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Separazioni, divorzi e minori: rito unico dal 28 febbraio

La legge di Bilancio anticipa di 4 mesi il debutto della riforma del processo civile. Sprint sul digitale: dal 30 giugno si allarga al tribunale per i minorenni

di Valentina Maglione e Giorgio Vaccaro

(Proxima Studio - stock.adobe.com)

3' di lettura

Debutterà tra meno di due mesi la nuova procedura unificata che governerà le separazioni, i divorzi e gli altri giudizi civili che riguardano famiglie e minori (con l’eccezione delle adozioni), di competenza del tribunale ordinario, di quello per i minorenni o del giudice tutelare.

Una rivoluzione – perché finora questi procedimenti hanno seguito regole diverse – che arriva, a meno di ripensamenti, con quattro mesi di anticipo rispetto alle attese. La scadenza originaria era infatti al 30 giugno 2023, fissata dal decreto legislativo 149/2022 che ha attuato la riforma Cartabia del processo civile. Ma la legge di Bilancio 2023 ha modificato le norme transitorie, facendo scattare il rito unico già per i procedimenti introdotti dopo il 28 febbraio (cioè dal 1° marzo).

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Un’anticipazione decisa, hanno spiegato dal ministero della Giustizia, ora guidato da Carlo Nordio, «alla luce di interlocuzioni con la Commissione Ue sul monitoraggio delle riforme previste dal Pnrr». Ma che ha scatenato l’allarme di magistrati e avvocati, che hanno chiesto di ripensarci: le novità sono molte e – lamentano – poco il tempo per preparare il terreno.

In aiuto del nuovo sistema verrà la giustizia digitale, su cui la manovra accelera: consentendo le udienze da remoto, con collegamenti audiovisivi, o per note scritte in tutti gli uffici già dal 1° gennaio; e poi fissando la data del 30 giugno 2023 per l’estensione del processo civile telematico al tribunale per i minorenni (e al giudice di pace). Un impegno non da poco, perché oggi al tribunale per i minorenni i fascicoli sono tutti cartacei: tanto che la versione originaria della riforma non stabiliva una data per la digitalizzazione.

A completare l’impianto della riforma sarà poi, dal 17 ottobre 2024, il tribunale unico per minorenni e famiglie.

Ma cosa cambierà con il rito unico? Di fatto, le parti (coniugi, partner e genitori) dovranno dedurre, prima della prima udienza, tutti gli elementi del loro contrasto, attraverso lo scambio di scritti difensivi. Una novità pensata per tagliare i tempi ma che rischia anche – temono gli avvocati – di ridurre le chance di soluzione consensuale. Il nuovo schema eliminerà, nei procedimenti di separazione e divorzio, l’udienza presidenziale, oggi occasione per chiedere i provvedimenti provvisori. Si potranno ottenere “provvedimenti indifferibili” solo in alcuni gravi casi. Mentre un percorso più veloce si aprirà per le vicende con abusi familiari. Per il tribunale per i minorenni si ridurrà la possibilità di delega ai giudici onorari.

La parte dedicata dalla riforma civile alla famiglia, per Maria Masi, presidente del Consiglio nazionale forense, «è quella che noi salviamo, perché l’uniformità del rito e del giudice eviterà la dispersione di energie, a beneficio delle persone da tutelare. Ma l’anticipazione non tiene conto delle risorse scarse a disposizione, in termini di personale e di infrastrutture informatiche. E tutti gli operatori del processo della famiglia devono avere il tempo di acquisire una formazione adeguata». Per questo Masi, nell’incontro in programma mercoledì 11 gennaio al ministero della Giustizia con il capo di gabinetto Alberto Rizzo (che nei giorni scorsi ha già visto l’Associazione nazionale magistrati), ribadirà la necessità di ripensare l’entrata in vigore e di implementare le risorse.

L’ORGANIZZAZIONE
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Non vede con favore le novità Cristina Maggia, presidente del Tribunale per i minorenni di Brescia e dell’Associazione dei magistrati per i minorenni e la famiglia: «La riforma è modellata sui procedimenti di separazione e divorzio e ignora la particolarità delle procedure minorili, sempre connotate da pregiudizio e disagio gravi. I tribunali per i minorenni hanno organici insufficienti e i giudici onorari, fondamentali per approfondire gli aspetti psicologici, aiutano anche a garantire tempi adeguati. Ora che non potremo più delegare le istruttorie agli onorari la nostra attività rallenterà, anziché accelerare. Non possiamo neanche contare sugli addetti all’ufficio per il processo: a noi non sono stati destinati».

Ha chiesto di rivedere l’anticipazione anche l’associazione degli avvocati per la famiglia e i minori. «Le perplessità ci sono – ammette la presidente, Cinzia Calabrese – ma deve prevalere il nostro impegno per attuare una riforma da noi attesa da anni».

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