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Sempre più professionisti continuano a lavorare dopo la pensione

Dal report annuale elaborato dall’associazione delle Casse di previdenza emerge un incremento del 10% tra il 2020 e il 2021

di Matteo Prioschi

Un terzo dei pensionati italiani ha meno di mille euro al mese

I punti chiave

  • Più giovani e anziani
  • I gap reddituali
  • Patrimonio in crescita

3' di lettura

Patrimonio in aumento e un numero crescente di professionisti che, una volta raggiunta la pensione, continuano a lavorare. Il dodicesimo rapporto Adepp sulla previdenza privata, cioè quella delle Casse di previdenza dei liberi professionisti, presentato il 13 dicembre, conferma alcune costanti e trend in atto da qualche anno, ma anche qualche novità.

Il sistema della previdenza privatizzata conta, a fine 2021, 1,7 milioni di iscritti attivi, 11,4 miliardi di euro di entrate contributive e 7,7 miliardi di uscite a fronte di 600mila prestazioni previdenziali erogate. Nel totale degli iscritti si contano, sempre alla fine dell’anno scorso, 110mila pensionati attivi, cioè oltre il 10% in più rispetto al 2020 e il 157% sul 2005 (le variazioni della platea, considerando anche i contribuenti non ancora pensionati, sono, invece, +1,14% e +29,89%).

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Più giovani e anziani

La crescita degli iscritti totali, secondo Adepp, si spiega con l’ingresso di giovani e al contempo con il pensionamento ritardato (anche per l’aumento dei requisiti in alcuni casi) dei più anziani. Inoltre c’è stato il fenomeno dei pensionati che proseguono l’attività «non per necessità - ha commentato Alberto Oliveti, presidente dell’associazione - in quanto questi professionisti ricevono, nella maggior parte dei casi, degli assegni previdenziali adeguati. Mentre nel sistema pubblico c’è la tendenza ad andare in pensione prima possibile, in quello privato si cerca di rimanere nel mondo del lavoro. Siamo di fronte a un nuovo fenomeno con ricadute positive, perché queste persone continuano a contribuire favorendo la sostenibilità delle Casse».

Una tendenza che comporterà la necessità di adeguare continuamente il welfare erogato da questi enti, che peraltro negli ultimi anni è stato sviluppato anche per far fronte alle emergenze innescate dal Covid-19. Come evidenziato dalla vicepresidente Adepp Tiziana Stallone, nel 2021 sono stati erogati 630 milioni di euro, mentre per il 2022 si prevede di arrivare a 530 milioni, articolati tra assistenza, sostegno alla professione, supporto alla ripresa e attività sussidiaria (bonus, reddito di ultima istanza, esonero dei contributi).

I gap reddituali

Quanto ai trend confermati, c’è il calo della quota dei giovani, anche se negli ultimi anni meno sensibile, e contestualmente la crescita degli over 60; l’incremento del peso delle donne (30% nel 2007, 42% nel 2021) che però continuano a guadagnare in media sensibilmente in meno degli uomini, ma anche a lavorare meno ore; il gap reddituale territoriale, con i professionisti del Sud che in media incassano la metà di quelli del Nord (23.689 contro 44.562 euro) e quelli del Centro che si collocano a metà strada (35.932 euro); gli under 40 che guadagnano meno della metà degli over 50.

Patrimonio in crescita

Altro elemento di continuità è la crescita del patrimonio complessivo delle Casse di previdenza associate all’Adepp. Tra il 2020 e il 2021 è passato da 100,7 a 107,9 miliardi di euro ma nel 2013 era di 65,6 miliardi. Un incremento che è andato di pari passo con una evoluzione degli strumenti utilizzati: la quota di immobili di proprietà è crollata in otto anni, mentre è aumentato il ricorso ai fondi di investimento. «Grande diversificazione dei patrimoni degna delle migliori best practice internazionali - ha sottolineato Giuseppe Santoro, vicepresidente Adepp - realizzata con policy e strutture che hanno consentito investimenti in economia reale sia in Italia che all’estero, con criteri di responsabilità e sostenibilità». Risultati ottenuti a fronte della tassazione del 26%, che nel solo 2021 ha comportato tasse per 695 milioni di euro sulla sola gestione mobiliare, e che se fosse ridotta al 20%, come da auspicano le casse, «consentirebbe di liberare non meno di 100 milioni di euro da destinare a progetti specifici sul private equity sul venture capital o sul welfare in cofunding o co-governance con alcuni partner».

IL PATRIMONIO DEGLI ENTI PREVIDENZIALI
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