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Semiprofessionismo, defiscalizzazione e brand reputation: da dove riparte la Serie C

I 60 club di Serie C versano circa 25 milioni all’anno di ritenute Irpef. Chiedono un alleggerimento e crediti d’imposta per investimenti in vivai e impianti

di Marco Bellinazzo

Dany Carvalho Mota della Juventus U23 e Filippo Scaglia dell’AC Monza in azione (Ansa/Ap)

3' di lettura

Il campionato di Serie C ripartità a gennaio. L’ultima giornata in programma il 21 e 22 dicembre non si è giocata per lo “sciopero” indetto dalla Lega Pro del presidente Francesco Ghirelli di fronte al mancato inserimento nella legge di bilancio di alcuni provvedimenti ritenuti indispensabili per dare maggiore stabilità alla categoria.

Defiscalizzazione
Il semiprofessionismo e la defiscalizzazione sono infatti considerati essenziali e sono stati al centro lo scorso 18 dicembre di un incontro urgente tra il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri e il presidente federale Gabriele Gravina. Un incontro che Ghirelli ha giudicato positivamente, pur chiedendo atti concreti nelle prossime settimane («altrimenti sarò costretto a tagliare anche drasticamente il numero dei club, anche a dimezzarlo, cosa che non vorrei; ricordo che svolgiamo una funzione sociale in un paese sfiduciato, dovremmo essere considerati diversamente», ha spiegato). Attualmente la legge 91 del 1981 mette la Serie C sotto l’ombrello del professionismo. Nel contesto economico così complicato, come quello vissuto dal Paese, negli ultimi 10 anni, questa condizione è ormai insostenibile. Il costo del lavoro dei 60 club di Serie C che perdono complessivamente circa 60 milioni a stagione va alleggerito. Attualmente le società versano circa 25 milioni all’anno di ritenute Irpef. Passando al semiprofessionismo questi oneri contributivi potrebbero essere abbattuti. Ma, come ha sottolineato in più occasioni Ghirelli, non per consentire di pagare di più i calciatori, bensì per porre le condizioni di una crescita sostenibile. La richiesta del presidente della Lega Pro è infatti quella di tramutare questi sgravi in crediti d’imposta per favorire gli investimenti nelle strutture sportive, negli stadi e nella formazione dei giovani.

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Piano di svilupp e brand
Intanto, Paolo Carito, responsabile sviluppo strategico, marketing e commerciale Lega Pro, ha presentato il piano di sviluppo strategico marketing e commerciale 2019-2022. «Il piano strategico e commerciale della Lega Pro - ha illustrato Carito - si sta sviluppando con accordi già raggiunti negli ultimi tre mesi di lavoro. A breve ufficializzeremo alcune partnership e rapporti commerciali con aziende importanti. Con il Presidente Ghirelli abbiamo posto le basi per un progetto Lega Pro di ampio respiro, moderno, di forte impatto e orientato al raggiungimento di importanti obiettivi di breve e più lungo termine. Puntiamo ad una Lega Pro sempre più attrattiva ed a supporto delle società di calcio affiliate alla Serie C». Il piano si focalizza su tre pilastri: identità, posizionamento del brand e sostenibilità economica. Il prossimo 4 febbraio presso la sede della Errea, sponsor tecnico della C, si svolgerà un primo incontro dal titolo «La maglia da gioco: il principale strumento di marketing nel calcio».

Le nuove regole
In questa stagione, rispetto alle tumultose annate precedenti, alcuni miglioramenti si sono visti con maggiori presenze negli stadi e più abbonanti alle tv, e grazie a regole contabili più severe si sono registrati molti meno scossoni societari (con il Rieti salvato in extremis a novembre): le iscrizioni ora vanno completate inderogabilmente entro il 24 giugno; in caso di mancato pagamento degli emolumenti, ritenute Irpef e contributi Inps per due bimestri anche non consecutivi scatta l’esclusione dal campionato; viene istituita una black-list per evitare l’acquisto dei club da parte di soggetti “indesiderabili”. È necessario però sviluppare nuovi progetti economici. Inoltre, decisiva si sta rivelando la scelta di incentivare l’utilizzo di giovani prodotti dal vivaio. Da questa stagione è stata abolita ogni limitazione di età nell’utilizzo dei giovani, ma è stata introdotta una lista con un massimo di 6 calciatori per ogni club, il cui tesseramento sia a titolo di cessione o trasferimento temporaneo da parte di società di A e B. Sono così in aumento i giovani calciatori di proprietà e quelli provenienti dal settore giovanile interno che scendono n campo. «Il 70% delle società che seguono questa strada - ha concluso il presidente della Lega Pro - hanno ricevuto più contributi. Ed è un cambio di cultura che accompagna i nostri club in un processo di patrimonializzazione. Ma occorre fare di più. Con 60 squadre non può esserci una sola fonte di risorse, dobbiamo operare anche su altre, come a esempio quelle europee».

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