calcio

Serie A al via, sfida allo strapotere (inevitabile) della Juventus

Dopo 9 scudetti consecutivi, i bianconeri restano la squadra da battere. Tra i desideri di rivalsa di Inter e Milan e il sogno di Napoli, Lazio e Roma

di Giulio Peroni

Serie A: per Juve e Inter partenza di ferro, finale show

Dopo 9 scudetti consecutivi, i bianconeri restano la squadra da battere. Tra i desideri di rivalsa di Inter e Milan e il sogno di Napoli, Lazio e Roma


3' di lettura

Dopo 9 anni di scudetti filati, di monocrazia assoluta, la Juventus è ancora la grande favorita del campionato. Per scelta propria, per scelta (anche) degli altri. La Signora che arriva sempre prima è un automatismo. Un’inevitabilità accettata. Una realtà poco dolorosa per le rivali. La Juve taglia il traguardo dello scudetto prima ancora dell’inizio del campionato. Da un decennio. Non perché sia nel mezzo di un ciclo vincente. Perché ogni anno azzecchi allenatore, campagna acquisti, giocatori idonei che garantiscano continuità e successo. La squadra bianconera vince perché tutti gli altri sanno di dover perdere.

la Juve vince per consuetudine

Non per tradizione storica, ma per consuetudine. Per la nuova fenomenologia del potere- calcio in Italia. Club bianconero a parte, il football nostrano ha smesso di avere padroni. Padri putativi. Nessun presidente o proprietà della diretta concorrenza ha realmente interesse a controvertire la leadership della Juve. Nemmeno prova a farlo. La Signora sale sul podio. Ha il dovere sportivo di farlo. Gli altri hanno il dovere di fare bene. Di portare a casa quanto piu' possibile. E' la filosofia del compitino, del vivacchio.


La mancata alternanza che non fa bene al movimento

La qualificazione Champions ormai vale una gloria, un portafoglio che sorride, più o meno uno scudetto per presidenti stranieri facoltosi, lontani fisicamente e nel cuore, ambiziosi solo nella forma. Tifosi solo per posa, per contingenza. Inter, Milan, Napoli. Per non parlare di Roma e Lazio. Se la Juve vince 9 titoli di fila senza intoppi e senza rivali, il problema è alla radice. All’Inter al Milan e alla Roma non ci sono più i Moratti, i Berlusconi, i Sensi. Figli dell’italian style, che al pragmatismo anteponevano sangue, amore e follia. Rimettendo soldi (e tanti) di tasca propria. Quando non c’erano i paletti del fair play finanziario. Ma il loro verbo, le loro motivazioni erano quelle dei tifosi che vanno allo stadio. La Juve era sempre leader, ma scattava il bisogno di alternanza. Era urgenza. In Italia è ormai un ricordo. Che non fa bene all’economia del calcio, del suo spettacolo.

Napoli, unica vera rivale del decennio

Negli ultimi 9 anni in Premier League hanno vinto 5 squadre differenti, 3 nella Liga spagnola, 2 nella Bundesliga. Da noi il dominio bianconero è destinato a prolungare. A Torino sono rimasti gli Agnelli. Una famiglia, storia e ricordi, poi una società. Che continua e vuole continuare a vincere. Cambiano cicli di giocatori, allenatori (con Andrea Pirlo sono quattro in nemmeno dieci anni), c’è una periodica ristrutturazione, si sbagliano scelte e facce. Ma sempre all’interno di una missione delineata, univoca. Che non ha condizionamenti esterni, vive di luce propria. Non è casuale che in questo lungo e monotematico arco di tempo, l’unico competitor dei bianconeri sia stato il Napoli di Aurelio De Laurentis. Padre padrone, grande tifoso della squadra partenopea. Ma pragmatico nella gestione contabile, allergico alle pretese dei giocatori. E dei procuratori.

Milanesi in cerca di riscatto

All’Inter c’è il colosso Suning, terza impresa privata di tutta la Cina. Da anni ripete di voler scalare le gerarchie del calcio europeo e internazionale. Alternando spese e ferma austerità. Dopo essere arrivato secondo in Europa League, il club nerazzurro si sta orientando verso un mercato dell’usato sicuro ma a termine (Vidal e Kolarov). Senza assillo di vittoria e investimenti: è il governo di Pechino che indica questa strada. L’esigenza di successo non l’ha nemmeno il Milan del gruppo Elliott, oltre 34 miliardi di dollari di asset in gestione, che quet’anno con l’arrivo di Sandro Tonali, la conferma di Ibrahimovic e forse l’arrivo di un altro centrocampista di sostanza, non punta alla lotta scudetto, ma ha deciso di provare la scalata alla zona Champions. Palcoscenico che al Diavolo manca dal 2014. Berlusconi ne vinse 5 nella sua trentennale epopea. Erano gli anni in cui la Juve era sempre tra le prime della classe. Ma nessuno accettava a mani basse la sua monocrazia.

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