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Sensazionali restituzioni, ma l’Italia ha una politica culturale estera?

I reperti archeologici restituiti da New York lo scorso dicembre sono in mostra al nuovo Museo dell'Arte Salvata, presso il Museo Nazionale Romano, che celebra l'operato dei Carabinieri TPC

di Giuditta Giardini

Vetrina con materiali archeologici restituiti da New York all'Italia lo scorso dicembre 2021.

3' di lettura

È stato inaugurato mercoledì 15 giugno presso l'Aula Ottagona delle Terme di Diocleziano, il Museo dell'Arte Salvata, un museo che ospita le opere più belle delle restituzioni. A fare gli onori di casa è stato il direttore del Museo Nazionale Romano, Stéphane Verger, che si è definito entusiasta dell'iniziativa. Il direttore Verger è, infatti, rimasto al museo dalla mattina fino alla chiusura pomeridiana dimostrando un grande interesse per i materiali esposti e la loro storia. Ad intervenire alla conferenza stampa sono stati il Ministro Dario Franceschini (di fretta a per l'anticipazione del consiglio dei Ministri) che ha semplicemente rimarcato come il traffico illecito sia “una perdita significativa per il patrimonio culturale di un paese, perché espressione della sua memoria storica, dei valori collettivi, e dell'identità del popolo”. Dopo di lui è intervenuto il Generale Roberto Riccardi, Comandante Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale che ha ringraziato il Procuratore Colonnello Matthew Bogdanos, capo dell'Antiquities Trafficking Unit (ATU) presso la Procura Distrettuale di New York a cui si devono tutti i sequestri in sala operati su suolo statunitense e attivati da indagini congiunte TPC-HSI-ATU (DANY).

Vetrina con materiali archeologici restituiti da New York all'Italia lo scorso dicembre 2021.

La collaborazione

Il direttore generale dei Musei, Massimo Osanna, ha chiuso la conferenza stampa spiegando come avverrà il turnover degli artefatti. Ad oggi, esposti in nove vetrine, sono circa 101 pezzi, quasi tutti provenienti da sequestri operati a New York. Il 15 ottobre i pezzi esposti lasceranno il posto a nuovi oggetti e saranno distribuiti nel territorio a seconda dell’origine dell’artefatto (laddove ipotizzabile) o, se rubati da un museo, torneranno al museo di provenienza. “Non siamo sicuri dove siano avvenuti gli scavi clandestini,” ribadisce Osanna “ma possiamo ipotizzare che vengano dall'area di Taranto o Matera”. Osanna spiega come “Matera riceverà molti pezzi” anche se nessuno dei pezzi, per l'area di ingerenza del trafficante (quasi tutti i materiali esposti sono stati trafficati da Edoardo Almagià attivo nell'Italia centrale) sembra provenire dall'area di Matera. Questo museo definito “dinamico” dal direttore generale dei Musei ha un peso anche “per la ricerca, la valorizzazione e soprattutto la didattica” e aggiungerei che è un potente strumento di deterrenza.

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Vetrina con materiali archeologici restituiti da New York all'Italia lo scorso dicembre 2021.

La politica culturale estera

È già stato scritto su queste pagine come un museo che racchiuda pezzi provenienti da differenti parti d'Italia si ponga in contrasto con l'idea del sistema museo-diffuso (così chiamato da Antonio Paolucci e Salvatore Settis) che vuole contestualizzare l'opera d'arte nel paesaggio in cui questa è stata concepita o comunque da cui l'opera proviene. Per fare appiglio a categorie a noi note potremmo dire che l’istituzione è, in scala, un museo universale dell'arte salvata. L'intento del museo, a ben vedere e a ragione, è quello di celebrare l'operato dei Carabinieri TPC che da soli portano avanti le indagini sui casi di scavo clandestino e traffico di reperti; educano i magistrati di volta in volta assegnati a casi di traffico illecito e che di traffico illecito poco o nulla sanno e disegnano la politica estera del Ministero dei Beni Culturali.

Vetrina con materiali archeologici restituiti da New York all'Italia lo scorso dicembre 2021.

Nel 2022, è difficile capire, dall'esterno, cioè fuori dalla stanza dei bottoni, quale sia la strategia o comunque la politica culturale estera del Ministero della Cultura che con una mano, quella della giustizia (TPC e Procure straniere), restituisce opere d'arte e con l'altra firma accordi di prestiti a lungo termine (Argenti di Morgantina? Forse Atleta di Fano?) o accetta pesanti termini di accordi bilaterali che riguardano gli beni culturali del paese. Sul punto non pare siano stati realizzati studi, report, né improntati piani d'azione o se questi sono stati fatti non sono stati resi pubblici, non c'è discussione su questi temi. La politica culturale estera italiana che se ben fatta potrebbe giovare al paese è oggi sottratta al dibattito pubblico. I vari ripensamenti del MIC dovuti alla staffetta dei governi succedutisi ha delegato il ruolo di ambasciatori culturali italiani ai Carabinieri, il Ministero all'ombra di questa macchina potente è immobile o forse disinteressato.

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