LA CRISI DEL CREDITO

Serve una strategia europea sugli Npl

di Vítor Constâncio

4' di lettura

Uno dei problemi più urgenti per le banche dell’area dell’euro è costituito dai quasi 1.000 miliardi di euro di crediti deteriorati (non-performing loans, Npl) nei loro bilanci. L’incidenza degli Npl è diminuita gradualmente nella media dell’area rispetto al picco dell’8% raggiunto nel 2013, ma resta ancora pari al 6% e le differenze tra Paesi sono pronunciate: in sei di questi rimane superiore (e in alcuni casi significativamente superiore) al 10 per cento.

La questione non riguarda solo le banche. Il rovescio della medaglia degli Npl è l’eccesso di indebitamento nel settore sia delle famiglie, sia delle imprese e questo rappresenta una sfida macroeconomica, in quanto le banche limitano l’offerta di credito e le imprese in difficoltà riducono gli investimenti, il che a sua volta frena la crescita dell’economia.

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I problemi di qualità degli attivi sono stati esacerbati dalla crisi finanziaria mondiale. Quando è scoppiata la crisi, il forte aumento degli Npl ha reso molte banche incapaci di gestire le esposizioni problematiche.

La risoluzione degli Npl, benché non sia una panacea per tutte le difficoltà del settore bancario, potrebbe offrire benefici significativi. I suoi effetti non sono facili da stimare. Analisi di scenario indicano tuttavia che la sostituzione degli Npl con attività in bonis potrebbe accrescere il rendimento del capitale (return on equity, Roe) aggregato delle banche dell’area dell’euro di oltre 1 punto percentuale, con i settori bancari di alcuni Paesi che guadagnerebbero fino a 5 punti percentuali.

È quindi essenziale trovare una soluzione al problema degli Npl, ma dobbiamo riconoscere che ci vorrà del tempo e che nessuno strumento da solo costituirà verosimilmente la ricetta magica. Piuttosto, servirà una strategia articolata comprendente una molteplicità di strumenti. La Bce è già al lavoro e ha formulato linee guida chiare per le banche sottoposte alla sua vigilanza diretta. Tuttavia, l’azione di vigilanza non è di per sé sufficiente. Anche il settore privato e le autorità nazionali ed europee hanno un ruolo da svolgere.

Svariati impedimenti significativi incidono sui prezzi degli Npl, in misura diversa nei vari Paesi dell’area dell’euro. Il mercato delle esposizioni problematiche può essere assimilato a quello che il premio Nobel per l’Economia, George Akerlof, ha definito il mercato dei «limoni»: in italiano, più colloquialmente, si direbbe dei «bidoni». Si tratta di una situazione in cui gli investitori richiedono un premio per tutelarsi contro l’incertezza riguardo alla possibilità che le banche meglio informate tentino di vendere loro degli attivi di qualità creditizia inferiore a quanto potrebbe apparire a prima vista. Ciò si traduce in una limitata attività di mercato, poiché i prezzi che gli investitori sono disposti a pagare per gli Npl risultano molto inferiori a quelli ai quali le banche sarebbero disposte a venderli.

Anche le inefficienze strutturali in materia di azioni esecutive sui crediti e sulle garanzie contribuiscono alla scarsità di transazioni. Le azioni legali per la riscossione di un semplice credito sono troppo lunghe e costose in molti Paesi dell’area dell’euro. Dal lato della domanda, gli investitori sono altresì scoraggiati dall’elevato grado di incertezza riguardo ai recuperi e alla relativa tempistica, oltre che da barriere all’ingresso quali gli obblighi di autorizzazione.

Tali sintomi di fallimenti di mercato, aggravati dai vincoli giuridici, richiedono una risposta in termini di politiche pubbliche. Le autorità europee e nazionali dovrebbero varare una strategia articolata che combini una serie di strumenti adatti ad affrontare in modo efficace il problema degli Npl in Europa. Un aspetto essenziale di tale strategia sarà l’allineamento degli incentivi tra le parti interessate: banche, investitori e autorità.

Diversi strumenti appaiono particolarmente promettenti. Le società di gestione di attivi (asset management companies, Amc) nazionali, quando sono state strutturate correttamente, sono riuscite ad alleviare l’onere degli Npl delle banche e recuperare valore dagli attivi. Un modello per le Amc nazionali nell’area dell’euro (in pratica, un manuale per la costituzione di tali società) farebbe risparmiare tempo e denaro alle autorità. Oltre a chiarire nel dettaglio come le Amc possono essere rese compatibili con il quadro giuridico dell’Unione europea, tale modello dovrebbe individuare le migliori prassi internazionali per aspetti fondamentali delle Amc quali le categorie di attività idonee, i requisiti di partecipazione, la valutazione degli attivi, la struttura patrimoniale e di finanziamento e la governance.

In aggiunta alle Amc, gli schemi di cartolarizzazione hanno anch’essi il potenziale di imprimere un impulso al mercato secondario degli Npl, ma possono richiedere interventi pubblici che segnalino la determinazione dei governi a procedere con riforme strutturali atte a migliorare le valutazioni degli attivi. Occorrerebbe altresì esplorare a fondo le possibilità offerte da piattaforme di negoziazione o stanze di compensazione per gli Npl, anche a livello dell’area dell’euro, per accrescere la trasparenza di questi ultimi e stimolare le transazioni.

Per essere efficaci, però, tutte queste opzioni richiedono una considerevole spinta verso l’attuazione di riforme strutturali connesse alle azioni esecutive sui crediti e la riduzione delle asimmetrie di informazione.

Se tali misure diventeranno credibili, gli investitori riconosceranno il cambiamento nell’impostazione delle politiche e dovrebbero in ultima istanza essere disposti a pagare prezzi più elevati per gli Npl. La Commissione europea ha recentemente annunciato che formulerà una proposta per una strategia di gestione degli Npl articolata e coordinata, comprensiva di un modello per le Amc nazionali. Sarà a quel punto indispensabile che tutte le autorità competenti agiscano con tempestività e decisione per attuare le misure necessarie a superare il problema degli Npl, rafforzando così la ripresa europea in corso. Per ottenere tali benefici occorre impegnarsi a fondo, su molti fronti. Tuttavia soluzioni parziali o ulteriori ritardi non costituiscono opzioni praticabili se vogliamo affrontare l’onere degli Npl ed evitare un nuovo accumulo di crediti deteriorati in futuri episodi di rallentamento ciclico dell’economia.

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