braccio di ferro a Bruxelles

Selmayrgate, Juncker minaccia le dimissioni. Merkel e Macron: serve trasparenza

di Giuseppe Chiellino

(AFP)

4' di lettura

La Commissione europea non ha rispettato la scadenza delle ore 15 di venerdi 23 marzo per dare all'Europarlamento le risposte alle 134 domande formulate dalla Commissione di controllo dei bilanci sulla vicenda Selmayr, deflagrata dopo che il 21 febbraio scorso, con un vero e proprio blitz sulla cui regolarità ci sono fortissimi dubbi, l'ormai ex capo di gabinetto di Jean-Claude Juncker ha ottenuto una doppia promozione che lo ha portato sul gradino più alto della gerarchia amministrativa dell'esecutivo europeo, quello di Segretario generale.

Le risposte arriveranno «molto probabilmente» nel corso di questo fine settimana. Lunedì, infatti, alle 15, la commissione parlamentare di controllo sui bilanci (Cocobu, in gergo comunitario) dovrebbe votare la regolarità del bilancio 2016 dell'esecutivo Ue ma il voto rischia di rimanere ostaggio della nomina del segretario generale: prima di pronunciarsi sul bilancio i deputati vogliono chiarire fino in fondo la vicenda e il voto sul bilancio rischia il rinvio a ottobre.
Un vero e proprio conflitto istituzionale di cui la coppia Juncker-Selmayr porta tutta la responsabilità, con il silenzio complice di quasi tutto il collegio dei commissari. Martedì 27 è prevista l'audizione del commissario al Bilancio, Günther Oettinger.

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«Mi dimetto, anzi no». La tensione è ormai a livelli altissimi, come dimostrano i racconti di quanto è accaduto nei giorni scorsi a Bruxelles dove si è tenuto il vertice dei capi di Stato e di governo. Giovedì 22, nel corso del pranzo del Partito popolare europeo alla vigilia del vertice, Juncker si è lamentato con i vertici del suo partito, il presidente Joseph Daul, e il capogruppo Manfred Weber per il mancato sostegno in Parlamento dal parte del Ppe sulla vicenda Selmayr. Il presidente del Parlamento, Antonio Tajani, non era presente alla scena ma è arrivato subito dopo. Di fronte alla reazione fredda dei colleghi di partito e alle prevedibili contestazioni per aver provocato un conflitto tra le due istituzioni che agli occhi dell'opinione pubblica danneggia la reputazione dell'intera Unione, Juncker – raccontano più fonti - ha reagito male e ha abbandonato in anticipo l'incontro.

Non solo. Secondo la ricostruzione del settimanale tedesco Der Spiegel, a conferma del braccio di ferro in atto nel Ppe, nel corso del pre-vertice del Ppe e alla presenza di Angela Merkel, Juncker avrebbe minacciato di dimettersi, affermando – prima di lasciare la sala - che la nomina del segretario generale è di sua competenza: «Selmayr non se ne va e se se ne va lui, me ne vado anche io». Ieri, però, al termine del vertice Ue, Juncker ha corretto il tiro: «Dato che Selmayr non si dimetterà perché io sono l'unico che può chiedergli di dimettersi, la domanda» sulle mie dimissioni «è irrilevante».

Parole, queste, che capovolgono la regola: il segretario generale cambia quando cambia il presidente. Ma a Bruxelles in questi mesi il clima è questo.
«Senza di lui Juncker è perso». Il settimanale racconta anche un altro episodio significativo: nel corso di una cena organizzata martedì scorso dall'Associazione dell'Industria automobilistica (VDA) il commissario Oettinger ha difeso la nomina invitando i deputati tedeschi dell'Unione (Cdu-Csu) presenti a «non impegnarsi per fare ritirare Selmayr dall'incarico: non fatelo, perché senza di lui Juncker è perso». Un’affermazione che nella sua semplicità conferma la gravità delle distorsioni maturate ai vertici della Commissione europea nel corso della legislatura e di cui la nomina di Selmayr è solo l'atto finale.

L'invito firmato “Clara e Martin”. Un'altra conferma arriva dal modo in cui Selmayr sta interpretando il nuovo ruolo, senza abbandonare del tutto il vecchio. L'invito rivolto agli ambasciatori alla cena di lavoro in Commissione il 14 marzo per il periodico scambio di vedute era firmata da “Clara e Martin”. Come ricorda Il Foglio che ha pubblicato la mail, in genere questi inviti sono firmati dal capo di gabinetto del presidente. Il fatto che abbiano firmato insieme Selmayr e Clara Martinez Alberola (che era la sua vice e lo ha sostituito al gabinetto di Juncker) è un segnale dell'intenzione di Selmayr di non voler mollare il ruolo politico affidato a chi guida lo staff del presidente aggiungiungendolo al nuovo ruolo di capo della struttura amministrativa.

Merkel e Macron: serve trasparenza. Infine, della vicenda sono stati costretti ad occuparsi anche il presidente francese Emmanuel Macron e la cancelliera tedesca Angela Merkel che venerdi, nella conferenza stampa al termine del vertice hanno dovuto rispondere ad una domanda su Selmayr: «Non siamo noi a decidere le nomine. Certo, le procedure devono essere trasparenti. Juncker e
la Commissione europea risponderanno al Parlamento Ue», ha detto la cancelliera che comunque ha difeso il lavoro del burocrate.

Prima di lei aveva fatto lo stesso Macron: «Ho sempre apprezzato la professionalità» di Martin Selmayr, «ha una grande competenza e conosce bene l'Europa. So che c'è una polemica sulle condizioni della sua nomina. Il Parlamento europeo ha lanciato una procedura con 134 domande. Occorre che si segua, sia fatta trasparenza e si tirino le conclusioni alla fine, quando tutti gli elementi saranno stabiliti. Così vive una democrazia».

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