il libro

Sembrava impossibile... Storie di imprenditori vincenti partiti dal nulla

Per capire dove sta andando il nostro Paese, tre giornalisti (Manila Alfano, Giorgio Gandola, Stefano Zurlo) hanno voluto raccontare le storie di 23 imprenditori “partiti da zero” e arrivati al successo grazie a una grande passione e a un grande coraggio

di Dario Ceccarelli


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4' di lettura

Fa bene leggere questo libro. Dà delle speranze. Soprattutto di questi tempi, così inclini al pessimismo e all’idea che tanto il meglio è passato. E che darsi da fare, impegnarsi, è inutile perchè vai a sbattere contro i tanti muri di gomma che ci circondano: quello della burocrazia e dello scetticismo di un Paese che non crede nei giovani. E quello della paura di metterti in gioco perché tutto rema contro.

E invece, dietro la nube del pessimismo cosmico, succedono cose strane. Storie che sembrano inventate dal ministero dell’Ottimismo o che sembrano la classica eccezione che conferma la regola. Per esempio come abbia fatto un ragazzo che ogni anno a scuola rischiava la bocciatura, messo a fare l’aiuto cameriere nel ristorante della mamma, a diventare (secondo Forbes) uno dei trentenni più innovativi e influenti del pianeta.

Davide Dattoli, questo è il suo nome, è l’inventore dei Talent Garden” un network internazionale che con 140 dipendenti fattura 25 milioni. Direte: cos'è un giardino dei talenti? «È un luogo da condividere per tornare alle relazioni reali, fisiche per chi si occupa di digitale», risponde Dattoli. «Per entrare basta un badge. Il Giardino resta sempre aperto sette giorni su sette. L’idea? Che il mio vicino diventi il mio partner per migliorare un mio progetto, un mio business. Abbiamo scuole di formazione. A Milano 500 ragazzi si iscrivono da noi e alla fine del corso il 98% trova lavoro», conclude Dattoli con la sua aria da eterno ragazzo di una community californiana.

Davide Dattoli (Talent Garden): “Lo smart working è la sfida del lavoro del futuro”

Dal digitale alla ristorazione. C'è spazio anche per Marco Di Giusto il brooker della pizza, lo scaramantico inventore di Old Wild West. Non è un fumetto di Tex, ma una catena di ristorazione nota in tutto il mondo perchè fa tendenza contaminando i generi. Portava le pizze, 30 anni prima dei rider. Ora il suo gruppo (Cigierre) ha 360 ristoranti e 6500 dipendenti. Un impero. Ma lui, da buon friulano, dice che «c'è ancora molto da fare».

Un altra storia incoraggiante è quella di Marco Giapponese, 43 anni, tra i protagonisti dell'impresa di successo “Immobiliare. it”, il portale che ha insegnato agli italiani ad acquistare o vendere la casa su internet. Negli anni Ottanta Aveva la passione del computer e non voleva fare il ragioniere. Da qui è venuto tutto il resto: ed è un bel resto visto che la sua parola è “diversificare”. Scrive anche poesie, ma solo per rilassarsi. Meno male.

E vogliamo parlare di Antonio Ferraro, il boss di Eurocoltellerie, 20mila punti di vendita non solo di lame e coltelli? Di origine pugliese, se c'è uno venuto dalla gavetta è proprio lui. Cresciuto in una casa popolare di Baggio, periferia milanese, da una nonna che aveva avuto 18 figli, si accorge presto che se vuole trovare un suo spazio nel mondo deve svegliarsi prima dei suoi coetanei.

«È arrivato l'arrotino...», racconta Ferraro, scherzando ma non troppo. «Abbiamo due capannoni di 6mila metri quadrati ma non riusciamo a crescere di più perchè ci manca la manodopera. Trovare operai è sempre più difficile. Abbiamo anche assunto 2 ex Martinit e molti stranieri. Uno dei capi, bravissimo, è egiziano. Purtroppo quando i giovani sentono che devono fare questo lavoro, ci dicono no grazie. Sinceramente non li capisco perchè da noi, a Novate Milanese, tutti i dipendenti sono in regola. E lavorano in sicurezza vestiti con guanti e grembiuli anti taglio. Ma ai giovani questo lavoro non piace. Pensano al vecchio arrotino e preferiscono starsene a casa a guardare il soffitto o lo smartphone. Contenti loro».

Si potrebbe continuare senza annoiarvi. Come non ci si annoia a leggere Sembrava impossibile “Da 0 a 100. Storie di imprenditori di successo”(Wise Society, 19,90 euro) scritto da tre giornalisti (Manila Alfano, Giorgio Gandola, Stefano Zurlo) che per capire dove sta andando il nostro Paese hanno voluto raccontare le storie di 23 imprenditori “partiti da zero” e arrivati al successo grazie a una grande passione e a un grande coraggio.

Sembrava impossibile. «Per questo - spiega Giorgio Gandola - gli abbiamo dato questo titolo. Sono tutte persone che partono sfavorite. Quasi sempre con bassi titoli di studio perché, per aiutare le famiglie, hanno abbandonato la scuola. Alcuni, quelli più anziani, hanno raggiunto a malapena la quinta elementare. Ma anche i più giovani, come Davide Dattoli, hanno percorsi particolari. Sono curiosi, colgono le novità, e hanno voglia di rischiare in proprio.

Alcuni sono spinti proprio dalla fame, come Giovanni Fileni, marchigiano, 79 anni, un meccanico nato da genitori contadini diventato un formidabile leader della ristorazione bio. Il suo è il terzo gruppo italiano nel settore avicolo, e il primo produttore di carne bianca da agricoltura biologica. Fileni allevava pulcini per aiutare la famiglia. Ora la sua azienda fattura più di 400 milioni all'anno.

Non mancano figure ormai “storiche “come il banchiere Ennio Doris e il re della ristorazione Ernesto Pellegrini, noto anche nel mondo sportivo per aver fatto il presidente dell'Inter negli anni Ottanta prima di Massimo Moratti.

Un altro elemento interessante, in queste biografie, è il basso livello di istruzione dei protagonisti. I laureati sono pochissimi. Non parliamo di master o specializzazioni mirate. Quasi che tra percorso scolastico e successo professionale ci fosse un corto circuito…

«Sì, emerge anche questo elemento», spiega Gandola. «Ora naturalmente si tende ad avere più cultura, ma viene poi meno l’istinto, il coraggio, le doti salienti dei nostri personaggi. Un professore del Politecnico, che ha adottato il nostro libro come testo universitario, lo ha suggerito agli studenti ritenendolo più importante dei testi tecnici. Mi ha fatto molto piacere perché ha dato un senso al nostro lavoro».

Ultima postila necessaria. Tutti i 23 personaggi sono uomini. Perché? Non ci sono donne che si mettono in gioco? «Non è un pregiudizio, anzi», risponde Gandola. «Nel prossimi libro che abbiamo già in programma si parlerà solo di donne imprenditrici e responsabili delle istituzioni che sono riuscite ad arrivare da zero a 100 dovendo gestire non solo la loro impresa ma anche una famiglia, il marito, i figli e una casa. Le donne multitasking che raccontano questi piccoli miracoli quotidiani».

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