diritto di famiglia

Separazione omologata annullata: ceduti all’ex immobili non in regola

di Antonino Porracciolo

(© ALLESALLTAG BILDAGENT)

2' di lettura

Le condizioni della separazione consensuale omologata si possono annullare per vizi del consenso dei coniugi; inoltre, le stesse possono essere dichiarate nulle se sono in contrasto con norme imperative.

È quanto emerge dalla sentenza 4784/2017 del Tribunale di Palermo pubblicata lo scorso 14 settembre.

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Con decreto del 2012 il presidente del Tribunale aveva omologato le condizioni per la separazione consensuale di due coniugi; gli accordi prevedevano, fra l’altro, l’obbligo del marito di trasferire al coniuge la propria quota di proprietà di tre appartamenti.

Dopo la stipula dell’atto notarile con cui l'uomo attribuiva il 50% di quei beni alla moglie, quest’ultima accertava che gli immobili non erano conformi alla concessione edilizia e dunque non potevano essere rivenduti.

Sul presupposto che la non commerciabilità dei beni alterava l’equilibrio economico che si intendeva perseguire con l'omologa, la donna ha quindi citato in giudizio il coniuge per ottenere la pronuncia di nullità o l'annullamento sia dell’atto notarile sia della clausola della separazione che prevedeva la cessione delle quote.

Nel decidere la lite, il giudice ricorda che la separazione consensuale costituisce una fattispecie complessa: nel procedimento, infatti, «concorrono elementi di diritto privato e pubblico», e cioè l’accordo tra i coniugi e il successivo provvedimento di omologazione che attribuisce efficacia alle condizioni dell'accordo stesso.

E poiché l’intervento del presidente del tribunale non esclude la possibilità che il consenso dei coniugi sia viziato (da errore, violenza o dolo), alla separazione consensuale omologata si applicano - prosegue il giudice - i rimedi previsti per i vizi della volontà, e cioè il ricorso all'azione di annullamento; ferma restando, comunque, la facoltà per le parti di chiedere una pronuncia di nullità dell'accordo di separazione secondo le regole generali del Codice civile.

Nel caso in esame, gli appartamenti che il convenuto aveva donato all’attrice non erano conformi a quanto prescritto dalla concessione edilizia.

Di conseguenza - conclude il Tribunale - la donazione è nulla in base all’articolo 40 della legge 47/1985, così come è nullo l’accordo di separazione nella parte in cui conteneva l’obbligo del marito di trasferire alla moglie la propria quota di proprietà di quei beni.

Né, comunque, l’attrice ha diritto al pagamento dell’equivalente del valore degli appartamenti.

Infatti, «la nullità dell’attribuzione patrimoniale non comporta null’altro che il permanere tra i coniugi della comunione sui beni immobili oggetto del pregresso trasferimento».

Inoltre, non ricorrono nemmeno i presupposti per un risarcimento, non essendo stato dimostrato che il convenuto fosse responsabile delle difformità riscontrate negli appartamenti.

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