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Sequestro a carico di Irene Pivetti, regge l’ipotesi delle operazioni fittizie con schermo societario

Depositate le motivazioni alla base della misura adotatta nei confronti dell’ex esponente dalla Lega. Dettagliatamente ricostruite le movimentazioni di denaro

di Patrizia Maciocchi

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2' di lettura

Regge la motivazione con la quale il Tribunale cautelare ha fornito gli elementi che attestano l’inesistenza giuridica ed economica della società del network Only Italia con sede ad Hong Kong riferibile all’ex presidente della Camera Irene Pivetti. La Corte di cassazione ha depositato le motivazioni con le quali, lo scorso 20 settembre, ha confermato il sequestro di quasi 3,5 milioni di euro a carico dell’indagata accusata di evasione fiscale e autoriciclaggio. Una misura adottata nell’ambito di un’indagine del Nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf di Milano, coordinata dal pm milanese Giovanni Tarzia, su una serie di operazioni commerciali, in particolare la compravendita di tre Ferrari Gran Turismo, che sarebbero servite per riciclare proventi frutto di evasione fiscale.

La vicenda Isolani

Gli addebiti a carico dell’indagata erano scaturiti dalle indagini sulla cosiddetta vicenda “Isolani”. Un’inchiesta nella quale si era ipotizzato il ruolo di intermediazione di Only Italia, società riconducibile a Pivetti, in operazioni del 2016 del Team Racing di Isolani, che voleva sottrarre alle procedure esecutive da parte del fisco - verso il quale c’era un debito superiore a 5 milioni alcuni beni - tra cui le tre Ferrari. Attorno alle auto, secondo l’accusa, venne organizzata una finta vendita verso una società cinese. Quelle macchine, però, non sono mai arrivate “nella disponibilità” dell’acquirente “sulla carta”, il gruppo cinese Daohe. L’unico «bene effettivamente ceduto, ovvero passato» ai cinesi sarebbe stato «il logo della Scuderia Isolani abbinato al logo Ferrari»

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La Suprema corte ha considerato congrue le conclusioni raggiunte dai giudici del riesame secondo i quali la società Only Italia sarebbe stata un mero schermo giuridico, come si poteva dedurre «dall’assoluta inconsistenza del capitale sociale, nell’assenza di un’autonoma sede sociale e di personale dipendente, nel mancato rinvenimento di documentazione attestante l’operatività della capofila Only Italia Hong Kong». Pesano poi la mancata emissione di fattura in relazione alla compravendita della scuderia Isolani, l’assenza di un conto corrente attivo «parametri dotati di sicura attitudine dimostrativa e non contratati efficacemente dall’ampia produzione della difesa».

Il riciclaggio

La Cassazione ricorda che commette il reato di riciclaggio chi accetta di essere indicato come intestatario di beni che, nella realtà appartengono a terzi e sono frutto di attività delittuosa. Per i giudici infondata anche la tesi sul difetto della giurisdizione nazionale, perchè in Italia è stata ideata e programmata l’attività di riciclaggio su impulso e interesse dell’indagata.

Per i giudici della seconda sezione penale «L’ordinanza impugnata ha dettagliatamente ricostruito le movimentazioni di denaro conseguiti alle compravendite, evidenziando come le plurime rogatorie eseguite hanno consentito di accertare che i flussi finanziari generati dalle stesse non sono stati disposti né ricevuti dalle parti contraenti».

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