STUDI LEGALI 2020 - Immobiliare

Sempre più finanza nel real estate

La consulenza per le transazioni su grandi progetti tende al «chiavi in mano» con team multidisciplinari tra urbanistica, ambiente e fiscalità. Logistica e delivery sono i settori più promettenti

di Laura Cavestri e Paola Dezza

default onloading pic

La consulenza per le transazioni su grandi progetti tende al «chiavi in mano» con team multidisciplinari tra urbanistica, ambiente e fiscalità. Logistica e delivery sono i settori più promettenti


4' di lettura

L’evoluzione del real estate tra smart working, crescita della logistica (in particolare in settori nuovi come gli spazi piccoli di delivery in città) e brusca frenata del mercato degli hotel - che nel 2019 era stato il settore sotto i riflettori - detterà l’agenda anche degli studi legali che nel mercato immobiliare hanno investito con divisioni ad hoc.

L’assistenza legale nel settore è diventata negli anni sempre più complessa e strutturata, passando da operazioni di acquisizione a transazioni complesse, molte anche relative ad asset distressed, un’evoluzione che ha portato con sé maggiore competizione e la concorrenza di società di advisory che si sono proposte per alcuni servizi prima appannaggio dei legali.

SCOPRI GLI STUDI LEGALI PIU' SEGNALATI 2020

«Negli ultimi due o tre anni il trend in accelerazione vede gli studi legali impegnati soprattutto in attività ad alto valore aggiunto, mentre servizi più esecutivi come le due diligence vengono in genere effettuati da altre società - spiega Federico Sutti, Italy managing partner dello studio Dentons -. Pertanto gli studi legali si concentrano su deal più complessi con temi urbanistici, asset distressed e non sulle compravendite standard». A cambiare lo scenario la presenza sempre più consistente di operatori internazionali, che lo scorso anno hanno rappresentato oltre il 70% dei capitali investiti nell’immobiliare italiano su oltre 12 miliardi di volumi.

«Le aspettative dei fondi di private equity stranieri sono di trovare team legali multidisciplinari con competenza ad ampio spettro, su aspetti ambientali, fiscali e così via - continua Sutti -. Tanto che spesso le operazioni vengono gestite quasi “chiavi in mano” dallo studio». Questo per i grandi deal. «C’è poi un mercato importante di operazioni medio-piccole, sotto 20-30 milioni, con molti operatori italiani» conclude.

In questo contesto bisogna poi tenere presente i cambiamenti del ciclo e delle preferenze degli investitori. La logistica, che qualche anno fa era un settore di nicchia con rendimenti nell’ordine del 9%, oggi arriva al 5% e viene ricercata da tutti. Hanno perso, invece, appeal il retail e i centri commerciali in primis. Una incognita resta l’ospitalità, ma alcune operazioni si stanno definendo anche oggi.

Inutile negare che negli ultimi tre mesi si è registrato un calo molto forte delle transazioni. «Ci sono molte operazioni on hold - spiega Olaf Schmidt, partner e managing director di Dla Piper -. In questo momento le banche sono prudenti nei finanziamenti, anche nel settore logistica nel quale si chiudono ancora operazioni perché non è considerata una asset class a rischio». E conclude: «Stiamo facendo molta consulenza di asset management». Al momento non prendono forma nuove operazioni, anche perché c’è attesa per un assestamento dei valori, in termini chiaramente di repricing. Un tema sottolineato da Marzio Longo, partner di Greenberg Traurig Santa Maria. «Mi aspetto che l’immobiliare resti una asset class di investimento interessante nel panorama globale - spiega Longo -. Adesso si portano avanti operazioni abbozzate o definite, ma quando ricominceranno le transazioni è probabile che assisteremo a un repricing. Negli anni 2010-2012 il repricing non arrivava mai, c’era riluttanza a riconoscere la necessità di rivedere i prezzi al ribasso. Il rischio c’è anche adesso, ma credo che la fase interlocutoria avrà vita più breve perché all’epoca gli investitori erano prevalentemente italiani, restii a vendere a sconto, mentre oggi sono presenti nel nostro Paese soprattutto grandi investitori internazionali». Ed è inevitabile che il mercato riprenda vista l’elevata liquidità in circolazione.

Vanno avanti comunque trattative sulla logistica e in qualche caso anche sugli hotel, nonostante sia il settore, insieme al retail, da subito colpito dalla chiusura scelta come strada per contrastare la pandemia. «Il lockdown non ha determinato l’ interruzione della consulenza, ma cambiato il modo di lavorare - spiega Longo -. Stanno andando avanti soprattutto operazioni che prevedono l’acquisizione di asset soggetti a investimenti di capitale molto importanti. I closing saranno attorno all’estate e poi in molti casi ci vorranno due anni di lavori per la trasformazione. Progetti di medio termine che diventeranno operativi quando speriamo tutti che il Covid sia solo un ricordo».

«In Italia resiste un forte risparmio privato delle famiglie che dalla Borsa potrebbe guardare con rinnovato interesse al mattone – spiega Bruno Santamaria, titolare dell’omonimo studio legale associato –. Inoltre, non mancano investitori e costruttori. Mentre è la burocrazia che spesso ostacola l’intraprendenza». Tante persone, poi, «in questo lockdown forzato – ha proseguito Santamaria – si sono accorte di vivere in case che non soddisfano bisogni e aspettative. Quindi ci sarà una rinnovata domanda, alla quale, ad esempio, la legge regionale lombarda sulla riqualificazione delle aree, può dare una risposta senza ulteriore consumo di suolo». Per l’avvocato «è essenziale che i servizi legali puntino all’iper specializzazione e alla conoscenza del territorio. Per non limitarsi a dare una risposta “competente” a una domanda del cliente, ma per delineare delle proposte, degli scenari, delle prospettive di sviluppo, andando anche oltre l’idea iniziale del cliente e fornendogli, dunque, quel valore aggiunto che qualifica il servizio professionale» .

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti