce un preciso dovere degli Stati e prevale su tutte le norme e gli accordi bilaterali finalizzati al contrasto dell'immigrazione irregolare». Ad avviso del Tribunale «le Convenzioni internazionali cui l'Italia ha aderito costituiscono un limite alla potestà legislativa dello Stato e, in base agli art.10, 11 e 117 della Costituzione, non possono costituire oggetto di deroga da parte di valutazioni discrezionali dell'autorità politica».

Da Andrea Camilleri a Roberto Benigni, da Matteo Garrone a Niccolò Ammaniti sono oltre seicento le adesioni del mondo della cultura, dello spettacolo, della musica e dello sport che in queste ore stanno firmano l'appello, promosso da Luigi Manconi e Sandro Veronesi con il collettivo #corpi, NON SIAMO PESCI. Nell'appello si chiede di istituire subito una commissione parlamentare di inchiesta sulle stragi nel Mediterraneo e di realizzare una missione in Libia. Si chiede inoltre all’esecutivo di offrire un porto sicuro in Italia alla Sea Watch 3. A Piazza Montecitorio, lunedì 28 gennaio alle 17, l'appuntamento per dare visibilità alla protesta.

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