l’industria della bici

Selle Italia diventa sostenibile (e resta italiana)

L’ultima innovazione dell’azienda di Asolo: materiali riciclabili e produzione sostenibile. E il patron Bepi Bigolin lascia campo al figlio Riccardo

di Maximilian Cellino

3' di lettura

Una sella composta interamente da materiali riciclabili e costruita interamente in Italia attraverso un nuovo processo produttivo dai caratteri rivoluzionari per il settore cycling, che consentirà di produrre una gamma di prodotti per mezzo di un impianto produttivo automatizzato, robotizzato e tecnologicamente molto avanzato, ma soprattutto eco-sostenibile. Selle Italia strizza così un occhio non soltanto ai ciclisti, ai quali nei suoi 120 anni di vita ha sempre cercato di alleviare le sofferenze, ma anche alla difesa dell'ambiente circostante, rinnovando così un binomio, quello fra bicicletta e green, che l'emergenza Covid ha contribuito a portare ulteriormente alla ribalta.

Quando il made in Italy va in fuga: così nasce una bici da corsa

Le selle che nasceranno grazie alla tecnologia X-TECH saranno infatti composte da una miscela di tecnopolimeri che le renderanno eco-friendly, tutte le componenti della sella saranno assemblate senza l'utilizzo di materiali collanti e con la possibilità di riciclare il prodotto dopo averlo utilizzato e dopo averne separato adeguatamente le varie componenti.

Loading...

Al Giro d’Italia l’ultima Novus Boost Evo

Per averle sul mercato occorrerà attendere i primi mesi del prossimo anno, ma l'azienda di Asolo continua a mantenere fede al proprio ruolo di innovatrice lanciando alla vigilia della partenza del Giro d'Italia la Novus Boost Evo, evoluzione della sella ideata nel 1994 e pensata per coloro che hanno una rotazione del bacino posteriore e, quindi, necessitano di una sella waved, cioè ondulata. Oltre a questo, saranno anche disponibili nuove funzionalità per il sistema Idmatch, che permette, attraverso precisi strumenti di misurazione, di individuare la taglia della sella ideale e la migliore posizione in bicicletta per ogni ciclista.

Bigolin, una famiglia tutta in sella

«Abbiamo inventato tutto, dalla forma anatomica negli anni ottanta, ai dispositivi per assorbire gli shock e agli inserti in gel nel decennio successivo fino alla fessura che permette un migliore scarico del peso nelle zone più interessate e che mi fu consigliata da un urologo», racconta a proposito delle proprie selle il patron Giuseppe Bigolin, che un mese fa ha festeggiato il suo 80esimo compleanno passando il testimone di un'azienda ancora a conduzione famigliare al figlio Riccardo, mentre l'altra figlia Giuliana è alla guida di un altro marchio storico, Selle San Marco.

I successi del «Pirata»

Nel corso degli ultimi 40 anni le Selle Italia hanno del resto accompagnando fra l'altro le imprese di Bernard Hinault, di Marco Pantani (indimenticabile quella realizzata con l'immagine del “Pirata”), di Miguel Indurain e di Philippe Gilbert fino ad arrivare ai giorni nostri con Mathieu Van der Poel. Il campione olandese ha infatti trionfato nei Mondiali di Ciclocross 2020 proprio cavalcando un nuovo esemplare di Flite Boost.

Nuovo logo, per strizzare l'occhio anche ai più giovani.

«I concorrenti ci hanno sempre copiato le idee, e a Natale non ho mai visto neanche un panettone in regalo!», ha scherzato Bigolin, che in quell'occasione ha anche lanciato il nuovo logo Selle Italia. Il marchio, dalle curve alleggerite, strizza gli occhi a una clientela più giovane e, come sottolineato dal direttore generale, Nicola Baggio, «si colloca all'interno di un piano strategico di sviluppo ben preciso che ha visto Selle Italia implementare e rinnovare il proprio target investendo molto nell'ambito digitale e in politiche commerciali e di marketing volte ad incrementarne la presenza online».

Capitali esterni? Solo con il salto di qualità

Selle Italia significa però anche un'azienda ben radicata nel territorio veneto in cui risiede fin dagli anni 70 (in origine, nel 1897, la sede era a Corsico, alle porte di Milano) e saldamente ancora nelle mani della famiglia Bigolin, a differenza di molte altre realtà del ciclismo italiano che hanno finito per cedere alle sirene di fondi di investimento e private equity. Dalle parti di Asolo non vi sono però preclusioni all'ingresso di eventuali capitali esterni: «I fondi hanno bussato anche alla nostra porta – riconosce Baggio – e se è vero che noi, a differenza di altri, in questo momento non abbiamo particolari necessità, non escludo neanche che in futuro si possano prendere in considerazione alcune offerte. A patto però che queste prevedano piani di sviluppo adeguati e che permettano a Selle Italia di fare un ulteriore salto di qualità sui mercati internazionali». Il futuro, del resto, è nelle due ruote a pedali, a maggior ragione dopo l'epidemia Covid.


Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti