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Sedotta, abbandonata e vendicatasi

Un misterioso delitto d’onore, “maschicidio”, emerge in una vecchia storia di una nobile famiglia nella Sardegna del secolo scorso

di Antonio Armano


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 Ubaldo Oppi, «Ritratto della moglie», 1928, collezione privata

3' di lettura

Il delitto d’onore è stato abolito in Italia nel 1981. L’altro ieri. Era una legge atavica, ma in teoria paritaria. Sanciva una pena ridotta per chi uccide il coniuge che l’ha disonorato o la persona con la quale il coniuge l’ha disonorato. Si traduca la parola disonore con corna ed ecco il quadro legislativo. L’abolizione seguiva di pochi anni l’introduzione del divorzio. Come potevano permetterti di rompere il vincolo matrimoniale per rifarti una vita e concedere a qualcuno il diritto di togliertela la vita?

Anche se la legge era in teoria paritaria, ne hanno beneficiato soprattutto gli uomini rendendola di fatto una versione legalizzata del femminicidio. Non mancano casi in cui sono stati vittime. Oggi parleremmo di maschicidio, termine che desumiamo per antitesi. Rientra nella casistica l’incandescente nucleo narrativo di Virginia nel cassetto , romanzo d’esordio di Stefano Biolchini, giornalista del Sole 24 Ore, basato su una vicenda realmente accaduta. Ritroviamo una protagonista sarda molto forte come nel racconto di Biolchini Il mantello nero , uscito sulla rivista letteraria Il primo amore . Altro aspetto molto interessante è lo sfondo sociale. Non il solito sud dei cafoni. Il sangue che ribolle fino a infrangere il quinto comandamento è blu. Virginia Corsini viene sedotta in un ballo che ricorda una versione omicida del Gattopardo, almeno negli esiti finali. Il seduttore è un giovane bello e sfrontato e si fa forte dell’adesione al fascismo. Dismessa la sfavillante uniforme della festa, viene visto in giro con la camicia nera. È un uomo nuovo e cerca di emergere in una terra dove la società è calcificata da secoli, ma non vuole farlo impalmando la fiera rampolla. Al contrario la lascia in dolce attesa di un piccolo “bastardo”.

La casistica del maschicidio richiama È stato così di Natalia Ginzburg. Ma i modelli letterari sembrano essere altri. Il monologo attraverso cui apprendiamo la storia risuona tra le pareti di un ospizio. A tornare sulla vicenda familiare è Viola, anziana zia dell’io narrante Andrea Corsini, scarnificata dagli anni, ma ancora civettuola nel truccarsi e appassionata nel ricordo della sorella Virginia e del suo tragico destino. Le descrizioni pittoriche di case, piante e ambienti altolocati fanno pensare ad autori come Capote e a Proust. In alcune parti queste corde narrative sono più evidenti: nell’antro burocratico di un ufficio del tribunale di Cagliari Andrea nota un’orchidea e non è un’orchidea qualsiasi ma aerofaga. Nella cornice di una porta-finestra vede apparire una barca a vela come se stesse entrando in casa. Nei momenti di deriva narcotica, per procurarsi la coca si vende gli ulivi secolari, piante monumentali della civiltà mediterranea e della storia familiare. Un bel modo di sradicarsi. Parte del romanzo si svolge in Francia dove l’assassina è fuggita via mare. La legge l’ha perdonata, il padre-padrone no. Anche Andrea è approdato sulle rive della Senna; e qui, frugando tra i cassetti e le foto della casa di famiglia, si imbatte nella storia di Virginia e decide di volerla conoscere meglio e scriverne. Era sempre stata un tabù, ma insieme ai genitori si seppelliscono i loro tabù. Si dipana così una narrazione che appartiene al genere dall’autofiction, ma cerca di sfuggirne alcuni cliché, soprattutto la visione diffusa del libro come strumento di conoscenza consolatoria. In fondo Anne Woodward si suicida dopo avere letto La Côte Basque e Capote non fa una fine migliore del suo personaggio. In Virginia nel cassetto certi effetti collaterali diventano elementi metaletterari, appartengono al romanzo nel romanzo. I libri non curano nulla, ma possono diventare una condanna, una pena per chi li scrive e riscrive percorrendo la lunga strada della pubblicazione, come Andrea Corsini. Il lettore se la cava con poche ore di piacere.

Virginia nel Cassetto, di Stefano Biolchini, Caffèorchidea, pagg. 250, € 18

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