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Serie A, sette società chiedono le dimissioni del presidente Paolo Dal Pino

Un atto di sfiducia, ma anche una denuncia per cattiva gestione. A presentarli un gruppo di sette società che chiede le dimissioni del presidente della Lega Serie A

di Andrea Biondi e Carlo Festa

2' di lettura

Un atto di sfiducia da parte di sette società, ma anche l’avviso di una denuncia con richiesta danni per cattiva gestione. Serie A nella bufera. A quanto risulta al Sole 24 Ore è partita una richiesta formale di dimissioni nei confronti del presidente della Lega Serie A Paolo Dal Pino. Una seconda lettera partita dallo Studio Chiomenti avrebbe messo in fila rilievi per una denuncia per cattiva gestione.

La lettera delle società chiede a Dal Pino di farsi da parte in quanto non hanno più fiducia in lui. Quella dello studio Chiomenti per conto delle società chiede anche eventuali danni dovuti al suo comportamento nella gestione diritti e fondi.

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Le sette società attive sul fronte sarebbero Atalanta, Fiorentina, Inter, Juventus, Lazio, Napoli ed Hellas Verona. Il presidente Dal Pino è al centro delle lamentele dei club per la gestione dell'affaire fondi – le sette società si sono dichiarate contrarie all'ingresso in partita della cordata composta da Cvc, Advent e Fsi – ma anche per la questione diritti Tv.

Anche se le due lettere non la menzionano, a generare malumori è anche l'apertura al pubblico per Euro 2020 vista in senso contrario come testimonianza del perdurare di una situazione di chiusura degli stadi al pubblico che le società ricorrenti ritengono non più sostenibile.

Sul tema dei diritti Tv l’indice delle sette società, attraverso lo Studio Chiomenti, è puntato su quelli che vengono bollati come mesi di colpevole ritardo sull’assegnazione dei pacchetti 1 e 3 (le 7 partite in esclusiva su tutte le piattaforme e le 3 in co-esclusiva) a Dazn a causa di quella che viene bollata come volontà di condizionare la procedura d’assegnazione spingendo per l’intesa con i fondi che i ricorrenti consideravano invece già affossata.

Una melina che adesso, lamentano le sette società, potrebbe portare a risvolti negativi nell’assegnazione del pacchetto 2 non ancora assegnato ma sottoposto ora all’avvicinarsi della scadenza.


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