rivoluzione nella sicurezza

Servizi, sui vertici ipotesi riforma ma ora parte la sfida sulle nomine

Nell’audizione di Conte al Copasir intesa per la revisione degli incarichi all’intelligence. Già si intravede la fibrillazione sui nomi in lizza

di Marco Ludovico

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Nell’audizione di Conte al Copasir intesa per la revisione degli incarichi all’intelligence. Già si intravede la fibrillazione sui nomi in lizza


5' di lettura

Lo scontro si è appianato. Chiariti dubbi ed equivoci. Rimbocchiamoci le maniche insieme e risolviamo: in oltre due ore di audizione al Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica guidato da Raffaele Volpi (Lega) il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, si impegna a condividere con il Parlamento le nuove norme sui servizi di intelligence.
Subito, quelle ad alto valore politico su durata di incarichi e rinnovi. Stop, dunque, a decreti presidenziali all’ultimo minuto o emendamenti finiti nel mucchio tra i tanti, quasi nascosti.
In uno dei prossimi provvedimenti alle Camere, è l’accordo, si introdurranno queste disposizioni.

In campo due ipotesi di norme sugli incarichi

Tutto era nato dalla necessità - condivisa - di confermare il direttore dell’Aisi Mario Parente. Rischiava in piena emergenza Covid-19 di dover lasciare il 16 giugno dopo quattro anni. Il massimo previsto dalla legge (n. 124/2007) però è otto (quattro più altri quattro). Ma l’inghippo stava nella possibilità di un solo rinnovo: Parente lo aveva già avuto dopo i primi due anni. Un assurdo. Con l’emendamento introdotto da Conte, con tanto di voto di fiducia - non era mai successo - per le conseguenti polemiche, il premier può concedere più rinnovi senza però sfondare il tetto massimo di durata. Passerà in via definitiva nel decreto di proroga dello stato di emergenza Covid-19 in ratifica al Senato. Ma già si delineano due ipotesi nuove per i vertici dell’intelligence. Una norma di incarico in via provvisoria, vista la contingenza in atto, oppure una limitazione della possibilità di rinnovo. L’impegno è di trattarle in uno dei prossimi testi in discussione nelle aule parlamentari.

Un riordino condiviso tra le forze politiche

Spiega il vicepresidente Copasir Adolfo Urso (Fdi): «In audizione lo abbiamo sancito e ribadito, è il Parlamento a stabilire le coordinate normative sui servizi di informazione e sicurezza fermo restando l’indirizzo politico del presidente del Consiglio». Ricorda Urso: «I poteri del premier sull’intelligence sono ampi, ne ha la piena responsabilità. Ma sono le Camere a definire la legislazione primaria». Dopo l’audizione il comunicato del Copasir sottolinea «l’esigenza, superando logiche emergenziali o contingenti, di avviare quanto prima un’organica azione di aggiornamento della legge stessa, al fine di adeguarla all'evoluzione del quadro istituzionale e alle nuove minacce per la sicurezza». Prospettiva ambiziosa. Si vedrà se realistica.

Non solo intelligence: una lunga catena di nomine

Placatosi, così sembra, lo scontro politico sulle regole degli incarichi, comincia la partita più avvincente: quella delle nomine. Ma sarebbe un errore guardare solo all’intelligence dove pure le designazioni sono numerose. Di certo è la politica a occuparsene. In assoluto il presidente del Consiglio, come dice la legge. Ma per i vertici entrano in campo i leader di partito, Nicola Zingaretti (Pd) e Luigi Di Maio (M5S). I ministri più coinvolti, Luciana Lamorgese (Interno) e Lorenzo Guerini (Difesa) innanzitutto. Ma anche Roberto Gualtieri (Economia), Alfonso Bonafede (Giustizia) e Stefano Patuanelli (Sviluppo Economico). Sono i titolari dei dicasteri nel Cisr, il Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica. Organo politico consultivo ma imprescindibile, così come il presidente del Copasir, per la scelta dei candidati. I nomi in ballo, però, potranno spuntare anche in altre caselle.

Poltrone già scadute e in scadenza a più riprese

Una certa stabilità politica ritrovata nel governo dopo il risultato delle Regionali dovrebbe rendere più semplice l’accordo sui nominativi. All’Aise da maggio è vacante un posto da vicedirettore liberato dal generale Gianni Caravelli per approdare alla direzione dopo Luciano Carta a sua volta designato presidente di Leonardo. Da fine luglio è libera un’altra vicedirezione Aise, il generale Giuseppe Caputo ha assunto un alto incarico al gruppo San Donato di Milano. Ma le tensioni dentro la maggioranza e l’esecutivo prima della tornata elettorale hanno impedito di chiudere su queste nomine. I candidati, poi, sono molti. Prefetti e dirigenti della Polizia di Stato. Ufficiali generali dell’Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e delle tre Forze Armate: un affollamento quasi ai limiti dell’assembramento. In corsa anche diversi apprezzati dirigenti dell’intelligence. La sfida politica dovrebbe trovare un equilibrio tra i nomi esterni e quelli interni al comparto. Un rebus.

Da ottobre si entra nel vivo

In realtà una delle prime nomine nel settore della sicurezza spetta al ministro Lamorgese: dal 15 ottobre lascia al termine del triennio la direzione della Dia (direzione investigativa antimafia) il generale dei carabinieri Giuseppe Governale. Al suo posto andrà un questore, molto probabilmente proveniente da un capoluogo di regione del Sud. Il Consiglio dei ministri, poi, dovrà nominare il successore del prefetto Antono De Iesu, vicecapo vicario del dipartimento di Ps guidato da Franco Gabrielli. Il capo della Polizia, per la cronaca, è l’unico incarico privo di scadenza. De Iesu scade il primo novembre, a gennaio 2021 esce poi per limiti di età il prefetto Mario Papa, capo della segreteria del dipartimento Ps. Ma a breve il ministro Lamorgese dovrà proporre a palazzo Chigi anche la nomina del capo del dipartimento dei Vigili del Fuoco e del commissario straordinario antiracket e antiusura: i prefetti Salvatore Mulas e Anna Paola Porzio sono ormai in scadenza.

La grande sfida sui nomi ai Servizi

Le nomine dei vicedirettori all’intelligence - a metà dicembre esce per limiti di età anche Valerio Blengini, vice all’Aisi - è probabile finiscano tutte in un pacchetto di mischia a dicembre quando termina il primo incarico biennale per il prefetto Gennaro Vecchione, numero uno del Dis. Il rapporto di fiducia di Vecchione con Giuseppe Conte è blindato, il premier potrebbe rinnovarlo con un incarico fino a quattro anni. La scelta finale si fonderà sugli equilibri politici del momento, la forza di Conte e dei suoi avversari. Non è escluso fino ad allora anche un movimento di vicedirettori del Dis verso altri incarichi. È una partita a scacchi dove la politica vuole vincere sempre. Ma ci vogliono invece mediazioni tra spinte e controspinte di ogni genere. Resta da vedere, per esempio, se tra i leader di partito la scelta di un vertice dello Stato, il Dis, finirà o meno in una trattativa insieme a quella di un altro vertice, il numero uno dell’Arma, visto che a gennaio lascia per fine incarico il generale Giovanni Nistr i. E sul nome del comandante generale dei carabinieri la proposta in Consiglio dei ministri è del titolare della Difesa Guerini di concerto con la collega all’Interno Lamorgese.

Dal 2021 ricambio totale alla Difesa

La sequenza di incarichi e scadenze è nota agli addetti ai lavori. Ma il quadro politico, se resta consolidato, consente al governo la progettazione dei ricambi. Alla Difesa il rinnovo è totale ai massimi livelli. Scade nel 2021 a febbraio Salvatore Farina, capo di Stato maggiore dell’Esercito. Più avanti dovranno lasciare il capo di Stato maggiore della Difesa Enzo Vecciarelli; il segretario generale della Difesa Nicolò Falsaperna; il capo di Stato maggiore dell’Aeronautica Alberto Rosso; il comandante generale della Guardia Costiera Giovanni Pettorino.A giugno, inoltre, finisce l’anno di incarico per il prefetto Parente, ma non avrà raggiunto i limiti di età: si vedrà fino ad allora quali norme avrà approvato il Parlamento su proroghe e rinnovi nell’intelligence. A termine incarico saranno anche diversi vicedirettori intelligence. E voler lanciare lo sguardo ancora più lontano, nel 2022 vanno in scadenza a maggio il comandante generale della Finanza, Giuseppe Zafarana, e a giugno il capo di Stato maggiore della Marina, ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone. Sempre a metà maggio finisce il primo biennio di incarico il direttore Aise Gianni Caravelli.Il governo giallorosso, se tiene, può ridisegnare tutta la mappa dei vertici della sicurezza nazionale.

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