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Serie A, club spaccati sui diritti Tv e dai fondi l’ultima offerta

Convocata per giovedì 11 marzo una nuova assemblea di Serie A chiamata a votare fra Sky e Dazn per trasmettere il campionato nel triennio 2021/24. Ma fra i club accuse e controlettere. Mentre i fondi limano su quella che potrebbe essere l’ultima offerta

di Andrea Biondi e Carlo Festa

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3' di lettura

Nell’ingarbugliatissima partita giocata sull’asse fra diritti Tv ed eventuale ingresso dei fondi di investimento, il punto ora sarà capire quale fronte si sgretolerà prima. Da una parte ci sono le sette squadre (Atalanta, Fiorentina, Inter, Juventus, Lazio, Napoli ed Hellas Verona) che per prime venerdì scorso con una lettera hanno intimato ai vertici della Lega Serie A e ad altri nove club di andare subito all’attribuzione dei diritti Tv, minacciando azioni legali in caso contrario (puntando così l’indice contro condotte ritenute ostruzionistiche).

Su un altro fronte le nove squadre (Benevento, Bologna, Crotone, Genoa, Roma, Sampdoria, Sassuolo, Spezia e Torino) che hanno fermato finora l’attribuzione dei diritti Tv – astenendosi durante l’ultima assemblea nella votazione sull’attribuzione a Dazn (in partnership con Tim) – ribattono accusando i club firmatari della prima lettera, bollando le accuse come frutto di arroganza. Così proprio su quest’ultima disputa, c’è da segnalare la contro-lettera che avrebbe in preparazione, come risposta, proprio questo blocco di nove squadre.

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Si tratta sicuramente di una frattura tra i club che, se non ricomposta, rischia di creare grande tensione giovedì, quando è stata convocata la nuova assemblea che si terrà in videoconferenza e che, contrariamente alle previsioni della vigilia, non conterrà come punto all’ordine del giorno l’entrata in partita della cordata di fondi di private equity – cioè Cvc, Advent e Fsi – che da mesi hanno allo studio l’ingresso in una media company della Lega per valorizzare la Serie A.

I nove club che stanno frenando lo stanno facendo essenzialmente vedendo nell’attribuzione a Dazn la fine dell’operazione con i fondi. Del resto è d’altra parte vero che la lettera stessa inviata dai sette club ribadiva la contrarietà ai fondi.

In ogni caso, se non ci sarà un avvicinamento tra i due blocchi di squadre, i numeri non ci sono per una votazione. Per l’attribuzione dei diritti però servono 14 voti. Allo stesso modo mancherebbe il quorum per i fondi (15 per approvare la distribuzione).

Il tempo stringe perché il 29 marzo scadono le offerte di Dazn e Sky. In questo bailamme – e con l’apertura domani delle buste con le proposte sui diritti tv internazionali – comunque i fondi di private equity hanno deciso di stare ancora in partita. E come preannunciato con una missiva durante l’ultima assemblea di Serie A stanno lavorando a una proposta migliorativa non sul fronte economico – non ci si discosta dagli 1,7 miliardi – ma su quello delle condizioni. Malgrado la situazione complicata e la frattura tra i club del campionato, gli investitori finanziari sono infatti lo stesso intenzionati a giocare la partita fino alla fine, dopo aver profuso grandi sforzi in questi mesi.

E in questo quadro ci sarebbero, secondo le indiscrezioni, tre punti su cui i fondi di private equity sarebbero intervenuti nella proposta in preparazione. Il primo tema sul tavolo punta a lasciare ai club la possibilità di coinvestire con i fondi una piccola parte di quegli 1,7 miliardi. La seconda opzione prevede una clausola «breakaway» per smussare gli angoli in caso di creazione della Superlega: la tutela in questo senso aveva frenato Juventus e Inter inizialmente favorevoli all’operazione fondi. Il terzo punto punta infine a interventi migliorativi sul fronte delle responsabilità legali.

Ovviamente, sarà da vedere fino a quando i fondi resteranno in partita. La corda, con questi chiari di luna, rischia di rompersi da un momento all’altro.

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