il polo retail nell’alessandrino

Serravalle Scrivia, a rischio 1.200 posti con le chiusure domenicali

di E.N.


3' di lettura

Quali potrebbero essere le conseguenze per un polo del retail come Serravalle Scrivia, nell’Alessandrino, nel caso diventi legge il progetto portato avanti da Lega e M5S per introdurre almeno una trentina di chiusure domenicali? «A rischio ci sarà almeno il 40% dei posti senza contare i tanti negozi che faranno fatica a restare aperti» è la risposta di Alberto Carbone, sindaco di Serravalle Scrivia eletto con la lista civica «La forza del buonsenso» al suo secondo mandato. In altre parole almeno 1.200 addetti sui circa 3mila avrebbero il posto di lavoro a rischio. Per di più ci saranno pesanti ripercussioni per tutte le altre attività locali di ristorazione e ospitalità al servizio di quei 50-60mila clienti che il sabato e la domenica affollano outlet e gallerie commerciali di Serravalle. In altre parole a rischio ci saranno anche i ristoranti e pizzerie della zona «che ne risentirebbero più dei negozi» aggiunge Carbone. Insomma le conseguenze per l’indotto non sono assolutamente da sottovalutare.

«L’arrivo dell’outlet e degli altri centri commerciali è stata una fortuna per tutto il nostro territorio perché ha calamitato e continua ad attirare investimenti» dice ancora il sindaco. Questo piccolo comune dell’Alessandrino ha la fortuna di ospitare quello che è diventato il più grande outlet d’Europa del gruppo McArthurGlen. Tra l’outlet (circa 51mila metri quadri di spazi di vendita), il retail park di Aedes Siiq con poco più di altri 40mila metri quadri divisi tra 36 negozi di cui 9 megastore e un piano di sviluppo che nell’arco dei prossimi mesi porterà la superficie totale a 46mila metri quadri per finire con il grande ipermercato (l’Iper Serravalle che fa capo al Gruppo Finiper di Marco Brunelli) da altri 24mila metri quadri, gli occupati sono più di tremila di cui almeno il 20% risiede nel comune. «Nella zona, da Novi ad Arquata Scrivia inoltre è nato un ricco indotto con una ventina di piccole imprese artigianali e non, che lavorano per tutti quei punti vendita».

Negozi che nella giornata tipo di un week end qualsiasi vengono visitati da una media di 50-60mila persone. Proprio per questi turisti dello shopping, che dal Nord Ovest raggiungono quest’area, è nato #Thinkserravalle, progetto di promozione turistica che si sviluppa in collaborazione con Serravalle Designer Outlet e raggruppa strutture convenzionali come ristoranti, agriturismi e B&B. Una offerta turistica che spazia dall’area archeologica di Libarna, antica città romana scoperta a Serravalle, fino alle colline di Gavi, dove si produce l’omonimo vino bianco piemontese Docg e che, in un raggio di diversi chilometri, comprende percorsi per cicloturisti, camminate lungo i sentieri e altre attività sportive e per amatori.

«Sono favorevole alle aperture domenicali perché sono indispensabile per la vita dei centri commerciali e sono favorevole al progresso», continua Carbone. Una riflessione, la sua, che guarda soprattutto ai giovani del territorio che con i contratti week end, lavorando venerdì, sabato e domenica ricevono uno stipendio netto che oscilla tra gli 800 e i mille euro mensili, dipende dalle ore di straordinario. «I cittadini, i giovani universitari della zona, chiedono e vogliono lavorare nei week end e si trovano bene». La conferma indirettamente arriva dalle migliaia di candidature che arrivano con le campagne di recruiting delle diverse insegne del retail.

Tra le altre ricadute positive del polo retail di Serravalle c’è anche la crescita della popolazione «perché qui c’è più offerta di lavoro». Può suonare strano ma il piccolo comune ora ha stabilmente più di 6mila abitanti contro i 5.800 del 2002 anno in cui l’outlet era fresco di inaugurazione.

Lavoro estremamente prezioso in questa zona dell’alessandrino che negli ultimi lustri ha visto la chiusura o il ridimensionamento di molte imprese del manifatturiero. «Oggi gli occupati dell’ipermercato, del retail park e outlet sono il doppio di quelli impegnati dalla manifattura della zona». Ma che sarebbe stato di questo territorio senza l’arrivo dell’outlet di McArthurGlen? «Il territorio sarebbe semplicemente morto, desertificato e come amministrazione saremmo in estrema difficoltà sia dal punto di vista occupazionale che infrastrutturale» è la risposta.

Nel complesso le diverse strutture del polo del retail pagano circa due milioni di Imu l’anno «applichiamo le tariffe massime» di cui 600mila restano nelle casse del Comune.

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