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Serie A, il giallo del rinvio deciso a poche ore dal fischio d’inizio

Il comunicato ufficiale della Lega A non fornisce spiegazioni plausibili. La partita di Udine era la prima in ordine di svolgimento

di Enrico Bronzo

La biglietteria Stadio Olimpico Grande Torino chiusa (IPP)

4' di lettura

A mezzogiorno di sabato 29 febbraio è stato diffuso il comunicato della Lega A di calcio che disponeva lo slittamento al 13 maggio 2020 di 5 delle 10 partite di serie A in calendario originariamente previste a porte chiuse. Una cosa è certa: il comunicato non dice perché si è arrivati a prendere questa decisione.

Questo il testo burocratese «...considerato il susseguirsi di numerosi interventi normativi urgenti da parte del Governo per rispondere a questa straordinaria emergenza a tutela della salute e della sicurezza pubblica... il Presidente della Lega Nazionale Professionisti Serie A comunica che sono rinviate...».

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Nel comunicato viene anche ricordato che precedente comunicato del 27 febbraio 2020 prevedeva le stesse partite a porte chiuse. Stiamo parlando in ordine alfabetico di: Juventus–Inter, Milan–Genoa, Parma–Spal, Sassuolo–Brescia, Udinese–Fiorentina.

Cosa è successo quindi tra le 22 di giovedì 27 febbraio e le 12 del 29 febbraio 2020? Chi ha fatto pressioni tali sul presidente della Lega per fargli cambiare idea sulle partite a porte chiuse che prima andavamo bene e poi non più? Di sicuro non «il susseguirsi di numerosi interventi normativi...». E come in un giallo abbiamo parlato al telefono con chi è a conoscenza dei fatti. Solo ipotesi, certo. Non troveremo di sicuro la verità che solo Paolo Dal Pino, il presidente della Lega nazionale professionisti Serie A, sa.

Prima riflessione, la B gioca la A no
Mentre la Lega A decideva di far slittare le cinque partite la Serie B il 29 febbraio 2020 è andata regolarmente in campo con tre partite a porte chiuse alle ore 15: Cittadella-Cremonese, Entella-Crotone, Venezia-Cosenza, più Chievo-Livorno alle 18; le altre partite a porte aperte.

Quindi perché la B sì e la A no? Fino a ieri sera erano tutti d’accordo per le porte chiuse, anche la Lega A, all’unisono con Figc e ministero per le Politiche giovanili e lo Sport. Oggi no.

Ci viene anche spiegato che in Serie B è del tutto impensabile uno slittamento delle partite perché i play off per salire in serie A si devono per forza concludere entro il 31 maggio 2020 e che quindi devono iniziare il 13 maggio, perché la Serie B potrebbe fornire giocatori per l’Europeo. E che le decisioni vengono prese da un consiglio direttivo formato da otto membri e che quando questa settimana è arrivato il via libera dalla Figc per la deroga «alle porte chiuse» la Lega B ha accettato che nelle zone rosse si giocassero le partite a porte chiuse comunicandolo agli associati, d’accordo.

Per la cronaca questi sono i quattro consiglieri della Lega A (delle società Inter, Udinese, Atalanta e Milan).

La posizione della Juventus
La Juventus ha preso atto della decisione di spostare la sfida scudetto al 13 maggio a poche ore dall'allenamento di rifinitura e non aggiunge considerazioni ricordando le parole pronunciate nei giorni scorsi da Andrea Agnelli. In un'intervista a Radio 24, il presidente del club
bianconero aveva sottolineato che qualunque decisione fosse
presa, a cominciare dalla partita a porte chiuse, «è importante che sia a tutela della salute pubblica, in questo momento la priorità». Quindi è solo una malignità pensare che la società bianconera abbia fatto pressioni per non rinunciare a un incasso stimato in 5 milioni di euro.

La Lega A
La Lega A è quella che ha deciso e non si è capito perché abbia cambiato idea sabato mattina 29 febbraio.

In ordine sparso le ipotesi raccolte, anche in complicità tra loro sono:
1) pressioni del governo italiano;
2) la rivalutazione dell’impatto negativo sull’immagine per il calcio e l’Italia nel mondo con circa 20o Paesi collegati (in primis Juventus-Inter);
3) il rispetto dei tifosi;
4) i mancati incassi economici;
5) la pressione delle tv nazionali scontente di andare in onda con gli spalti vuoti;
6) che il presidente della regione Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, non avrebbe mai permesso che alle 18 di oggi l’Udinese scendesse in campo; «il Governatore Fedriga - precisa il suo staff - ha fatto presente la richiesta non solo di un'importante realtà del territorio ma anche di tutto l'indotto che ruota attorno all'evento sportivo stesso; e sul punto ecco la posizione, contraria allo svolgimento della partita a porte chiuse, dell’Udinese calcio; e Udinese-Fiorentina era la prima delle partite in programma che una volta saltata avrebbe obbligato lo slittamento delle altre.

Chi conosce i meccanismi
Un addetto ai lavori ha detto che se Dal Pino ha cambiato idea è perché è stato chiamato da «certi presidenti».

La coppa Italia
La partita di ritorno di Coppa Italia tra Juventus e Milan, mercoledì sera all'Allianz Stadium, dovrebbe giocarsi a porte aperte all'Allianz Stadium di Torino, con il divieto di accesso per i tifosi provenienti dalla Lombardia, dal Veneto e dall'Emilia Romagna. Le disposizioni verranno specificate nel Dpcm (Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri). Così il prefetto Claudio Palomba al termine di un tavolo di sicurezza, oggi a Torino alla sede della Croce Rossa, sull'emergenza Coronavirus.

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