L'ad di bayer in italia

«Senza data scientist, li abbiamo formati noi»

Avanza industria 4.0: urgente un riallineamento dell'offerta formativa


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Monica Poggio Amministratore delegato di Bayer in Italia, presidente dell'Its Lombardia Meccatronica, oltre ad essere referente per la valorizzazione degli Its per Confindustria Lombardia

2' di lettura

«Abbiamo incontrato difficoltà nel selezionare profili esperti in analisi e gestione dei dati da inserire in azienda. Le faccio un esempio. Dopo aver cercato a lungo data scientist per il settore produttivo, abbiamo aperto ai laureati in matematica, e poi sono stati formati internamente».

Monica Poggio è ad di Bayer, presidente dell’Its Lombardia Meccatronica, oltre ad essere referente per la valorizzazione degli Its per Confindustria Lombardia. Il tema del mismatch «è serio», sottolinea: «Per questo, ritengo quanto mai urgente un riallineamento dell’offerta formativa terziaria con le esigenze del mondo aziendale e produttivo. Servono più laureati, in particolare in discipline Stem, e più diplomati Its proprio per venire incontro alla fame di tecnici da parte delle aziende», oggi alle prese con la rivoluzione imposta da Industria 4.0. «Gli Its hanno bisogno di più risorse e di un quadro normativo di riferimento più definito».

La Bayer, che in Italia ha 1.700 dipendenti e sviluppa un fatturato di circa un miliardo, casa madre a Leverkusen in Germania, inserisce in organico prevalentemente giovani e a livello mondiale investe molto in ricerca e sviluppo: «Parliamo di più di cinque miliardi - aggiunge Poggio -. Oltre ad altri due miliardi per le innovazioni di processo e di tecnologia».

Nei colloqui di selezione, accanto alle competenze specialistiche, si valutano anche l’abitudine, da parte del candidato, a lavorare e interagire in contesti internazionali; la padronanza della lingua inglese, e la mobilità geografica, soprattutto verso l’estero. «Sono skill che credo possano essere acquisite già durante la scuola secondaria - spiega l’ad di Bayer -. I programmi di alternanza scuola-lavoro vanno rilanciati, e occorre spingere, fortemente, sull’orientamento, fondamentale per i ragazzi. Considerando, inoltre, che nella nostra azienda per qualsiasi profilo occorrono in media 5/6 mesi di formazione mirata dopo l’inserimento, è opportuno a mio avviso che l’esecutivo agevoli le forme di flessibilità, rimuovendo gli attuali vincoli normativi. Penso, soprattutto, ai contratti a termine, da rendere meno rigidi, e all’apprendistato, che ha tutte le carte in regole per diventare uno dei principali canali d’ingresso per i giovani».

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