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Servizi immobiliari, cali del 5-10% del fatturato causa Covid

Mettere a sistema le misure precauzionali per il patrimonio gestito in Italia peserà sugli investimenti almeno 850 milioni di euro nel 2020

di Laura Cavestri

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(LIGHTFIELD STUDIOS - stock.adobe.com)

Mettere a sistema le misure precauzionali per il patrimonio gestito in Italia peserà sugli investimenti almeno 850 milioni di euro nel 2020


3' di lettura

Coworking, student e senior housing? Si stanno già riorganizzando. Gli uffici? Meno grandi progetti di capitale investito e più spazi agili a condizioni flessibili. Mettere a sistema le misure precauzionali per il patrimonio gestito in Italia peserà sugli investimenti almeno 850 milioni di euro nel 2020. A farsene carico soprattutto il settore dei servizi immobiliari, che dopo una crescita, negli ultimi 5 anni, superiore al 20%, dovrà fare i conti con un calo di fatturato sino a due cifre.

L’impatto economico della pandemia sui servizi immobiliari è stato il tema affrontato questa mattina nella web conference “FUTURE. Covid-19 e l'impatto sul mondo dei servizi immobiliari”, organizzata da Scenari Immobiliari.

I servizi immobiliari

«L’emergenza sanitaria legata al Covid-19 – ha affermato Mario Breglia, presidente di Scenari Immobiliari – avrà un impatto sul conto economico delle aziende del mondo dei servizi immobiliari, che potrebbe avere un calo tra il 5 e il 10% del fatturato. Logistica, residenziale, uffici di grado A, settore sanitario e data center saranno le asset class che soffriranno meno delle ricadute della pandemia. Mentre retail, centri commerciali, hotel, uffici vecchi, residenziale usato e student housing avranno più difficoltà a ripartire».
Il fenomeno più importante nel settore immobiliare europeo negli ultimi 5 anni è stata proprio la crescita dell’industria dei servizi: tra il 2015 e il 2019 questi hanno avuto un incremento del 24,5%, arrivando a quasi 1 milione di imprese (sommando Italia, Francia, Germania, Francia, Spagna e Gran Bretagna) e quasi 2 milioni di addetti. In Italia la crescita è stata del 21,3%, arrivando a circa 270mila aziende e un giro d’affari di quasi 43 miliardi di euro. L’emergenza Covid-19 ha dato una ulteriore spinta al settore con le nuove attività legate all’incremento dell’efficacia delle misure precauzionali di contenimento e alle diverse procedure di gestione professionale degli immobili.

Far fronte all’emergenza

Per far fronte all’emergenza, molte società che si occupano di servizi immobiliari hanno avviato diverse prestazioni necessarie al prosieguo dell’attività, come il supporto ai lavoratori e alle aziende per il rientro in sicurezza negli edifici, la consulenza strategica per la ripresa delle attività, la riprogettazione dei layout interni, lo sviluppo della comunicazione digitale. Oltre a una generale riorganizzazione informatico-tecnologica delle aziende, all’implementazione di nuovi programmi per la sicurezza dei dati e le ispezioni da remoto in ambito di lavoro agile e diversi strumenti per la formazione.

«La vera innovazione di questa pandemia – ha aggiunto Alessandro Pasquarelli, amministratore delegato Yard Reaas – è il recupero di entralità delle persone. Non solo nello smartworking indispensabile a portare avanti le necessarie attività. Ma se prima al centri vi era la prestazione dell’edificio, dal grado di interconnessione digitale al risparmio energetico, oggi il tema degli spazi modulabili e del distanziamento assicurabile sono diventati piorità». Così come i servizi, destinati ai conduttori e ai tenant, diventano una chiave di attrattività

«Nei tre mesi in cui il mondo si è fermato per la pandemia – ha affermato Francesca Zirnstein, direttore generale di Scenari Immobiliari – il settore immobiliare ha subito una vera e propria accelerazione di alcuni processi già in atto, primo fra tutti quello della digitalizzazione, che necèssita di investimenti rilevanti, affrontati meglio da aziende di grandi dimensioni. Oltre a un conseguente processo di aggregazione, sembra auspicabile un futuro del real estate in cui la faranno da padroni la sicurezza sanitaria e la sostenibilità, con un incremento delle detrazioni fiscali verso interventi di riconversione degli immobili con miglioramento dell’efficienza energetica. Se l’impatto di questa crisi sarà duraturo vedremo un ripensamento delle soluzioni tradizionali per l’abitare, il lavoro, il commercio, il trasporto di merci e persone. Potrebbero esserci spostamenti della domanda all’interno dei centri urbani verso posizioni più periferiche, alla ricerca di maggiore spazio, più verde e natura. Le attività di advisory, valuation, project management avranno una centralità sempre maggiore nel processo di costruzione degli edifici del futuro, così come asset, property e facility management, insieme all’agency, saranno centrali nella loro gestione».

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