Il tema dell’incompatibilità

Servizi segreti e Colle, ora diventa un caso anche il pranzo Di Maio-Belloni

Si chiude così, intorno a qualche piatto della tradizione gastronomica romana, la vicenda che aveva visto la Belloni candidata alla carica di Capo dello Stato. Ma la vicenda ora obbligherà a qualche riflessione e “aggiustamento” di posizioni all'interno sia dei Cinque stelle che del Pd

di Gerardo Pelosi

(Ansa)

4' di lettura

Sorrisi, clima disteso, giro di orizzonte informale sui principali temi dell'attualità internazionale a cominciare dall'Ucraina. Con un pranzo nel centro di Roma si è consolidato oggi il rapporto di collaborazione e di stima reciproca tra il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio e la direttrice del Dis (Dipartimento delle informazioni per la sicurezza) Elisabetta Belloni fino a pochi mesi fa segretario generale della Farnesina.

Belloni: amicizia sempre più solida. Di Maio: profonda astima e amicizia

«Con il Ministro Di Maio – ha fatto sapere la Belloni - c’è un’amicizia sempre più solida. Di Maio è sempre leale’. E su Facebook Di Maio ha restituito i complimenti: «Con Elisabetta Belloni – ha scritto il ministro - mi legano una profonda stima e una grande amicizia. Una professionista straordinaria, con un immenso attaccamento alle Istituzioni. Oggi a pranzo ho fatto una piacevole chiacchierata con lei. Grazie Elisabetta, condivido pienamente quello che pensi del nostro rapporto». Si chiude così, intorno a qualche piatto della tradizione gastronomica romana, la vicenda che aveva visto la Belloni candidata alla carica di Capo dello Stato. Ma una vicenda che ora obbligherà a qualche riflessione e “aggiustamento” di posizioni all'interno sia dei Cinque stelle che del Pd. La direttrice del Dis avrebbe per altro incontrato nel pomeriggio negli uffici della Presidenza del Consiglio il sottosegretario e Autorità delegata per la Sicurezza, Franco Gabrielli.

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Conte: contro Belloni un blocco trasversale

L'ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte ricorda come «nel Pd non c’era più la disponibilità su Belloni, non entro - aggiunge il presidente dei Cinque stelle - nelle motivazioni del Pd ma c’è stato un blocco trasversale». Le chiavi di lettura della candidatura (e della mancata elezione) della Belloni possono riassumersi così: la sua nomina rischiava di rappresentare un vulnus per il Governo perché sarebbe stata il frutto di una maggioranza diversa da quella che sostiene Draghi, rischiava poi di spaccare i grillini e il Pd al loro interno e poteva infine essere letta solo come una mossa per aprire la strada alla candidatura vera del politico Casini.

Borghi (Pd): proposta di legge per ineleggibilità ex capi Servizi a Quirinale

Enrico Borghi, responsabile delle politiche della sicurezza del Pd e membro del Copasir ha posto il problema di una possibile “incompatibilità” e “ineleggibilità” da stabilire per legge dei dirigenti dei Servizi con la massima carica dello Stato. «La Belloni – ha detto Borghi - è una figura di altissimo profilo dell'alta amministrazione dello Stato, una sincera funzionaria di una Repubblica democratica e una persona che ha reso e sta rendendo servizi molto importanti al Paese. Proprio per questo non doveva essere messa in mezzo al tritacarne e chi lo ha fatto si assume responsabilità politiche e istituzionali di una attività maldestra». Borghi annuncia una proposta di legge al riguardo ma l'unico limite imposto al nome del presidente della Repubblica è l'eta. L'ineleggibilità per gli ex direttori dei Servizi si scontra quindi contro l'articolo 84 della Costituzione. Per modificarlo occorrerebbe una legge costituzionale.

Urso: altro che “porte girevoli”: grandi qualità sviluppate al servizio dello Stato

E poi, si può veramente parlare di “porte girevoli” tra Servizi e incarichi politici o non piuttosto di grandi qualità sviluppate sulla base di esperienze diverse? Se lo è chiesto il presidente del Copasir, Adolfo Urso che ha affidato alcune riflessioni a un'intervista per Formiche. Secondo Urso ci sono casi come quello del Prefetto De Gennaro, capo della polizia, poi direttore del Dis e quindi sottosegretario alla intelligence, «un cursus straordinario che l'ha portato a diventare anche presidente di Finmeccanica». O «lo stesso Gabrielli , direttore del Sisde e poi dell'Aisi, cioè di una agenzia operativa, poi prefetto di Roma, capo della polizia, ed ora sottosegretario alla intelligence e alla cybersicurezza». Nel passato inoltre, ricorda sempre Urso, «parlamentari erano stati direttori della intelligence senza che nessuno sollevasse problemi di incompatibilità o ineleggibilità così come non sussistono verso gli alti gradi delle Forze Armate. Eviterei che la questione sia affrontata sulla scia delle polemiche del Quirinale».

Da Segni a Napolitano: tutti ex ministri dell’Interno super partes

Si tratta, secondo il presidente del Copasir, di pregiudizi frutto di suggestioni. «Senza contare che nella Storia repubblicana l'Italia ha avuto diversi presidenti della Repubblica che erano stati ministri dell'Interno. Segni, Cossiga, Scalfaro, Napolitano. Anni fa chi guidava il Viminale aveva un accesso e un controllo del comparto senza paragoni. Eppure nessuno ha fatto uso delle informazioni raccolte abusando del suo potere. Era una sorta di prova del nove: spesso la scelta ricadeva su personalità che aveva svolto tale incarico proprio perché essa aveva dimostrato assoluta imparzialità e senso dello Stato nell'assolvere ai suoi delicati compiti». E lo stesso Mattarella da vice presidente del Consiglio di Massimo D'Alema aveva la delega ai Servizi.

Il “tecnico” Ciampi e il tecnico Macron cosa insegnano?

E poi, a ben guardare, la divisione tra tecnici e politici, secondo Urso, non esiste più. «L'esperienza del grande Carlo Azeglio Ciampi – osserva il presidente del Copasir - parla da sola, anticipatrice di un'epoca. Un “banchiere” che ha riconsacrato la Patria! Ma ci sono esempi di questi giorni, anche in direzione contraria, a dimostrazione che il diaframma non esiste più. Due politici, Franco Frattini e Giuliano Amato, sono diventati rispettivamente presidente del Consiglio di Stato e della Corte Costituzionale proprio mentre si parlava di loro anche come Presidente della Repubblica: quel che conta è la qualità delle persone e sempre più la loro capacità di tenere conto della interdipendenza dei fattori. Penso ancora a Emmanuel Macron. Quando è stato eletto tutti lo consideravano un tecnico, costruito come Presidente dalla tecnocrazia. Oggi possiamo dire la stessa cosa?».

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