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Sentimenti d’agosto

In libreria “La classe di agosto” di Adriano Ossola

di Armando Torno

2' di lettura

Achille Campanile nel 1930 pubblicava dall'editore Treves (che poi diventerà Garzanti) il romanzo umoristico “Agosto, moglie mia non ti conosco”. Riprendeva, con questo titolo, un proverbio diffuso in molte parti d'Italia e anche d'Europa.

E' una vecchia storia che si ritrova nella letteratura occidentale a cominciare da Esiodo, in un tempo tra la fine dell'VIII e l'inizio del VII secolo prima di Cristo: il poeta greco testimonia che in estate le mogli sono calde e i mariti spossati, tanto da consigliare al sesso forte come rimedio il vino di Biblo. E cose simili ricorda un altro poeta, Alceo, un secolo più tardi.

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Agosto, che è poi l'ultimo mese dell'anno perché il periodo lavorativo e scolastico comincia a settembre, oltre a essere caro alle vacanze e ai proverbi non abbandona la letteratura. La prova eccola in un libro – doveva essere un saggio e poi si è trasformato in romanzo – dal titolo “La classe di agosto” (Leg, pp. 144, euro 14).
L'autore è Adriano Ossola, insegnante e consulente da decenni di una casa editrice, uomo-macchina e anima del festival di storia di Gorizia, diventato ormai il più prestigioso in Italia.
“La classe di agosto” è una riflessione sulla vita scolastica che si sviluppa prestando attenzione ai sentimenti; anzi, potremmo definire il libro un viaggio sentimentale nel mondo della scuola, realizzato ricorrendo a un continuo raffronto tra passato e presente, tra ricordi e attualità. E' una dimensione narrativa che permette di fotografare la vita nei banchi, ma anche dietro ad essi.

Marco Vasta, il protagonista di queste pagine, è un insegnante che sta vivendo una crisi personale. Tuttavia, egli proietta nel mondo della scuola tutti i possibili riscatti. Il libro incrocia due itinerari biografici, quello del professore e quello di una famiglia di lontane origini istriane che sta vivendo una triste situazione. La sventura si è accanita: il figlio primogenito muore con un tumore fulminante al cervello, la figlia minore (che è nella classe di Vasta) sceglie di autodistruggersi con la droga.

Il titolo è giustificato dal fatto che i continui pensieri di Vasta sullo scorrere del tempo (agosto è una metafora del flusso che si sospende) si fermano sovente in questo mese; tuttavia Agosto è anche il nome di uno degli studenti prediletti dall'insegnante.

L'insieme è una riflessione sulla vita, sul male, su quanto i ricordi possano aiutare a lenire i dolori del presente. Su tutto emerge però quella magia del contatto che in ogni aula scolastica si crea tra chi insegna e chi impara.

Questo è il primo libro di Adriano Ossola, che comunque ne ha fatti scrivere e consegnati alle stampe centinaia. In tali pagine egli riflette con l'aiuto della filosofia, mentre in editoria si occupa quasi esclusivamente di storia. Se tra le due discipline c'è un legame, come testimoniava Hegel e ripetevano gli idealisti, lo scoprirà il lettore.

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