imbarazzo a Bruxelles

Selmayr, Juncker e il caso che delegittima la Commissione Ue

di Giuseppe Chiellino


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Martin Selmayr (Ap)

2' di lettura

Jean-Claude Juncker e Martin Selmayr hanno evitato il peggio, le dimissioni. E questo anche grazie ai buoni uffici di Inge Gräßle, la presidente della commissione parlamentare di controllo sui bilanci, tedesca e della Cdu, che ha lavorato per depotenziare il testo presentato in plenaria. Ma la risoluzione approvata oggi dall’Europarlamento sulla nomina-lampo - e a sorpresa - dell’ex capo di gabinetto di Juncker a segretario generale della Commissione europea il 21 febbraio scorso, è un duro colpo per la credibilità dell’intera macchina comunitaria e lascia al vertice della Commissione due uomini ampiamente delegittimati.

La risoluzione dell'Europarlamento sulla nomina di Selmayr

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Dopo questa vicenda, secondo il Parlamento «simile ad un golpe» per le modalità della doppia nomina di Selmayr prima a vice e pochi minuti dopo a segretario generale, senza che il collegio ne fosse stato in alcun modo informato, «ai limiti della legge se non oltre», l’azione della Commissione Juncker rischia di diventare ancora più affanosa e di impantanarsi. E ciò accade proprio mentre - riforme a parte - almeno tre dossier importanti incombono: il Quadro finanziario pluriennale, Brexit e i rapporti commerciali con Cina e Stati Uniti. Senza considerare gli effetti negativi sull’opinione pubblica, quando invece sarebbe necessario ogni sforzo per contrastare l’«eurodisaffezione» dilagante.

Le otto pagine della risoluzione restituiscono un quadro impietoso di quanto è successo, al pari della risposta immediata e tranchant del commissario responsabile del Budget e delle risorse umane, Günter Oettinger, che ha rifiutato di riaprire la procedura di nomina di Selmayr, chiesta dal Parlamento (punto 22) per assicurare una reale selezione tra i potenziali candidati, dà la misura del contesto. È vero, infatti, che anche per la nomina dei tre precedenti segretari generali si era seguita la stessa procedura, formalmente ineccepibile, ma nessuno di loro - sottolinea il Parlamento - aveva fatto il doppio salto in un colpo solo. Proprio questo uno-due, si legge al punto 17 della risoluzione, «solleva il dubbio che la preventiva procedura di nomina a vice segretario generale... possa non essere servita allo scopo principale di riempire il posto vacante ma piuttosto a permettere il successivo trasferimento (di Selmayr, ndr.) al posto di segretario generale sulla base dell’articolo 7 del regolamento del personale, senza pubblicazione del bando». Più chiaro di così non si poteva: i parlamentari hanno messo nero su bianco ciò che molti hanno denunciato sin da subito e che, a quanto pare, è una delle abilità riconosciute di Selmayr: le regole sono state applicate ma manipolate quanto basta per raggiungere l’obiettivo.

Non c’è dubbio, quindi, che questo caso, su cui peraltro potrebbe essere chiamato a pronunciarsi il Tribunale, peserà sul futuro dell’esecutivo Juncker. E c’è già chi è pronto a scommettere che Selmayr spenderà i 18 mesi che lo separano dalla scadenza a preparsi la strada per essere riconfermato anche dal prossimo presidente.

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