migranti

Sea Watch, tutti i retroscena della catena di comando del sequestro

di Marco Ludovico


SeaWatch sbarca a Lampedusa: governo non può nulla contro diritto

3' di lettura

Inconsistenti e incomprensibili. Molte polemiche sul sequestro della Sea Watch e, soprattutto, del conseguente sbarco di 47 migranti a Lampedusa, non hanno fondamento. Le procedure seguite fanno parte di prassi ormai consolidate. Ma non tutti le conoscono. Ecco la ricostruzione del caso Sea Watch: i ruoli, le linee di comando, le regole, le azioni in campo.

La prima fase dell'arrivo nelle acque italiane
Il monitoraggio delle attività in mare è ormai un flusso informativo continuo di posizioni, spostamenti, rilevamenti e valutazioni, ora per ora. Svolto in un autentico concerto tra più amministrazioni. In prima battuta la Guardia Costiera, con gli eventuali ritorni e scambi con la Marina Militare e le forze aeronavali presenti nel Mediterraneo, quelle dell’Unione europea ma anche unità commerciali private. In un caso come la Sea Watch però la Guardia Costiera comunica subito con gli altri due attori protagonisti dell'azione di governo sui flussi dei migranti: la Guardia di Finanza, definita “polizia del mare”, e la Polizia di Stato.

Tutti i contatti in azione
Proprio alla direzione centrale Polizia delle frontiere e immigrazione del dipartimento di Ps spetta il coordinamento dell'attività su questo fronte. I contatti tra Ps, Gdf e Capitanerie sono ininterrotti. Quando però Sea Watch ha chiesto di sbarcare in Italia, la scelta sulla concessione del porto spetta a un altro dipartimento del ministero dell'Interno, quello Libertà civili e immigrazione. Se la decisione, come ormai tutte in questi giorni, ha valore politico, dalle Libertà civili si trasmette in un attimo tutto al gabinetto del ministro Matteo Salvini. La risposta è scontata: “Porti chiusi”. Ma Sea Watch ha forzato lo stop ed è arrivata davanti a Lampedusa.

Entra in scena la procura
Non tutti sanno che i flussi informativi risultato delle attività di monitoraggio hanno precise regole di circolazione. La Polizia di Stato riferisce al vertice del dipartimento Ps e al gabinetto del ministro. La Gdf al di là dell'essenziale per le proprie catene gerarchiche - dipende dai ministri dell'Economia e della Difesa - in attività operativa per l'immigrazione comunica e condivide azioni e informazioni soprattutto con l'Interno e la centrale operativa della Guardia Costiera. Quest'ultima – dipende a sua volta dal ministero Infrastrutture e trasporti e dalla Difesa – scambia anch'essa con la Gdf ma soprattutto è in contatto immediato e continuo con il Viminale: gabinetto del ministro, dipartimenti Ps e Libertà civili.

Valutata di volta in volta, tuttavia, c'è una quota di notizie da dover trasmettere all'autorità giudiziaria. Libera di decidere, prima o poi, di intervenire. Se accade, a quel punto un pezzo di informazioni e accertamenti da riferire alle autorità di governo si blocca e cambia strada. Destinato, sotto segreto investigativo, soltanto all'autorità inquirente.

Dai pm di Roma a quelli di Agrigento
Se l'azione della nave monitorata si svolge in acque internazionali la regola per le autorità marittime è di trasmettere i flussi informativi da valutare alla procura di Roma. Ma quando Sea Watch è entrata in acque territoriali, destinazione Lampedusa, è stato obbligatorio un cambio di recapito: destinazione procura di Agrigento. Il procuratore capo, Luigi Patronaggio, ha cominciato a esaminare i rapporti della Guardia Costiera e della Guardia di Finanza. D'intesa, alla stessa procura è giunta un'informativa dettagliata. Un documento essenziale per disporre il sequestro della nave. Poi, in porto, la Polizia di Stato ha svolto identificazioni ed altri accertamenti sui migranti sbarcati.

La delega di polizia giudiziaria di Patronaggio è per Guardia Costiera e Finanza ma non si può escludere l'entrata in campo anche della Polizia. Ieri alla fine Patronaggio ringrazia tutti e tre. Ora si attende la conferma del sequestro “probatorio” ed eventuali sviluppi investigativi. Lo sbarco dei migranti, tuttavia, era certo inevitabile e scontata conseguenza dell'ordine di sequestro. Dice una fonte qualificata: “Se i carabinieri devono fare il sequestro di un'automobile e portarla in un deposito giudiziario, trovandola in strada con conducente e passeggeri fanno scendere tutti dalla macchina o la sigillano così com'è e la spediscono al deposito?”. La risposta è ovvia. La procedura, nota da sempre.

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