Bollettino Excelsior

Lavoro, 6 imprese su 10 assumono. Però mancano operai e ingegneri

Digitale e costruzioni trainano la ripresa occupazionale: +1,9 punti sul 2019. Ampliata la distanza tra formazione e lavoro

di Giorgio Pogliotti e Claudio Tucci

Lavoro povero, all'11,8% guadagnare non basta per vivere

2' di lettura

Il mercato del lavoro è tornato sui livelli pre Covid, con sei imprese su 10 che, nel 2021, hanno programmato nuove assunzioni (+1,9 punti sul 2019). Ma, allo stesso tempo, sono cresciute anche le difficoltà nel reperire le professionalità giuste, con un mismatch balzato al 32,2%, quasi sei punti in più rispetto al 2019, dovuto essenzialmente a due fattori: la mancanza di candidati e la preparazione non adeguata alle rinnovate esigenze del mondo imprenditoriale.

I dati completi del 2021 diffusi ieri nel bollettino Excelsior, targato Anpal e Unioncamere, fotografano una ripresa dell’occupazione in linea con la spinta economica: il flusso di assunzioni previsto nel 2021 si è attestato a circa 4,6 milioni di unità, +0,5 punti rispetto al periodo pre-pandemia. Driver principali delle trasformazioni in atto sono le competenze digitali (il 71% delle imprese hanno investito in trasformazione digitale lo scorso anno) e la transizione verso un’economia più sostenibile (il 53% investono in competenze green), i due grandi temi su cui punta il Pnrr.

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Nell’industria è stato rilevante l’apporto delle entrate programmate nelle costruzioni che, sotto la spinta della ripresa legata ai bonus fiscali, con quasi 424mila unità hanno superato di circa il 15% i livelli del 20219. Analoga tendenza per i tre principali settori del Made in Italy coinvolti nella trasformazione 4.0 e tra i più internazionalizzati: metallurgia, meccanica ed elettronica, che nel 2021 hanno coperto la metà delle entrate del manifatturiero. Ancora in sofferenza il tessile-abbigliamento-calzature dove gli ingressi attesi non hanno raggiunto i livelli pre-Covid. Nel terziario, i settori che restano in affanno sono: commercio all’ingrosso, servizi culturali e ricreativi, servizi operativi, trasporti e logistica. Complice anche le incertezze sulla continuità della ripresa, la maggioranza delle assunzioni previste nel 2021 è stata a termine, il 55,9% del totale (+5,3 punti rispetto al 2019), pari a circa 2,6 milioni di ingressi, specie in turismo e costruzioni.

Ma la ripresa del mercato del lavoro sta coincidendo con un’impennata del mismatch tra domanda e offerta di lavoro, che interessa ormai tutta l’industria, con il rischio, sempre più concreto, di frenare la crescita. Emblematico è il caso delle costruzioni dove, nonostante la forte ripresa occupazionale, si fatica a reperire personale: 64mila figure introvabili in più rispetto al 2019. Più della metà (16 su 30) delle professioni con più elevata difficoltà di reperimento sono operai specializzati nell’ambito industriale (meccanici collaudatori, saldatori, falegnami, elettricisti nelle costruzioni civili, installatori di impianti di isolamento) e nell’ambito dei servizi (installatori e manutentori di apparecchiature informatiche, operai specializzati nell’installazione e riparazione di apparati di Tlc). Si cercano con il lumicino anche gli ingegneri, specie elettrotecnici. Per alcuni di questi profili il mismatch supera abbondantemente il 50% delle richieste delle imprese.

«Il gap ha diverse ragioni - spiega il presidente di Unioncamere, Andrea Prete -. Per i profili più qualificati c’è indubbiamente una carenza numerica ed è fondamentale per questo lavorare sull’orientamento all’interno dei percorsi scolastici. Per i profili meno qualificati, invece, un tema chiave è quello dell’esperienza, occorre insistere sull’utilità per i giovani di avere, già dalla scuola, un primo contatto con il mondo del lavoro e di sperimentare sul campo le proprie inclinazioni e abilità».

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