le consultazioni al quirinale

Mattarella dà tempo fino a martedì per accordo sul nuovo Governo. M5S e Pd: sì a negoziati

Dopo aver sentito nell'arco della giornata i vertici dei principali partiti il capo dello Stato ha deciso di concedere più tempo a Pd e M5S, i due schieramenti più disponibili a cercare un'intesa politica capace di dar vita a un nuova maggioranza. Salvini: «Oggi la via maestra non possono essere manovre e giochini di palazzo o governi "contro", sono e dovrebbero essere le elezioni». Zingaretti: «Governo nel segno della discontinuità». Berlusconi: «Esecutivo non sia presa in giro». Meloni: «Unico esito possibile è il voto, con Salvini vinciamo»

di Vittorio Nuti e Alessia Tripodi


Mattarella: governi con fiducia o voto

7' di lettura

«La crisi va risolta in tempi brevi come richiede un grande Paese come il nostro». Così il capo dello Stato, Sergio Mattarella, facendo il punto al termine della seconda giornata di consultazioni al Quirinale per sondare la possibilità di una nuova maggioranza. «Sono possibili solo governi che ottengono la fiducia del Parlamento con accordi dei gruppi su un programma per governare il Paese, in mancanza di queste condizioni la strada è quella delle elezioni», ha proseguito annunciando per martedì prossimo un ulteriore giro di consultazioni con le forze politiche per poi «trarre le conclusioni e assumere le decisioni necessarie» a risolvere la crisi.

"Spazio di manovra" per una intesa tra alcuni partiti
La decisione - ha spiegato Mattarella - nasce dal fatto che nelle ultime ore alcuni partiti hanno avviato «iniziative per un'intesa in Parlamento per un nuovo Governo e mi è stata avanzata la richiesta di avere il tempo per sviluppare questo confronto e anche da altre forze politiche è stata espressa la possibilità di ulteriori verifiche». Poco prima, Mattarella aveva sottolineato alla stampa che «il presidente della Repubblica ha il dovere, ineludibile, di non precludere l’espressione di volontà maggioritaria del Parlamento, così come è avvenuto, del resto, anche una anno addietro, per la nascita del governo che si è appena dimesso. Al contempo ho il dovere di richiedere nell'interesse del Paese decisioni sollecite». Quella di nuove elezioni è «una decisione da non assumere alla leggera, dopo più di un anno di vita legislativa, mentre la Costituzione prevede che gli elettori vengano chiamati al voto per eleggere il Parlamento ogni cinque anni», ha ricordato Mattarella. Ma «il ricorso agli elettori è tuttavia necessario qualora il Parlamento non sia in condizione di esprimere una maggioranza di governo».

M5S e Pd: sì al confronto per nuovo Esecutivo
Dopo aver sentito nell'arco della giornata i vertici di FdI, Pd, Lega e 5 Stelle Mattarella ha dunque deciso di concedere più tempo a Pd e M5S, i due partiti più disponibili a cercare un'intesa politica capace di dar vita a un nuova maggioranza. La conferma della disponibilità a trattare dei grillini è arrivata poco prima della dichiarazioni del capo dello Stato dall'assemblea dei gruppi parlamentari M5S. In quella sede i capigruppo hanno chiestoe ottenuto il mandato «di incontrare la delegazione del Pd per parlare del primo punto» delle dieci priorità di Governo proposte dal leader Di Maio nel pomeriggio dopo il suo colloquio con Mattarella. Sì al confronto anche dal Pd: «Dalle proposte e dai principi da noi illustrati al capo dello Stato e dalle parole e dai punti programmatici esposti da Di Maio, emerge un quadro su cui si può sicuramente iniziare a lavorare», ha annunciato infatti il segretario dem Nicola Zingaretti pochi minuti dopo le dichiarazioni di Mattarella.

Le 10 priorità di Governo secondo Di Maio
«Si rischia di ritornare alla situazione di crisi del 2008»: per questo il Movimento 5 Stelle è pronto a far parte di un nuovo Governo che si impegni a realizzare una lista di obiettivi politici prioritari, «10 impegni presi con gli italiani e che devono essere portati a compimento». Si va dal taglio ai parlamentari alla riforma del sistema creditizio, alla riforma della giustizia al contrasto dell'immigrazione clandestina e alla riforma del Regolamento di Dublino. È quanto ha detto il leader del Movimento 5 Stelle Luigi Di Maio dopo essere stato a consulto da Sergio Mattarella sulla crisi politica.

«Avviate tutte le interlocuzioni per avere una maggioranza solida»
«Sono state avviate tutte le interlocuzioni per avere una maggioranza solida che voglia convergere sui punti indicati. Noi non lasciamo affondare la nave, che a pagare siano gli italiani», ha spiegato Di Maio ai giornalisti. «Non lasciamo la nave affondare», ha aggiunto: «Il voto non ci intimorisce affatto ma il voto non può essere la fuga dalle promesse fatte dagli italiani. Abbiamo tante cose da fare». In un altro passaggio, il capo politico del M5S ha sottolineato che quanti hanno votato il M5S il 4 marzo «l'hanno fatto per cambiare l'Italia non il Movimento» e «il coraggio non è di chi scappa ma chi prova fino in fondo a cambiare le cose, anche sbagliando con sacrificio e provando a fare le cose».

Salvini: il voto è la via maestra per risolvere la crisi
«L'Italia non può permettersi di perdere tempo e non può avere un Governo che litiga e con posizioni distanti»: l'esecutivo Conte è caduto per i «troppi no» del M5S, e «oggi la via maestra non possono essere manovre e giochini di palazzo o governi "contro", sono e dovrebbero essere le elezioni». Questo invece il messaggio recapitato al capo dello Stato dal leader della Lega, Matteo Salvini, in occasione delle consultazioni. «Ero consapevole di un governo fermo, ma se si vuol far ripartire il Paese noi siamo pronti senza pregiudiziali senza guardare indietro», ha aggiunto Salvini, affiancato dai capogruppo di Camera e Senato, Riccardo Molinari e Massimiliano Romeo. Poi ha aperto quello che è sembrato uno spiraglio per una rinnovata alleanza con i 5S. «Se qualcuno mi dice "ragioniamo perché i no diventano si, miglioriamo la squadra, diamoci un obiettivo, facciamo qualcosa non "contro" ma "per" - ha piegato il leder del carroccio ai giornalisti - io l'ho sempre detto, sono una persona concreta, non porto rancore guardo avanti, non indietro».

Le voci di una piattaforma "segreta" di Zingaretti
Al capo dello Stato «abbiamo detto esplicitamente che siamo disponibili a un governo di svolta che affronti i problemi veri del Paese. Siamo per fare una cosa seria e stabile. Siamo a favore del taglio dei parlamentari che pure avevamo già proposto in passato, ma chiediamo sia inserito in una agenda complessiva che tenga conto di una riforma della legge elettorale che garantisca rappresentanza democratica ai territori». Così il presidente dei deputati dem Graziano Delrio, reduce dalla salita al Colle per le consultazioni con la delegazione Pd, ha risposto nel primo pomeriggio alle indiscrezioni su una piattaforma "segreta" del segretario Nicola Zingaretti per l'accordo con il M5S. Tra i punti, oltre allo stop al taglio dei parlamentari, anche l'abolizione dei due decreti sicurezza e una intesa preventiva sui contenuti della prossima legge di Bilancio.

Renziani in trincea
Poco prima delle precisazioni di Delrio, per ribattere alle voci di una piattaforma alternativa del segretario (che potrebbe risultare particolarmente indigesta al M5S e quindi rendere più probabili le urne), la deputata renziana Anna Ascani ha messo in guardia le altre anime del partito dal porre "paletti" politici non concordati ai potenziali alleati di governo: «Chi nel Pd pensa di far saltare il banco di un possibile governo, istituzionale o di legislatura se ne assumerà la responsabilità di fronte al Paese e all'Europa. Le condizioni sono quelle poste in direzione, altre condizioni rischiano di essere fuori luogo in questo momento». La presa di posizione dei renziani ha quindi costretto il segretario Zingaretti a diffondere una nota in cui conferma che «i punti alla base della possibile trattativa per un nuovo governo sono quelli decisi all'unanimità dalla Direzione di ieri e che abbiamo presentato oggi al Presidente della Repubblica. Qualora ce ne fossero le condizioni e la disponibilità, è giunto il tempo di aprire una fase di confronto e approfondimento»

Ultimo giorno di consultazioni
Dopo i colloqui di mercoledì con i presidenti di Camera e Senato, i gruppi Misti e LeU, il secondo giorno delle consultazioni al Quirinale si è aperto questa mattina con l’arrivo della delegazione di Fratelli d’Italia guidata da Giorgia Meloni, A seguire il presidente Sergio Mattarella ha incontrato il Pd e Forza Italia. Nel pomeriggio è stato il turno della Lega e del Movimento Cinque Stelle. Il segretario Pd Nicola Zingaretti ha manifestato la sua disponibilità a un «governo di svolta» e di «discontinuità», basato sui 5 punti programmatici votati all’unanimità dalla direzione dem. In caso contrario meglio le urne. Da Forza Italia Silvio Berlusconi ha invocato una «maggioranza di centrodestra o elezioni anticipate», e Giorgia Meloni di Fdi ha parlato del «voto come unico esito possibile».

GUARDA IL VIDEO: Trionfa la politica come arte dell’ipocrisia

Zingaretti: governo di svolta sulla base dei nostri punti
Alla stampa, dopo il colloquio con Mattarella, Zingaretti ha riferito di aver «manifestato al presidente della Repubblica la disponibilità a verificare la formazione di una diversa maggioranza» e «un governo nel segno della discontinuità politica e programmatica». Un esecutivo «non a qualsiasi costo», ha precisato Zingaretti, perchè «serve un governo di svolta, alternativo alle destre», «per il quale abbiamo indicato i primi non negoziabili principi»: primo tra tutti la riconferma della «vocazione europeista» dell’Italia. Tra gli altri punti irrinunciabili ci sono una diversa politica migratoria e di accoglienza (vedi modifica ai contestatissimi decreti sicurezza). E una svolta sulle ricette economiche e sociale, in chiave redistributiva, che apra una stagione di investimenti. Che in pratica significa una intesa preventiva sui contenuti della prossima manovra di bilancio, con l'obiettivo di evitare l'inasprimento della pressione fiscale e il previsto aumento dell'Iva (due aspetti citati nel documento votato dalla direzione dem). In assenza delle predette condizioni «tutte da verificare», continua il segretario dem, «lo sbocco naturale della crisi sono nuove elezioni anticipate alle quali il Pd è pronto».

Meloni: voto è unico esito possibile
«Le elezioni sono oggi l’unico esito possibile, rispettoso dell’Italia, dei suoi interessi, del suo popolo e della Costituzione», «l’unico modo per avere un governo stabile», ha detto Meloni subito dopo il colloquio con il presidente Sergio Mattarella. «Ho sentito Salvini», ha aggiunto la leader di Fdi, spiegando che «se si andasse al voto ci sarebbe una compagine formata da Fdi e Lega sicuramente, vedremo cosa fa Fi, e sicuramente sarebbe già maggioritaria». In caso di valutazione di mandato esplorativo, per Meloni, l’idea è affidarlo ad un esponente del centrodestra.

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Berlusconi: maggioranza di centrodestra o voto anticipato
«Il centrodestra è la maggioranza uscita dalle urne alle scorse politiche ed è oggi la maggioranza naturale degli italiani» ha detto Berlusconi al termine delle consultazioni, spiegando che «l’Italia ha bisogno di un centrodestra moderno» «con vocazione europeista». Per il Cavaliere quindi «occorre costituire una maggioranza di centrodestra e qualora non fosse possibile realizzarla, la via maestra sono le elezioni anticipate». «L'esperienza appena conclusa - ha avvertito- dimostra che i progetti di governo si fanno con i tempi e con le idee compatibili, non dopo il voto ma prima. Quindi un governo non può nascere in laboratorio, se basato solo su un contratto». E dunque «vogliamo mettere in guardia da un esecutivo frutto di maggioranza tra diversi e improvvisata che esiste solo in Parlamento e non rispetta gli elettori».

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