elezioni politiche

Irlanda, i primi conteggi confermano il boom dello Sinn Fein

I primi risultati delle elezioni irlandesi confermano il testa a testa a tre degli exit poll. Ma il vero vincitore è lo Sinn Fein, che chiede un posto al governo

di Michele Pignatelli


Elezioni Irlanda, urne aperte sino alle 22 locali

3' di lettura

DUBLINO - I primi risultati delle elezioni per rinnovare il Parlamento irlandese confermano il clamoroso testa a testa a tre emerso dall’exit poll Ipsos/MRBI diffuso subito dopo la chiusura delle urne: una lotta all’ultimo voto tra i due storici partiti centristi, il Fine Gael del premier uscente Leo Varadkar e il Fianna Fail di Micheal Martin, e i nazionalisti dello Sinn Fein. Ma accentuano la sensazione che il vero vincitore sia proprio lo Sinn Fein, che già rivendica un posto nel governo che gli altri non sembrano però disposti a concedere.

Il partito nazionalista di sinistra, un tempo braccio politico dell'Ira, in base alla prima preferenza sulla scheda era domenica sera addirittura il più votato, davanti rispettivamente a Fianna Fail e Fine Gael. Allo Sinn Fein non basterà per essere il partito con più seggi, avendo presentato pochi candidati - 42 in un Parlamento di 160 - , ma è abbastanza per festeggiare e chiedere un posto nel prossimo governo. «E' sorprendente che Fine Gael e Fianna Fail ci vogliano tenere fuori», ha dichiarato la leader Mary Lou McDonald».

I dati degli exit poll
Nell’exit poll diffuso sabato sera in testa di misura, a sorpresa viste le previsioni della vigilia, c’era il Fine Gael, il partito popolare del premier uscente Leo Varadkar, con il 22,4% dei voti ; i rivali storici del Fianna Fail, i liberali di centrodestra di Micheal Martin, erano accreditati del 22,2%. Secondo lo Sinn Fein, con il 22,3%: un po’ meno del 25% di cui era accreditato nell’ultimo sondaggio della vigilia, ma certamente un risultato storico rispetto al 14% del 2016.

Dietro ai primi tre la performance più significativa era quella dei Verdi, che otterrebbero stando all’exit poll il 7,9% dei consensi.

L’ascesa dello Sinn Fein
Il successo dello Sinn Fein si spiega con un abile restyling che lo ha portato a intercettare l’insoddisfazione degli elettori sui temi più caldi della vita politica nazionale, come chiarisce David Farrell, politologo che dirige la Scuola di politica e relazioni internazionali dell'University College di Dublino: «Sono un partito populista di sinistra paragonabile ad altri movimenti europei, come Syriza in Grecia e Podemos in Spagna – spiega -, un movimento antico ma anche molto nuovo, capace di accantonare l'associazione con il passato e con l’Ira e di accentuare l'immagine di partito attento ai temi sociali chiave - crisi degli alloggi e disservizi della sanità in testa - raccogliendo così i consensi di altri movimenti di sinistra che hanno perso invece terreno». Ma buona parte del merito va anche alla nuova leader, Mary Lou McDonald, subentrata nel 2018 a Gerry Adams: dublinese, 50 anni, attivista per i diritti delle donne, è dotata di grande capacità comunicativa e ha saputo circondarsi di abili collaboratori.

Il colpo di coda del premier
Lo scenario tratteggiato dall’exit poll consegnava in realtà anche un premier, Leo Varadkar, ancora vivo, nonostante i sondaggi della vigilia lo dessero per sconfitto. Varadkar ha puntato la sua campagna sui brillanti risultati macroeconomici – una crescita del 5,6% del Pil l'anno scorso e una sostanziale piena occupazione – e sul buon accordo su Brexit che ha scongiurato una frontiera fisica tra le due Irlande, temi che però nelle urne sembrano aver pesato decisamente meno di quelli sociali.

Un Parlamento senza maggioranza?
Quel che è certo è che il voto irlandese consegna al Paese un Parlamento frammentato, in cui sarà molto difficile formare una maggioranza. Un Parlamento in cui potrebbe anche ripetersi una versione allargata ad altri partiti del “patto di desistenza” che ha permesso al Fine Gael di governare negli ultimi 4 anni con l’appoggio esterno del Fianna Fail. Oppure servirà una qualche forma di compromesso anche con lo Sinn Fein. A meno di tornare alle urne: ipotesi che però spaventa i partiti tradizionali, che potrebbero vedere addirittura rafforzarsi lo Sinn Fein.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...