Interventi

Semplificazione, prima mossa per regolare il sistema finanziario

di Elena Beccalli e Francesco Cesarini

(Funtap - stock.adobe.com)

4' di lettura

Si parla spesso di regolamentazione della finanza. Ma «perché» regolare è tanto importante?

Lo scopo ultimo della regolamentazione è rendere il sistema finanziario una infrastruttura stabile ed efficiente al servizio dello sviluppo del sistema economico. Senza dimenticare che il costo della overregulation ricade in ultima istanza sul taxpayer, in maniera diretta o indiretta, esplicita o implicita, immediata o differita. Anche per questo motivo tale costo deve essere reso coerente alla utilità attesa dell'intero apparato regolatorio.

Loading...

Proprio su questi aspetti sta per uscire a settembre, sotto gli auspici dell'Associazione Europea per il Diritto Bancario e Finanziario, il volume Il sistema finanziario europeo. Cosa regolare, come regolare, chi deve regolare (Il Mulino, 2021), di cui anticipiamo la parte della nostra presentazione concernente i problemi nazionali, tralasciando le considerazioni che abbiamo accennato a livello di vigilanza sul piano europeo.

Consapevoli che si tratti di una tematica contrastata, con pareri largamente diversi, possiamo comunque ipotizzare la necessità di un percorso di semplificazione.

Guardando al caso italiano, dove politici e regolatori sembrano non aver ancora completamente recepito la convinzione che il sistema finanziario costituisce un tutto unico, rileviamo che l’insieme dell'attività finanziaria è oggi sottoposto alla regolamentazione di non meno di dieci distinti organi a base nazionale.

Il sistema di supervisione si articola nella vigilanza sui singoli intermediari, chiamata microprudenziale, svolta da Banca d’Italia e Banca centrale europea, e nella vigilanza sui rischi presenti nel sistema finanziario nel suo insieme, per questo chiamata macroprudenziale.

A ciò si aggiunge il contrasto al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo, che data la dimensione transnazionale dei fenomeni ha visto un significativo processo di armonizzazione internazionale; esso è svolto dall’Unità di informazione finanziaria (UIF), che opera in condizioni di autonomia e indipendenza all’interno della Banca d’Italia, con il compito di raccogliere le segnalazioni di operazioni sospette, analizzarle e comunicarle alle autorità competenti.

Ancora, il contrasto all’usura, che vede un ruolo della Banca d’Italia oltre che del Fondo di solidarietà per le vittime dell’usura e del Fondo di prevenzione del fenomeno dell’usura.

Ovviamente non vanno dimenticati la presenza e il ruolo distinti di Consob, Ivass, Covip e Autorità garante della concorrenza e del mercato.

Il quadro degli organi, forse non esaustivo, si completa con una lunga serie di protocolli, memorandum e altri strumenti di collaborazione e coordinamento – pienamente noti forse solo agli addetti ai lavori – tra la Banca d’Italia e gli altri organi preposti ai diversi segmenti del sistema finanziario.

Sul piano pratico, un esteso numero di organi finisce per dar luogo ad un assetto burocratico, che allunga i tempi di qualsiasi intervento rendendo di fatto impossibile – o almeno molto difficile – cogliere tempestivamente l'innovazione.

Inoltre, impone agli intermediari, naturalmente solo a quelli regolati (e quindi non agli organismi ascrivibili allo shadow banking e al FinTech), un incremento di oneri organizzativi, adempimenti amministrativi e dotazioni informatiche non strettamente finalizzati al loro business, che potrebbe distrarre risorse dal perseguimento degli obiettivi aziendali o comunque imporre costi non necessari, ad esempio per il ricorso a consulenze specializzate nell’interpretazione e nell’applicazione della normativa.

A nostro avviso, si dovrebbe procedere prioritariamente ad una drastica semplificazione eliminando le disposizioni che abbiano carattere di duplicazione e riducendo il numero degli organi la cui attività, come si è visto, oggi presenta sovrapposizioni.

Un tale indirizzo permetterebbe di condividere e metter a fattor comune le risorse tecniche, le competenze conoscitive e le esperienze che ciascuno dei singoli organi ha accumulato nel tempo rendendo più rapide e uniformi le decisioni e alleviando l'onere che una vigilanza tanto articolata e complessa impone a intermediari e operatori.

Che non si tratti di soluzione facilmente perseguibile, dipende anche dal fatto che ogni organismo presenta un’innata tendenza a difendere a denti stretti o, se possibile, ad allargare, il proprio ambito di competenza e che un accorpamento di organi potrebbe portare a un accentramento di poteri politicamente non desiderabile.

Nel primo degli scritti da noi raccolti, Alessandra Perrazzelli, Vice Direttrice della Banca d’Italia, sottolinea con forza le potenzialità delle tecnologie digitali anche con riguardo alla semplificazione del sistema di controlli e supervisione, che permetterebbe di valorizzare la quanto mai essenziale cooperazione tra autorità di vigilanza e di riconsiderare la ripartizione di competenze tra le stesse.

In un momento come questo in cui è venuta prepotentemente all'attenzione di tutti l'importanza delle tecnologie digitali e in cui si sono presi accordi per cercare di unificare percorsi e processi di digitalizzazione, siamo convinti che tra le cose più importanti da mettere a fuoco, e da risolvere rapidamente, vi sia l'applicazione della digitalizzazione alla semplificazione dei controlli e alla supervisione sui mercati finanziari.

Tanto più che una riforma in tal senso non ci sembra meno importante di altre riforme urgenti ricollegabili al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza per la realizzazione delle quali sembra si stia formando un consenso fino a pochi mesi fa insperato.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti