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Serie A: pronto il decreto ingiuntivo contro Sky

La Lega Serie A depositerà mercoledì 27 maggio un decreto ingiuntivo nei confronti di Sky presso il Tribunale di Milano.

di Marco Bellinazzo

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(Agf)

La Lega Serie A depositerà mercoledì 27 maggio un decreto ingiuntivo nei confronti di Sky presso il Tribunale di Milano.


3' di lettura

La Lega Serie A depositerà mercoledì 27 maggio un decreto ingiuntivo nei confronti di Sky presso il Tribunale di Milano. Sarebbe questo l’esito della scadenza dell’ultimatum delle 12 del 26 maggio dato dalla Lega ai broadcaster, Sky e Dazn (Perform), e all’intermediario per l’estero Img. In ambienti vicni alla Lega la mossa viene definita “obbligata”, per via del mancato pagamento dell’ultima rata da 233 milioni (scaduta lo scorso 1° maggio) prevista dal contratto da parte di Sky, che ha chiesto uno sconto compreso tra il 15% e il 18%, in caso di prosecuzione del campionato. È invece in corso un dialogo con gli altri licenziatari dei diritti tv, Dazn e Img, da cui sono state avanzate proposte che la Lega analizzerà nelle prossime ore.
Come quindi preannunciato, sui diritti tv della Serie A è muro contro muro. Il modello Bundesliga, pur da molti evocato in questi giorni, per ora appare piuttosto lontano.

L’incontro con Spadafora
In attesa che il 28 maggio il ministro dello Sport Vincenzo Spadafora incontri Figc, Lega e gli altri rappresentanti delle istituzioni calcistiche, i broadcaster ritengono di avere il diritto di non versare quanto richiesto. Anche perché a fronte di un campionato che va ancora disputato per il 32%, i titolari dei diritti tv hanno già corrisposto alla Lega più dell’80% delle somme dovute. Ad ogni modo, i broadcaster restano aperti al confronto. Ai piani alti di Sky si ragiona sul fatto che dopo 17 anni di partnership con la Serie A sarebbe stato opportuno sedersi a un tavolo per concertare una soluzione condivisa alla crisi provocata dalla pandemia piuttosto che affidarsi agli avvocati. Tutto sommato, il tempo per trovare un punto di incontro c’è ancora prima di finire in tribunale. Img invece deve fare i conti con i broadcaster esteri che senza la Serie A di nuovo in campo difficilmente onoreranno gli impegni. Per questo l’agenzia Usa ha proposto alla Lega di riprendere i pagamenti dal 1° luglio.

La posizione della Serie A
Al momento però in Serie A prevale la linea dell’intransigenza, anche in virtù di un contratto, quello per il triennio 2018/21, che si ritiene blindato: prima i broadcaster devono pagare e poi si imbastirà un confronto. Del resto, sono 17 su 20 i club che hanno già scontato in banca gli assegni tv e devono ottemperare agli impegni con gli istituti di credito per non peggiorare la propria posizione finanziaria.
Una decisione definitiva sulla ripartenza del campionato potrebbe, dunque, giovare a tutti e scongiurare lunghi contenziosi legali. A tal proposito l’idea di Spadafora di assicurare la trasmissione in chiaro delle partite anche per ragioni di sicurezza sanitaria potrebbe essere utile a rasserenare gli animi. A patto però, fanno notare i broadcaster, che della soluzione tedesca si prenda tutto.

La soluzione tedesca
Bundesliga e Sky Deutschland hanno sottoscritto un patto più ampio nel quale è stata inserita la programmazione in chiaro (ma solo su alcune piattaforme) delle cosiddette “Dirette goal”, vale a dire delle azioni salienti dei match, delle prime due giornate post lockdown. In questo accordo è incluso uno sconto tra il 15 e il 18% sull’importo che Sky avrebbe dovuto versare per la prossima stagione, a fronte peraltro dell’integrale pagamento dell’ultima rata per il torneo in corso. Condizioni simili Sky le ha poste in Premier League e in Serie A, ricevendo un netto rifiuto in quest’ultimo caso.

L’interesse dei fondi per la Serie A
In Lega intanto si lavora al calendario della ripresa nella convinzione che il Governo dia il via libera, ma c’è anche molta attenzione al dossier Cvc. Il fondo di private equity ha una esclusiva fino a metà giugno prorogabile di 2 settimane per trattare la costituzione di una newco con la Lega attraverso la quale valorizzare e centralizzare la commercializzazione di diritti tv e altri diritti collettivi, ispirandosi al modello Nba. Un traguardo ambizioso ma che si scontra con le rigidità italiane, a partire dai vincoli della legge Melandri. C’è da dire che alla porta del presidente Paolo Dal Pino e dell’ad Luigi De Siervo in questi mesi hanno bussato 6 o 7 fondi con progetti analoghi a Cvc, da Jp Morgan ad Apollo Global Management a Blackstone. La Serie A nonostante le sue difficoltà fa gola a molti. O più probabilmente proprio per questo.

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