FOCUS IDOS-ASSINDATCOLF

Senza programmazione flussi di ingresso in 7 anni persi 210mila posti nel lavoro domestico

La mancata programmazione dei flussi di ingresso pesa sul lavoro domestico, il settore dei servizi nel quale la presenza di immigrati è in assoluto più alta. Su 859.233 colf e badanti regolarmente censiti negli archivi Inps a fine 2018, 613.269 erano immigrati. C’è poi un’altro tema: in uno studio dal titolo provocatorio (“Gli stranieri ci rubano il lavoro”) la Fondazione Leone Moressa sottolinea che italiani e stranieri fanno lavori diversi e sostanzialmente complementari

di Andrea Carli


Minori e soli, 70mila migranti cresciuti in Italia

5' di lettura

Andare oltre la logica dei “decreti flussi”. Tornare a una programmazione dei flussi di ingresso, prevedendo quote dedicate a reali nuovi ingressi di lavoratori non stagionali, e modificando anche il sistema di rilevazione del fabbisogno, affinché prenda in considerazione, oltre alle esigenze delle imprese, anche quelle delle famiglie, superando così una delle tante contraddizioni di una gestione miope.

È la proposta che Assindatcolf, l’Associazione nazionale datori di lavoro omestico e il centro studi e ricerche Idos avanzano nel “Focus lavoro domestico e programmazione dei flussi di ingresso” del Dossier statistico immigrazione 2019, presentato oggi, 11 novembre a Milano. Un suggerimento che arriva in un momento in cui il dibattito sulle quote di ingresso si è acceso, sia in Italia sia all’estero: basti pensare, in questo secondo caso, la “svolta” francese con la riforma delineata di recente dal presidente Macron, che prevede un sistema di quote per i cosiddetti “migranti economici”.

DAL 2013 AL 2019 ZERO NUOVI INGRESSI PER LAVORO DOMESTICO

Andamento dei flussi di ingresso dal 2008 al 2019 (Fonte: rielaborazioni Assindatcolf su dati ministero Interno)

DAL 2013 AL 2019 ZERO NUOVI INGRESSI PER LAVORO DOMESTICO

In sette anni persi 210mila posti nel lavoro domestico
La mancata programmazione dei flussi di ingresso pesa sul lavoro domestico, il settore dei servizi nel quale la presenza di immigrati è in assoluto più alta. Su 859.233 colf e badanti regolarmente censiti negli archivi Inps a fine 2018, 613.269 erano immigrati. «Un numero - spiega Andrea Zini, vice presidente Assindatcolf ed Effe - in costante calo dal 2012 ad oggi, quando i lavoratori stranieri regolarmente impiegati nel comparto erano 823mila. In 7 anni si sono, dunque, persi 210mila posti di lavoro a causa di una politica che non ha saputo riformare il welfare familiare e valorizzare questa forza lavoro, contribuendo al contempo al dilagare del lavoro ‘nero' o ‘grigio' che nel settore ha percentuali altissime: si stima, infatti che 6 domestici su 10 siano irregolari, ovvero 1,2 milioni di lavoratori». «Dal 2011 in poi - aggiunge Luca Di Sciullo, presidente Centro Studi e Ricerche Idos - l’Italia ha sostanzialmente bloccato i canali di ingresso legali agli stranieri che intendano venire stabilmente per motivi di lavoro. Tanto che ad oggi, per molti migranti “economici”, l’unica possibilità di entrare in Italia è quella di unirsi ai flussi di migranti “forzati” che arrivano come richiedenti asilo, pur non avendo i requisiti per il riconoscimento. Una situazione - concluse - che da una parte penalizza il mercato del lavoro, lasciando scoperti ambiti a forte domanda di manodopera estera e aumentando il lavoro nero, e che, dall’altra parte, complica la già critica gestione dell'immigrazione, sciupando un potenziale beneficio per la società e lo Stato».

Insomma, è la conclusione del report, gli immigrati sono lavoratori indispensabili soprattutto nel settore della cura e dell’assistenza domiciliare, dove la loro incidenza supera il 70% del totale, ma che di fatto «viene penalizzata per una mancanza ormai pluriennale di quote dedicate ad ingressi effettivi di lavoratori stranieri stabili all’interno dei cosiddetti “decreti flussi”».

La fake news degli stranieri che sottraggono il lavoro agli italiani
In parallelo al tema delle quote di ingresso c’è un altro tema: il rischio, che talvolta viene messo in evidenza, che gli stranieri possano sottarre il lavoro agli italiani. Rischio che, sottolinea la Fondazione Leone Moressa, in uno studio dal titolo provocatorio (“Gli stranieri ci rubano il lavoro”) presentato a Roma, non c’è: è una fake news. In realtà, è la conclusione del report, italiani e stranieri fanno lavori diversi e sostanzialmente complementari. Anche negli stessi settori, gli stranieri svolgono prevalentemente lavori manuali, mentre gli italiani sono principalmente lavoratori qualificati. La manodopera immigrata è particolarmente rilevante nei settori ad alta intensità di lavoro manuale: agricoltura, cura e assistenza, manifattura. E poi c’è una differenza che salta all’occhio: appena l’1,1% degli occupati stranieri è dirigente o quadro, a fronte del 7,7% degli italiani.

La sfida demografica
L’indagine mette in evidenza che il calo demografico in corso porterà nei prossimi anni a una diminuzione della popolazione in età lavorativa e a un aumento della popolazione anziana (bisognosa di cure e assistenza). Secondo le stime Istat, il rapporto tra lavoratori e pensionati (oggi 3:2) va progressivamente assottigliandosi. «Sebbene l’immigrazione non sia l’unica soluzione, è innegabile il contributo di questa componente, specialmente negli anni a venire», si legge nel documento.

Italiani meno giovani e con titoli di studio più alti
Nel complesso i dati della Fondazione Leone Moressa evidenziano che gli occupati italiani e quelli stranieri hanno caratteristiche molto diverse tra loro. Gli occupati italiani sono mediamente meno giovani ed hanno dei titoli di studio più elevati: il 47% ha un diploma, mentre la metà degli stranieri ha al massimo la licenza media. L’Istat evidenzia un peggioramento negli ultimi anni dei titoli di studi degli stranieri segno che l’Italia attrae immigrazione meno qualificata.

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Italiani/stranieri 2018


Oltre il 12% degli stranieri si occupa di assistenza alle famiglie

Tra le professioni più ricoperte dagli stranieri - come peraltro già evidenziava l’indagine Assindatcolf-Idos - l’assistenza domestica è quella più “gettonata”: il 12,4% infatti è collaboratore domestico (o assimilato) al quale non viene richiesta alcuna particolare qualifica professionale. Ma spesso la specializzazione viene comunque ricercata anche tra gli stranieri: si tratta ad esempio di ricoprire mansioni qualificate nei servizi personali (11%) come personale qualificato di servizio alle famiglie, alla sorveglianza di bambini o all’assistenza personale e nelle costruzioni (6,2%) come muratori, carpentieri, falegnami. Nella lista seguono gli occupati nelle attività di ristorazione (8%), il personale non qualificato nei servizi di pulizia (6,3%) e nella consegna e spostamento di merci (5,3%). Con percentuali inferiori si trovano i braccianti agricoli (4,3%), gli addetti alle vendite (3,1%), gli stranieri autisti di veicoli a motore (furgoni, camion) e infine gli occupati nelle rifiniture edili (posano tetti, pavimenti ed intonaci).

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Buste paga più leggere
Il gap retributivo tra stranieri e italiani deriva da un insieme di fattori che portano a uno svantaggio salariale per gli immigrati: la professione poco qualificata, l’occupazione nei settori poco produttivi e la frammentazione delle carriere lavorative (che limita le progressioni legate all’anzianità) sono tra le cause principali. La retribuzione mensile mediana per un dipendente straniero è pari a 1.020 euro al mese, il 24% in meno rispetto ai 1.350 di un lavoratore italiano . In termini di retribuzione oraria la differenza è di circa 1,80 euro l'ora: un lavoratore straniero guadagna quindi il 19% in meno di un lavoratore italiano.

L’impatto della crisi economica
Non solo: gli anni della crisi economica (2008-2013) hanno avuto un impatto più rilevante tra gli stranieri che tra gli italiani, vista la forte concentrazione dei primi in settori particolarmente esposti, come l’edilizia. Infatti, ricorda l’indagine, in quel periodo il tasso di occupazione degli stranieri è diminuito di quasi 9 punti (da 67% a 58,3%), contro i quasi 3 punti persi dagli italiani (da 58,1% a 55,2%). Nello stesso periodo anche il tasso di disoccupazione è aumentato più tra gli stranieri (+8,7 punti) che tra gli italiani (+5 punti).

Per approfondire:
In Italia oltre 7mila minori stranieri non accompagnati, 4.700 risultano irreperibili
Migranti, Istat: record dei permessi d'asilo, 101mila nel 2017

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