SCENARI

Sentinel e Galileo leader globali di tecnologia

Stati Uniti, Russia e Cina in competizione con i satelliti europei per il business del cibo del futuro

di Leopoldo Benacchio

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Sentinelle spaziali. I satelliti Sentinel-2 del programma europeo Copernicus dell’Esa, lanciati nel 2015 e nel 2017, monitorano la superfice terrestre con i loro sensori ottici e forniscono immagini della copertura vegetale, del suolo e dell’acqua, nonché informazioni in caso di emergenze. I dati sono acquisiti anche dal Centro spaziale di Matera di e-Geos

Stati Uniti, Russia e Cina in competizione con i satelliti europei per il business del cibo del futuro


3' di lettura

Nel 2050 la Terra, si prevede, avrà una popolazione di 10 miliardi di persone e secondo studi dell’Onu occorrerà almeno raddoppiare la produzione di cibo proveniente dalla agricoltura.

Una sfida notevole e per vincerla avremo bisogno di strumenti del tutto nuovi da affiancare a quelli tradizionali: i satelliti e il loro uso sono una delle chiavi di volta per entrare nel nuovo capitolo dell’agricoltura digitale, digital farming, che prevede l’utilizzo delle tecnologie più avanzate per l’agricoltura. Hardware, quindi satelliti, aerei, droni e computer in prima linea, ma anche software: analisi dati e incrocio di sorgenti diverse, si va verso i big data anche qui.

Il suolo che può essere dedicato all’agricoltura è sempre di meno, anche in considerazione dell’aumento della popolazione che richiede abitazioni, strade, industrie, le condizioni del pianeta Terra poi sembrano critiche per l’utilizzo intensivo di riserve fossili, atmosfera inquinata a livello planetario, perdita della diversità biologica e scarsità di acqua, solo per citare alcuni punti critici. Non dovremo quindi solo produrre più prodotti agricoli, ma anche, e verrebbe da dire soprattutto, dovremo farlo in modo sostenibile, parola molto usata oggi per indicare una modalità non troppo facile da perseguire in questo campo.

I satelliti di rilevamento del suolo, come la costellazione europea Sentinel 2 che offre capacità e caratteristiche al top della categoria, permettono di analizzare i singoli campi, sorvegliarli nel tempo, capire dove, quando e quanto aumentare o diminuire l’irrigazione, entro aree di 10 metri quadri o meno, aiutano nel considerare l’uso dei fitofarmaci e concime. In pratica l’agricoltore può avere in ogni momento una sorta di mappa digitale dettagliata dei suoi campi con le esigenze delle colture.

Lo studio e utilizzo delle serie temporali di immagini prese dai satelliti che sono in orbita da tanto tempo rappresenta poi uno strumento formidabile per capire l’andamento delle colture nel tempo, basta pensare alle montagne di informazioni contenute negli archivi americani della costellazione di satelliti Landsat, che vanno indietro di decine di anni.

Le informazioni ottenute dallo spazio possono essere poi integrate con quelle provenienti dagli aerei, che effettuano un monitoraggio delle stesse aree a quota enormemente più bassa, massimo 10 chilometri contro i 786 nel caso dei Sentinel-2, che riescono a inquadrare la stessa area di terreno con lo stesso angolo di incidenza ogni 5 giorni nell’area del Mediterraneo.

Vengono usati più satelliti per il digital farming. Fondamentali quelli per il posizionamento globale, la costellazione europea Galileo è al momento la migliore fra gli ormai tanti sistemi esistenti, americani, russi e cinesi. Il sistema permette di avere la posizione di un punto al suolo con grande precisione, centimetri, e potrà essere utilizzato per guidare le macchine agricole in modo autonomo: in altre parole potremo vedere trattori che arano da soli sorvegliati da satelliti. Fatica e azioni ripetitive alleviate.

Ma c’è di più, visto che occorre sia utilizzare meno acqua, sementi, fitofarmaci e concimi, che individuare nuovi terreni per la coltivazione, capitolo molto arduo da aprire ma fondamentale. Per capirlo basta pensare che il 75% dei Paesi al mondo non ha un catasto terreni e l’uso congiunto dei satelliti di telerilevamento e di posizionamento sembra l’unica possibilità per ottenere una mappatura del suolo, dove serva, in tempi non biblici.

Il campo si estende anche alla gestione delle foreste, per verificarne lo stato di salute, l’espansione o diminuzione, le conseguenze dell’andamento stagionale delle precipitazioni, oggi sotto osservazione per i cambiamenti non tanto nella quantità annuale ma nella distribuzione delle piogge nel corso dei mesi, che sembrano concentrarsi sempre più in pochi eventi violenti.

La domanda finale è comunque sempre la stessa, quando si parla di nuove tecnologie e della loro introduzione: gli utenti, in questo caso gli agricoltori, qualunque sia la dimensione dell’impresa agricola, saranno in grado di prendere il timone e guidare la nave? Al momento il digital farming riguarda poche unità percentuali della produzione italiana, ma si espande e deve farlo rapidamente, anche perché in Italia siamo fra i migliori al mondo, in queste nuovo approccio all’antichissimo mestiere del lavoro dei campi.

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