ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùL’intervista

«Segreterie sguarnite, fondi Pnrr a rischio»

Il presidente dell’Associazione nazionale presidi lancia l’allarme in vista della riapertura del prossimo mese

di Claudio Tucci

(IMAGOECONOMICA)

3' di lettura

«Abbiamo bisogno di un 10/20 per cento di addetti amministrativi in più nelle segreterie, e dobbiamo poter formare i tanti bidelli che si spostano (lo prevede la normativa) a lavorare nelle segreterie, pur non avendo le competenze necessarie. Se non interveniamo subito - lancia l’allarme il numero uno dell’Anp, l’Associazione nazionale presidi, Antonello Giannelli - le scuole rischieranno di non riuscire a gestire tutti i fondi straordinari che stanno arrivano con il Pnrr». La caduta del governo Draghi «sta rallentando il programma Ue, ma le ingenti risorse comunitarie non possono andare sprecate, sarebbe un errore fatale. Certo - ha aggiunto Giannelli - anche lo Stato poi deve investire strutturalmente nell’istruzione. Ma serve una nuova idea di scuola, e una profonda riorganizzazione del sistema, altrimenti i nodi storici resteranno, a ogni settembre, tutti lì».

Presidente, c’è un nuovo problema quest’anno, il rischio di non spendere i fondi Pnrr…

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Purtroppo è molto concreto. Dall’autonomia in poi abbiamo vissuto un paradosso: è diminuito il personale amministrativo, mentre sono cresciuti compiti e adempimenti in capo alle scuole. La situazione rischia di esplodere: secondo le ultime dichiarazioni
del ministro Bianchi sono stati già messi in campo 10 miliardi tra infrastrutture e digitale. Ciò
significa avere personale amministrativo che sappia fare gare, rendicontazioni, etc. Sono attività che non si improvvisano. Occorre formare i nuovi ingressi. La situazione è al limite: lei pensi alle pratiche pensionistiche, un adempimento che spetta alle scuole, ma su cui ancora oggi molte segreterie sono in affanno.

Certo, frenare la spesa dei fondi Pnrr è grave…

Non c’è dubbio. Gli investimenti programmati dal governo Draghi sono fondamentali per iniziare a cambiare la nostra scuola. Vedremo ora il nuovo esecutivo come li saprà implementare. Anche se noto un certo disinteresse per la scuola in questa campagna elettorale. Le urgenze purtroppo sono tante e note da tempo, divari territoriali insostenibili, basso livello di competenze medio che ha un impatto sulla crescita economica del Paese, una dispersione scolastica sempre meno arginata. Occorre cambiare didattica. Nelle nostre classi, salve rare eccezioni, si fanno lezioni come si facevano 50 anni fa. Serve invece un approccio motivante, coinvolgente. Certo, anche il tema stipendi è importante. Ma in un quadro di aggiornamento della figura del docente.

Penso anche all’edilizia…

Sì. Il Pnrr mette molti fondi, ma i problemi più seri sono tutti ancora irrisolti. Mi riferisco all’adeguamento degli edifici e alla valutazione dei rischi strutturali, con il decreto interministeriale (Istruzione-Lavoro) sulle modalità di valutazione dei rischi, ancora fermo al palo, anche per il dialogo difficile con gli enti locali proprietari dei plessi.

A settembre avremmo ancora almeno 150mila supplenti. Come spiegarlo a famiglie e studenti?

È la dimostrazione di come anche il sistema di reclutamento vada rivisto. Non dobbiamo valutare solo le nozioni, ma anche altre competenze, incluse quelle motivazionali, per capire se il candidato è un bravo docente. Io resto dell’idea che le assunzioni debbano essere fatte dai singoli istituti che sanno cosa realmente serve, e non in modo centralizzato.

Nelle scuole c’è confusione sulle regole sanitarie per il rientro…

Nei documenti emanati dalle autorità sanitarie non vedo novità. Ma una grande assenza: dobbiamo spingere la vaccinazione degli studenti. Oggi, dopo l’uscita dei ragazzi che hanno fatto la maturità, stimiamo un 30/50 per cento di ragazzi vaccinati. Troppo pochi. Dobbiamo promuovere una campagna vaccinale di massa. Solo così potremmo affrontare al meglio eventuali nuove ondate di Covid in autunno.

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