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Questo articolo è stato pubblicato il 16 ottobre 2013 alle ore 12:13.
L'ultima modifica è del 16 ottobre 2013 alle ore 12:21.

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Sbuca all'improvviso, con un clic a un link qualsiasi. Sulla carta, o meglio, sullo schermo è un avviso di sequestro della Polizia Postale. Con tanto di logo, intestazione e normative incolonnate per spiegare le infrazioni che avrebbe commesso l'utente. Nei fatti è un super virus che rimbalza in rete, estorcendo agli utenti imbarazzati o intimitoriti una «cauzione» da versare sul conto indicato sulla pagina. Pena: blocco del pc e sanzioni penali.

Neanche a dirlo, non c'è nulla di vero. Il virus è una vecchia conoscenza dei "ransomware", i raggiri online che minacciano le vittime con richieste di denaro o informazioni. Ma la grafica ben confezionata, e il richiamo alle istituzioni, fa breccia più di altri. Lo ha denunciato anche la Polizia di Stato, con un comunicato che svela gli altarini del fake. Il meccanismo è facile: l'utente "sbatte" all'improvviso in una pagina con il timbro della polizia postale. L'accusa, scritta a chiare lettere nelle prime righe del documento, spazia dalla pedopornografia, alle cospirazioni terroristiche, a non meglio specificate «attività sovversive». Le soluzioni prospettate sono due: blocco e sequestro del pc per indagini ulteriori o pagamento di una penale con carte di credito e/o conti correnti che non possono essere rintracciati. Il prezzo del rilascio, si fa per dire, va dai 100 a più di 1000 euro.

Va da sé che non c'è rischio di sequestro e la polizia postale non ha mai diffuso sanzioni "a trappola" su siti legali. Il computer può bloccarsi, ma basta un riavvio per metterlo in moto. Per il pagamento si ricorre soprattutto ad Ukash, il sistema di banking online con sede a Londra. E la truffa può presentarsi in veste diverse: ne sono diffuse copie con il timbro (fasullo) di Guardia di Finanza, Carabinieri, Cnaipic, Siae e addirittura in combinazione tra due o più istituzioni.

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