L’ASSEMBLEA DELLA LEGA

Serie A, diritti tv al rush finale. I dubbi dei club contrari alla proposta Mediapro

La società spagnola Mediapro sottopone all'Assemblea della Lega Calcio di Serie A la sua proposta di accordo per la produzione e distribuzione di un canale di trasmissione dei diritti audiovisivi del Campionato di calcio di Serie A per le stagioni 2021/22, 2022/23, 2023/24

di Andrea Biondi


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3' di lettura

Il giorno della decisione si avvicina. Anzi, dovrebbe (prudenza e condizionale sono d'obbligo quando si parla come in questo caso di diritti tv del calcio) essere arrivato perché, come anticipato dal Sole 24 Ore, la società spagnola Mediapro si appresta a sottoporre all'Assemblea della Lega Calcio di Serie A la sua proposta, per certi aspetti rivista, di accordo per la produzione e distribuzione di un canale di trasmissione dei diritti audiovisivi del Campionato di calcio di Serie A per le stagioni 2021/22, 2022/23, 2023/24 (ed eventuale rinnovo per altre tre stagioni successive).

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Tutti i presidenti dei club della serie A si ritroveranno nella sede della Lega Calcio, in via Rosellini a Milano, per votarla. I favorevoli e i contrari si spalleggiano e si esprimeranno o forse rinvieranno per meglio approfondire i termini di una proposta che molti di loro, anche fra i più autorevoli, ancora giudicano poco chiara.

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Nessun commento ufficiale da parte dei presidenti del club alla vigilia. Ma nel fronte del perplessi circolano interrogativi - Il Sole 24 Ore ne ha raccolti almeno 5 - proprio in vista della scadenza di domani.

1. Il primo interrogativo che ci si sta ponendo in queste ore è perché proporre una votazione domani, lunedì 29 luglio 2019, quando si parla di una proposta che dovrebbe avere eventuale attuazione nell'Agosto 2021? È vero che l'assegnazione al fotofinish per il triennio 2018-21 rappresenta un precedente che in Lega non si vuole più rivivere. Ma è altrettanto vero che più di due anni mancano alla scadenza del contratto oggi in essere fra la Lega, Sky e Dazn e che sta tranquillamente operando fino a scadenza. Perché dunque fare correre così tanto la Lega Serie A per entrare in un progetto con punti oscuri in cui è invece certo sin d'ora che la stessa Lega dovrebbe pagare una pesante penale se ci ripensasse? Per questo c'è chi fra i presidenti di club vede in questa di Mediapro un cappio al collo della Lega, più che una proposta di collaborazione.

2. In secondo luogo, perché inoltre proporre alla Lega Serie A - come ha fatto nell'intervista di oggi il senior advisor di Mediapro in Italia, Matteo Mammì - un bando questo autunno? Quale fretta c'è? Un anno fa quando Mediapro aveva cercato di fare una proposta analoga alla Lega Calcio (proposta fallita e oggi alla base di un contenzioso legale in Tribunale fra Lega e Mediapro), dichiarava di potere effettuare un “canale televisivo” in tre (3) mesi. Quindi Mediapro avrebbe tutti i tempi per costruire la propria proposta anche se approvata fra 1 anno.

3. C'è poi il tema introiti. Secondo Mediapro la loro proposta di “Canale” dimostrerebbe di poter fare più fatturato rispetto all'attuale modello distributivo fra Lega, Sky e Dazn. Gli introiti che gli spagnoli garantirebbero con la loro proposta ai presidenti di club segnala un minimo di 1,150 miliardi annui contro i 973 attuali. Ma la garanzia del fatturato sottostante da cosa sarebbe dimostrata? Per i club che al momento esprimono perplessità servirebbe quantomeno un business plan in grado di dimostrare ciò. E questo oltre a garanzie finanziarie e bancarie proposte da Mediapro che dovranno essere particolarmente chiare e sufficienti a garantire la Lega e i club calcistici, molto suscettibili sul punto dopo quello che è successo nell'ultima tornata, quando problemi sulle fideiussioni hanno portato la stessa Lega a tornare indietro sui propri passi e a revocare l'assegnazione dei diritti a Mediapro (che li aveva vinti come intermediario).

4. Altro interrogativo riguarda il modello pensato per il canale della Lega Serie A. Sarà B2B o B2C? Spesso si è parlato della volontà di Mediapro di creare un canale rivolto direttamente ai consumatori finali (un po' come il modello oggi esistente con Dazn e Sky). Nella sua intervista al Sole 24 Ore, il senior advisor di Mediapro Italia ha parlato invece di un “canale non esclusivo e aperto a tutti gli operatori”. Quindi un canale che non gode di esclusività come potrà ottenere i ricavi che presume di offrire? È su questo interrogativo che la proposta di Mediapro viene ritenuta poco chiara e non convincente da molti club sul modello dei possibili ricavi aggiuntivi.

5. Ultimo, ma non ultimo, il tema della durata. Proporre e farsi votare un progetto che lega Mediapro al calcio italiano per tre anni + tre anni sarebbe opportuno? E in punto di diritto rischierebbe di rappresentare un vulnus alla legge italiana?

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