largo consumo

Segnali di ripresa per i consumi in Italia

di Emanuele Scarci

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(Marka)

3' di lettura

Cambio di marcia nelle vendite della grande distribuzione. Nel quadrimestre gennaio-aprile 2017 le vendite a valore hanno fatto registrare una crescita media annua del 2,1%. La risultante di una forte accelerazione dell’alimentare, +3,4%, e di una frenata del non food, -2,5%. Insomma l’alimentare traina la ripresa delle vendite. In parallelo il boom dell’ecommerce che, sebbene si ritagli appena 622 milioni su 65 miliardi di vendite del largo consumo, l’anno scorso è cresciuto del 45%, coinvolgendo 5,4 milioni di famiglie.

I dati sono stati presentati a Linkontro, appuntamento annuale di Nielsen al Forte Village di Santa Margherita di Pula (Cagliari) dedicato ai trend del largo consumo. La 33esima edizione ha come tema Get Agile! Il nuovo imperativo nell’era della discontinuità.

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IL LARGO CONSUMO CONFEZIONATO

Il trend del Largo Consumo in Italia nel 2015. Dati in % (Fonte: Nielsen)

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«Il trend positivo va consolidandosi – ha detto l’ad di Nielsen Italia Giovanni Fantasia – grazie anche al superamento della deflazione. Da notare che i volumi continuano a crescere nonostante la mini impennata dei prezzi e il calo, poco meno di un punto, della pressione promozionale» al 30,2% quella totale. Nei dati presentati da Nielsen per il largo consumo confezionato, l’area 4 (il Mezzogiorno) ha strappato sia sulla crescita a valore, +2,7%, che a volume, +2%. Il trend andrà verificato nei prossimi mesi, ma, dopo il tracollo dei consumi al Sud durante la crisi, un rimbalzo è fisiologico.

Marco Pedroni, presidente di Coop Italia ha confermato la performance del mercato «sia volume che a valore. Anche se i nostri dati sono un po’ meglio della media del mercato». Pedroni dissente soltanto sul ritorno dell’inflazione sugli scaffali. «Siamo ancora in deflazione» sostiene.

Francesco Pugliese, ad di Conad, è orgoglioso del +3,8% nel quadrimestre: «Un risultato che premia la nostra strategia di creare una relazione con i consumatori. L’eCommerce? Un fatto marginale che interessa soprattutto l’industria».

Anche Mario Gasbarrino, ad del gruppo Unes, ha rilevato «un chiaro rialzo dello scontrino medio. Oggi abbiamo un consumatore che, dopo aver stretto la cinghia per anni, si sposta verso la fascia alta di mercato, si permette prodotti migliori pagandoli un po’ di più». Un segno della ripresa del grocery si intercetta anche nella classifica dei Top 20: nel quadrimestre 2017 solo 6 retailer hanno una performance negativa. «Unes – ha aggiunto Gasbarrino – ha una crescita del 4,3%. A cui aggiungo un balzo del 48% di Viaggiator goloso al 10% di quota nella fascia premium». Gasbarrino ha sottolineato che i risultati sono significativi perchè ottenuti senza promozioni. «La grande distribuzione – ha aggiunto – con le promozione finisce con lo spingere all’ingiù lo scontrino medio. Senza, andrebbe verso l’alto».

Dal fronte dell’industria, l’ad di Nestlé Italia Leo Wencel conferma che «nei primi mesi dell’anno il gruppo ha aumentato i ricavi dell’1%. Questo ci incoraggia a spingere su un’offerta più robusta di prodotti del benessere e salute oltre che ad affermare a livello internazionale i Baci Perugina. Come la S.Pellegrino». Molto positivo sull’andamento delle vendite nel 2017/18 anche Alessandro D’Este, ad di Ferrero Commerciale Italia, secondo cui «se la domanda del consumatore tende ad individualizzarsi, noi la seguiamo offrendo 7 milioni di vasetti numerati di Nutella, ognuno decorato con una grafica unica». Oltre i prodotti storici, Ferrero è agile nell’innovazione? «Parlano i fatti - ha risposto D’Este -. Due anni fa abbiamo lanciato con grande successo Nutella B-ready,l’anno scorso Estathé Ice oltre che Estathé Zero, due settimane fa Tic Tac Gum e a settembre sarà il turno di un biscotto (Nutella Biscuits ndr)».

Il boom dei prodotti salutisti si lega alla richiesta avanzata alla Ue di 6 multinazionali (Coca-Cola Company, Pepsi, Nestlé, Unilever, Mars e Mondelez) di adottare le etichette a semafori. La proposta ha scatenato le proteste di larga parte dell’industria italiana. Ma cosa ne pensano i country manager delle multinazionali che realizzano nel nostro Paese anche i prodotti a rischio semaforo? «La richiesta intende combattere l’obesità con l’arma della trasparenza - ha detto Wencel -. Si intende cioè arrivare a una metodologia condivisa europea che permetta al consumatore di scegliere consapevolmente». In linea il dg di Coca-Cola Hbc Italia Vitaliy Novikov, secondo cui «serve trasparenza e un approccio normativo unificato. L’Unione europea deve decidere al più presto».

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