AUTOMOTIVE

Marchionne: a un anno dalla morte, come sarà il futuro di Fca

di Simonluca Pini


Le dieci lezioni di Sergio Marchionne

2' di lettura

È già passato un anno dalla morte di Sergio Marchionne. Lo scorso 25 luglio veniva infatti annunciata la scomparsa dell’amministratore delegato di Fca, spirato in una clinica svizzera .

In seguito ad una operazione chirurgica. Lavoratore fino all’ultimo, un mese prima di morire aveva consegnato ai Carabinieri una Jeep Wrangler preparata, Marchionne era riuscito nel portare la sua azienda al debito zero. Mancava però ancora un tassello fondamentale, ovvero trovare un partner di spessore per una nuova fusione in modo da creare un gruppo capace di produrre oltre 8 milioni di veicoli l’anno.

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L’importanza di allearsi

Il mancato accordo tra Renault e Fca, nonostante non sia detta ancora la parola fine, ha riportato il gruppo diretto da Mike Manley alla ricerca di un partner di spessore. La missione è chiara: trovare un alleato dotato delle tecnologie necessarie per sviluppare il lungo elenco di modelli annunciato lo scorso giugno dallo scomparso Marchionne e successivamente confermato dal suo successore. Se l’ipotesi Renault, e la possibile entrata nell’Alleanza con Nissan e Mitsubishi, avrebbe finalmente messo a disposizione le piattaforme necessarie per il lancio dei nuovi modelli, ora la situazione diventa più complessa. Dopo la chiusura da parte di Renault, a causa soprattutto dell’intervento dello Stato francese, ora John Elkann dovrà tornare a sondare i possibili costruttori interessati al gruppo italo americano. E qui si riaprono le ipotesi Psa e Hyundai, quest’ultima sulla carta dalle grandi potenzialità a livello globale partendo dalla tecnologie sul fronte dell’elettrificazione e della guida autonoma.

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Partner per sviluppare nuovi modelli

Fca nel giugno 2018 aveva varato un ambizioso piano industriale con decine di modelli (soprattutto Jeep, il brand principe, ma anche Alfa Romeo). Ora per dare esecuzione al piano non basta far vedere concept car come la Fiat Centoventi o il baby suv Alfa Romeo Tonale, ma occorre fare le auto promesse. E qui servono soldi (tanti) e piattaforme. E Fca non ha le risorse economiche di un gigante come Volkswagen, che sulla piattaforma modulare Mqb ha messo 60 miliardi e sulle auto elettriche ne ha destinate un'altra quarantina e molti investimenti sono stati diretti allo sviluppo della piattaforma Meb specifica per le vetture alla spina. Appare chiaro che in un'industria automotive sempre più liquida, con gruppi cinesi, Geely in primis, le piattaforme modulari condivise sono un punto chiave. Fca lo sa bene, e lo sapeva soprattutto Sergio Marchionne, dell’importanza di allearsi per condividere costi e tecnologie necessarie in un mercato sempre più competitivo.

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