LOCAZIONI COMMERCIALI

Senza cedolare affitti commerciali in crisi. Salvi quelli del 2019

Solo per i contratti di affitto dei negozi stipulati nel 2019 resta la cedolare secca sino alla scadenza. Ma Confedilizia punta sul milleproroghe

di Saverio Fossati


default onloading pic

2' di lettura

Chi ha avuto ha avuto e chi ha dato ha dato. Questa la morale, un po’ brutale, dell’esperimento tentativo nel corso del 2019 applicando la cedolare secca del 21%, anziché le imposte di bollo e di registro e L’irpef sulle locazioni commerciali. Confedilizia ha tentato con tutte le sue forze di inserire una proroga almeno per il 2020 nella legge di Bilancio 160/2019 ma senza successo, e ora ci sta riprovando con la conversione in legge del Dl “milleproroghe”: «La cancellazione della cedolare per i negozi è una scelta talmente priva di senso che nessun esponente del Governo ha trovato modo di abbozzare una qualche spiegazione - dice Giorgio Spaziani Testa, presidente di Confedilizia -. Certo, la decisione del precedente Esecutivo di limitare la misura ai soli contratti stipulati nel 2019, oltre ad essere criticabile nel merito, ha avuto pure l'effetto di facilitare il compito della nuova maggioranza (nella componente Cinque Stelle, peraltro, rimasta immutata). Ma la responsabilità che si è assunto chi ha negato la prosecuzione di un regime fiscale nato per arginare la strage di locali commerciali, è gravissima. Anche su questo punto siamo tornati alla carica nella nostra audizione alla Camera di giovedì 16 gennaio».

Per chi stipula oggi
La situazione, quindi, è chiara: che ha stipulato contratti di locazione per negozi di categoria catastale C1, dopo il 31 dicembre 2019, applica le solite regole fiscali: imposta di registro al 2%, imposta di bollo a 16 euro per foglio di 4 facciate e, naturalmente, imposte sui redditi ad aliquota variabile (con deduzione a forfait del 5 per cento) più le addizionali regionali e comunali.

La differenza con la cedolare è, in media, di circa il doppio. La differenza è evidente se diamo un’occhiata a questi tre esempi

Considerando per esempio un locatore privato (soggetto a Irpef e con 75mila euro di reddito da altre fonti) che affitta a 50mila euro annui un negozio in zona Repubblica a Milano, semicentrale in zona abbastanza pregiata, (con 75mila euro di reddito da altre fonti), la sua aliquota Irpef è del 43% (sul 95% del reddito da locazione). Discorso analogo per l'addizionale regionale (l'aliquota è dell'1,74%) e comunale (aliquota dello 0,8%). Se aggiungiamo l'1% di imposta di registro (500 euro) e 16 euro di bollo arriviamo a oltre 23mila euro di tasse, più del doppio dei 12.500 euro che pagherebbe con la cedolare secca del 21 per cento.

I «vecchi» contratti
Musica decisamente più dolce per chi ha avuto la fortuna di stipulare un affitto commerciale nel corso del 2019 (e che potrebbe tornare a echeggiare anche nel 2002 se la proroga venisse approvata in qualche norma).
L'affito deve riguardare un fabbricato C1 (l’unica categoria catastale ammessa, sono quindi esclusi alberghi, uffici e laboratori) non superiore a 600 metri quadrati, escluse le pertinenze.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...