l’ostruzionismo del carroccio

Senato, la Lega fa mancare numero legale: quali sono le commissioni a rischio

In molte commissioni la maggioranza conta su numeri esigui. Nella Affari costituzionali al Senato, ad esempio, su 25 componenti i membri della maggioranza sono 14. E ci sono 11 presidenti leghisti tra Camera e Senato pronti a ostacolare l'attività parlamentare del nascente governo giallorosso

di Andrea Gagliardi


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2' di lettura

A palazzo Madama martedì 24 per due volte consecutive i leghisti sono riusciti a bloccare il lavori facendo mancare il numero legale in commissione Affari costituzionali. A detta di Roberto Calderoli sono le prove generali del minacciato Vietnam: «I signori della maggioranza di Palazzo - ha detto - impareranno cosa significa avere la Lega all’opposizione. E questo è solo l’inizio». Interpretazione dei fatti smentita però dai Cinque Stelle: «Calderoli fa propaganda. Non eravamo in Commissione - ha spiegato la senatrice del Movimento Alessandra Maiorino - solo perché avevamo un'assemblea».

Sta di fatto che in molte commissioni la maggioranza conta su numeri esigui. Nella Affari costituzionali al Senato, ad esempio, su 25 componenti i membri della maggioranza sono 14. E ci sono 11 presidenti leghisti tra Camera e Senato pronti a ostacolare l'attività parlamentare del nascente governo giallorosso.

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Si tratta di presidenze strategiche. Al Senato Alberto Bagnai presiede la Finanze, così come Stefano Borghesi gli Affari costituzionali, chiamata a esprimere pareri su gran parte dei provvedimenti e nella quale approderà l'eventuale riforma elettorale. E ancora, sempre a Palazzo Madama, ci sono la Giustizia (Ostellari), la Difesa (Tesei), l'Istruzione (Pittoni) e l'Agricoltura (Vallardi). Oltre alla Bilancio (Bagnai), alla Camera la Lega guida Ambiente (Benvenuto), Trasporti (Morelli), Attività produttive (Saltamartini), Lavoro (Giaccone).

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Un plotone che farà certamente valere tutte le prerogative assegnate e riconosciute ai presidenti. Sono loro a dirigere i lavori, il calendario, i tempi della discussione oltre ad avere un ruolo decisivo sull'ammissibilità degli emendamenti. E non c’è modo di indurli a fare un passo indietro dopo l’insediamento del Conte bis e il cambio di maggioranza. Per regolamento, tanto di Montecitorio che di Palazzo Madama, infatti, l'eventuale rinnovo delle Commissioni può avvenire non prima di un biennio. Se ne riparlerà quindi tra circa un anno.

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