la società di potenza

Serea diventa il primo e unico incubatore della Basilicata

Arrivate 106 candidature, con 14 aziende incubate, 39 collaboratori e 6 brevetti

di Luigia Ierace

Arrivate 106 candidature, con 14 aziende incubate, 39 collaboratori e 6 brevetti


3' di lettura

In piena emergenza coronavirus la Serea srl di Potenza diventa il primo e unico incubatore certificato della Basilicata quale strumento per sostenere la nascita o lo sviluppo di start up innovative. Su 37 certificati in Italia, quasi tutti al Nord e al Centro, dopo la Campania con 2, la Basilicata è la seconda regione del Sud con un incubatore certificato Mise.

Forte dei suoi numeri: 106 candidature, 14 aziende incubate, 39 collaboratori, 6 brevetti, Serea srl, che ha ottenuto l’iscrizione in un momento così difficile per l’Italia, guarda alle opportunità che può offrire alle start up seguendole in tutto il loro iter: dall’idea innovativa fino alla definizione del modello di business e al suo sviluppo, con il supporto di esperti, Università e centri di ricerca. Ma un incubatore è anche un luogo fisico dove incontrare finanziatori e partner commerciali.

«Offriamo risorse e servizi a elevato valore tecnologico - sottolinea Donato De Bonis, legale rappresentante di Serea che è anche organismo di formazione accreditato dalla Regione Basilicata - garantendo servizi per l’industria 4.0 e sostegno operativo e manageriale, ma anche strumenti e luoghi di lavoro con postazioni in aree dedicate e comuni già adeguate alle nuove normative di sicurezza Covid-19». Un’esperienza trentennale che si è arricchita con l’apporto della seconda generazione. Con i figli Teresa e Michele De Bonis, che si occupano di consulenza progettuale, fiscale, legale e finanziaria, la Serea si è adeguata alle nuove esigenze del mercato in spazi attrezzati per circa 600 mq, accessibili e con sistema domotico integrato multimediale in tutte le aree di lavoro (postazioni individuali, laboratori informatici, tecnologici, multimediali e centro di lavoro simulato, aule per la formazione, oltre a un auditorium e una zona relax).

È in questo contesto che vengono accelerate diverse start-up nei settori di energia, salute, ambiente, meccanica. Una di queste è la Picaf srl di Melfi, il cui titolare Vincenzo Pignetti, 47 anni, con esperienza nel settore dell’automotive, ha ideato un prototipo per l’automazione della macchina da caffè a leva, già in avanzato stato di sviluppo e in fase di rilascio di brevetto Italia e Europa.

La mission aziendale è la produzione o la modifica della componente meccanica, elettrica e elettronica - PLC software della macchina da caffè. È l’innovazione che si mette al servizio della tradizione per ottenere il caffè perfetto, in modo moderno, ma senza rinunciare al gusto e alla corposità dell’attuale macchina a leva per l’espresso.

«L’idea, che coniuga la mia passione per il caffè e per l’automazione industriale – spiega Pignetti - è di rendere automatico il processo manuale della leva fortemente legato al fattore uomo e con tutte le controindicazioni a livello ergonomico e di costanza. L’uomo resta indispensabile, ma grazie a un sistema automatico governato da un software PLC e gestito da un pannello touch (o tramite app) il barista potrà variare parametri di velocità e tempo difficilmente replicabili a mano, sperimentando profili di estrazione e caratteristiche organolettiche del caffè per un miglior risultato».

I vantaggi: minor fatica per l’operatore; riduzione tempi di erogazione del caffè, estratto in maniera costante e con un’eccellente resa; risparmio economico di materia prima e maggiore sostenibilità ambientale. «L’incubatore, molto utile - per Pignetti - nella fase iniziale di predisposizione delle pratiche e di sviluppo, sarà ora fondamentale per la messa sul mercato anche internazionale. Il progetto è completo: potenziato il software e ottenuta la certificazione, il kit, destinato a macchine nuove o esistenti, potrà essere commercializzato».

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