rackete ai domiciliari

Sea Watch3, il pm Patronaggio: «Non c’era necessità di forzare»

Secondo il procuratore capo di Agrigento Luigi Patronaggio non c'era uno stato di necessità poiché la Sea Watch attraccata alla fonda aveva ricevuto assistenza medica ed era in continuo contatto con le autorità militari per ogni tipo di assistenza


Le accuse a Carola Rackete: cosa prevede il codice della navigazione

3' di lettura

«Non è stata un'azione necessitata. Non c'era uno stato di necessità poiché la Sea Watch attraccata alla fonda aveva ricevuto, nei giorni precedenti, assistenza medica ed era in continuo contatto con le autorità militari per ogni tipo di assistenza, per cui, per il divieto imposto dalla Guardia di finanza di attraccare, non si versava in stato di necessità». Lo ha detto il procuratore capo di Agrigento, Luigi Patronaggio, durante la conferenza stampa tenuta a margine dell'udienza di convalida dell'arresto del la comandante della Sea Watch3 Carola Rackete.

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Tre ore di interrogatorio
L'interrogatorio della capitana della Sea Watch è durato poco
meno di 3 ore. La capitana è giunta in tribunale ad Agrigento direttamente da Lampedusa, dove era ai domiciliari, con una
motovedetta della Gdf che l'ha sbarcata sul molo di Porto Empedocle. L'ordinanza sarà emessa domani. La trentunenne tedesca resta, intanto, agli arresti domiciliari in un'abitazione privata di Agrigento.

Chiesta la convalida dell’arresto
Il procuratore Luigi Patronaggio e l'aggiunto Salvatore Vella hanno chiesto la convalida dell'arresto sia per la violazione dell'articolo 1100 del codice della navigazione, atti di resistenza con violenza nei confronti di una nave da guerra, sia per resistenza a pubblico ufficiale. La procura ritiene che la manovra che ha provocato lo “schiacciamento” sulla banchina della motovedetta sia stata fatta «con coscienza e volontà».

Per l’immigrazione clandestina si procede separatamente
«Cosa diversa è il favoreggiamento dell'immigrazione clandestina per cui si procede separatamente - ha spiegato Patronaggio - Quella sarà la sede (l'altro fascicolo - ndr) dove valutare se l'azione di salvataggio dei migranti effettuata nelle acque antistanti la zona Sar libica sia stata un'azione necessitata. In quell'altro parallelo procedimento andremo a verificare se i porti della Libia possono ritenersi sicuri o meno e andremo a vedere se la zona Sar libica è efficacemente presidiata dalle autorità della guardia costiera libica, andremo a verificare le concrete modalità del salvataggio cioè a dire se vi sono stati contatti tra i trafficanti di esseri umani e la Sea Watch, se il contatto è avvenuto in modo fortuito o ricercato. Tutta una serie di elementi che servono a verificare se si è trattato di un'azione di salvataggio in mare oppure un'azione concertata».

La comandante: ho agito per stato di necessità
«Ho agito per stato di necessità, i migranti minacciavano il suicidio, non potevo attendere oltre. Per giorni ho chiesto alle autorità un porto sicuro, ma non ho mai avuto risposta». La capitana Carola Rackete davanti al gip di Agrigento ha rivendicato le scelte fatte dal 12 giugno, quando a 47 miglia dalla Libia ha soccorso una sessantina di migranti. Un percorso fino alla notte del suo arresto, 17 giorni dopo, quando per l'ennesima volta ha violato i divieti della Guardia di Finanza ed ha attraccato di forza al molo di Lampedusa.

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Indagini su eventuali contatti con trafficanti
Il procuratore aggiunto di Agrigento, Salvatore Vella, «ha effettuato una perquisizione a bordo della Sea Watch proprio per acquisire materiale probatorio per eventuali contatti tra i trafficanti libici e i componenti della Sea Watch. Questo materiale è coperto da segreto investigativo», ha detto il procuratore capo Luigi Patronaggio. «I magistrati del pool anti-immigrazione della Procura di Agrigento, nei prossimi giorni - ha aggiunto Patronaggio - sentiranno la comandante Carola Rackete in ordine proprio a quest'altra contestazione: il favoreggiamento dell'immigrazione clandestina».

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