Decreto Recovery

Semplificazioni, parola alle Camere su opere green: governo va sotto

L’emendamento del M5S che prevede l’intervento del Parlamento sui progetti ambientali necessari per gli obiettivi del Piano nazionale integrato energia e clima è stato approvato nonostante il parere negativo di governo e relatori

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2' di lettura

Decarbonizzazione, spinta al fotovoltaico e all’idrogeno: su tutte le opere green del Recovery il Parlamento nei prossimi mesi potrà dire la sua. Deputati e senatori lamentano da tempo il ruolo troppo marginale che giocano nel rapporto con l’esecutivo. E così oggi le commissioni Affari costituzionali e Ambiente di Montecitorio hanno scelto di imporsi mandando ko il governo durante una votazione sugli emendamenti al decreto legge sulla governance del Piano di ripresa e resilienza. D’ora in poi basteranno i 2/3 dei componenti di una commissione per chiedere al ministero della Transizione ecologica di rivedere le scelte fatte e di confrontarsi con il Parlamento nel merito.

La proposta è stata approvata nonostante il parere negativo di governo e relatori. «Laddove lo richieda almeno una delle Commissioni parlamentari competenti a maggioranza dei 2/3 dei suoi componenti, le tipologie dei progetti individuati nell’Allegato I-bis del presente decreto sono modificabili, con decreto del Mite, previo parere delle Commissioni parlamentari competenti»,si legge nella proposta di modifica.

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Tagliola sui decreti attuativi

La necessità di ampliare i margini di agibilità politica vengono messi nero su bianco anche con un altro emendamento grazie al quale si formalizza in legge la rete per l’attuazione del programma di governo, voluta dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Garofoli, e allo stesso tempo si ottiene un coinvolgimento delle Camere e un monitoraggio costante. L’obiettivo comune è quello di sfoltire le centinaia di decreti attuativi rimasti lettera morta: ne restano - fanno il conto i firmatari della proposta Giuseppe Brescia e Stefano Ceccanti - 630 da adottare e solo al Mef sono bloccati oltre 14 miliardi. A questo si aggiunge la necessità di tagliare le numerose norme di legge ormai superate: sotto la tagliola intanto ne sono finiti 20, considerati del tutto “inutili”.

Via libera solo lunedì

Trovare le intese però non è mai facile e i lavori a Montecitorio in questi giorni sono andati a rilento: il testo avrebbe già dovuto essere all’esame dell’Aula e invece, se tutto andrà per il meglio, otterrà il “primo” via libera solo lunedì.

Al Sud il 40% dei fondi Ue

Tra le poche proposte di modifica approvate, spunta la norma a favore degli investimenti al Sud. Già annunciata dal governo con la presentazione del Pnrr, ora è stata blindata con la traduzione in legge: il 40% dei fondi Ue andrà alle Regioni del Mezzogiorno. Si tratta di una norma “del tutto innovativa”, commenta orgogliosa la ministra Mara Carfagna che vigilerà affinché la misura non resti lettera morta. E condivisione si è registrata in commissione, dopo un acceso dibattito, anche per 40 milioni in più all’anno contro il dissesto idrogeologico in Calabria.

Rinviate le modifiche al Superbonus

Niente da fare invece per le modifiche al Superbonus, rinviate all’autunno, così come resta in stand-by la partita sul 5g: l’emendamento di Iv che propone di alzare i limiti di campo elettromagnetico della nuova tecnologia, adeguandola ai tetti europei, resta parcheggiato in attesa del parere del governo che si mostra ancora diviso.


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