Torneo Sei Nazioni

Sei Nazioni, rugby italiano più «forte» ma non sul campo

Dopo essersi assicurato il 27% della Premiership e in dirittura di arrivo per il Pro14, il fondo Cvc punta anche al torneo Sei Nazioni

di Giacomo Bagnasco


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Marco Riccioni (al centro) viene caricato durante la partita del torneo delle sei nazioni di rugby tra Francia e Italia. (Afp)

4' di lettura

Ventiquattro sconfitte consecutive. L’ultimo successo risale al 2015, in Scozia. L’ultima vittoria in casa è avvenuta addirittura 7 anni fa, ai danni dell’Irlanda. L’edizione 2020 (1°febbraio-14 marzo) è partita con 2 sconfitte in trasferta: 0-42 dal Galles, 22-35 dalla Francia. Azzurro tenebra, per il rugby italiano nel Sei Nazioni . Inserita nella prima classe internazionale, e chiamata a incontrare quasi esclusivamente le squadre più forti del mondo, l’Italia paga dazio. Per contro, appena esce da questo territorio privilegiato ma per lei pieno di spine, sa imporsi spesso.

Il 22 febbraio all’Olimpico
Anche ai recenti Mondiali disputati in Giappone dal 20 settembre al 2 novembre 2019 (vinti dal Sudafrica che ha conquistato il suo terzo titolo battendo in finale l’Inghilterra) - pur mancando come sempre la qualificazione alla fase successiva - ha ottenuto due chiare affermazioni contro la Namibia e il Canada. E nella speranza che sabato 22 febbraio all’Olimpico di Roma gli uomini del nuovo commissario tecnico, Franco Smith, superino la Scozia (e interrompano l’imbarazzante serie negativa), la situazione al momento è questa.
Rimane il fatto che la permanenza nel torneo più antico e prestigioso del mondo, a cui gli Azzurri sono stati ammessi giusto 20 anni fa, non è in discussione. Da una parte per una considerazione tecnica, visto che in Europa la nostra squadra mantiene la propria superiorità nel gruppo che segue le 5 elette. Dall’altra per solide ragioni economiche.

L’avvento del fondo Cvc

La discesa nell’arena rugbystica di Cvc Capital Partners , fondo di private equity con la sede principale in Lussemburgo, sembra in grado di portare con sé un cambiamento epocale e l’Italia è dentro il progetto. Debole sul campo con le rivali più accreditate, appare sul punto di diventare più forte sul piano finanziario. Almeno nel medio periodo.

Cvc, già azionista di maggioranza della Formula 1 e della Moto Gp, punta forte sulla palla ovale. Si è già assicurato il 27% della Premiership , massimo campionato inglese, per 230 milioni di sterline ed è ormai giunto al traguardo per l’acquisto di una quota simile del Pro14, il torneo che raggruppa selezioni regionali di Galles, Irlanda, Scozia, Sudafrica e Italia (rappresentata da Benetton Treviso e Zebre Parma): in questo caso sono in ballo 115 milioni di sterline, distribuiti tra le Federazioni europee in base a una serie di criteri.

All’Italia arriverebbero circa 17 milioni di sterline (oltre 20 milioni di euro) e - secondo quanto risulta - l’adeguamento della propria quota nell’organismo che gestisce la manifestazione, raggiungendo la parità con le 2 britanniche e con l’Irlanda.

L’affare più grosso, poi, Cvc vorrebbe farlo prendendo il 15% del Sei Nazioni al prezzo di 300 milioni di sterline. Risultati, storia, consistenza e redditività dei vari movimenti determinerebbero anche in questo caso una suddivisione non alla pari. Ma nelle casse della Fir ( Federazione italiana rugby ) entrerebbero comunque oltre 40 milioni di euro nell’arco di 5 anni. In pratica, la cifra complessiva incassata dalla Fir sarebbe di 60 milioni.

Il calendario di novembre
Intanto le 6 grandi d’Europa hanno reso noto un accordo per rendere più “omogeneo” il calendario dei match di novembre, quando si svolgono le tournée delle maggiori Nazionali dell’emisfero Sud, e di altri incontri internazionali. Si tratterà di programmare gli orari delle partite in modo da evitare sovrapposizioni e guadagnare di più dai diritti televisivi.
Una fonte di introiti che Cvc vorrebbe “ottimizzare”. E qui nascono alcuni interrogativi sulle criticità che potrebbero essere originate dalla febbre di profitto. È ovvio, volendo citarne una, che mantenere tutte le partite in chiaro costituisce la base ideale per attrarre sponsor e appassionati: basti pensare che 1 anno fa la Bbc - che insieme con il network commerciale Itv versa oltre 100 milioni di euro all’anno per trasmettere il Sei Nazioni nel Regno Unito - raggiunse gli 8,9 milioni di telespettatori per il match Galles-Inghilterra. Ma i contratti con formule televisive a pagamento sarebbero più lucrosi e si inizia a ipotizzare un passaggio di alcuni incontri in esclusiva su questi canali.

Un rugby a «due velocità»
Di sicuro è in vista un ulteriore sbilanciamento finanziario tra i 2 emisferi, con Sudafrica, Nuova Zelanda e Australia in difficoltà. Non a caso la maggioranza degli atleti sudafricani che a novembre hanno vinto i Mondiali gioca all’estero, principalmente per club di Francia, Inghilterra e Giappone. Il Sol Levante è la novità di lusso: per i risultati in campo, con tanto di ottavo posto nel ranking internazionale, per il successo organizzativo della Coppa del Mondo (400mila appassionati arrivati dall’estero, un impatto economico di 3,6 miliardi di euro per il Paese nipponico, audience tv “interne” che hanno superato i 50 milioni) e per la presenza di un campionato sempre più ricco.

Più risorse per il rugby italiano
Dal Sei Nazioni la Fir riceve già, in via diretta, buona parte dei propri profitti: 19 milioni su un budget di circa 45 (dati del bilancio federale 2018). «L’afflusso dei capitali di Cvc è un’opportunità importante - dice Andrea Rinaldo, ex azzurro, rappresentante del Top 14 nella società che gestisce le Coppe europee di club - anche perché l’Italia, con i suoi 60 milioni di abitanti e con un numero molto alto di persone potenzialmente avvicinabili al rugby, può essere considerata un mercato di grande interesse».
Poi, certo, bisognerebbe anche tornare a vincere alcune delle partite che contano di più.

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