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Questo articolo è stato pubblicato il 11 febbraio 2014 alle ore 17:22.
L'ultima modifica è del 11 febbraio 2014 alle ore 20:53.

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La Consulta in aiuto del Governo nella battaglia per ridurre il sovraffollamento delle carceri ed evitare così una nuova censura della Corte Ue dei diritti dell'uomo. Domani, ad affiancare decreti e proposte di legge "svuotacarceri" promossi negli ultimi mesi dall'Esecutivo, potrebbe arrivare una sentenza di illegittimità costituzionale della legge sulla disciplina penale sugli stupefacenti, piu' conosciuta come Fini-Giovanardi, nella parte in cui eleva le pene rispetto alla precedente, la Iervolino-Vassalli. L'eventuale bocciatura delle norme che nel 2006 hanno equiparato le droghe pesanti e quelle leggere, aumentando le pene per lo spaccio di cannabis o hashish e parificandole a quelle per cocaina o eroina avrebbe conseguenze pressoché immediate su circa 10mila detenuti.

10mila detenuti per droga tra i possibili beneficiari dell'incostituzionalità
La stima arriva da Stefano Anastasia, presidente della «Società della Ragione», presente oggi all'udienza pubblica alla Corte in vista della sentenza, attesa non prima di domani, quando i giudici si riuniranno Camera di consiglio per esaminare anche altri due ricorsi analoghi all'ordinanza di rimessione con cui la Cassazione ha inviato gli atti alla Consulta sollevando dubbi di legittimità sulla norma. Per Anastasia, «Gli arrestati per droghe leggere sono il 40% degli arrestati per reati in materia di stupefacenti». Per questo, è realistica una stima di circa 10mila detenuti «che potrebbero beneficiare della bocciatura della legge. Tra questi, non solo chi é in custodia cautelare, ma anche i condannati in via definitiva, che potrebbero chiedere un incidente di esecuzione per la rideterminazione della pena». Nel caso venisse dichiarata l'incostituzionalità, chiarisce Anastasia, «sarebbero i primi a beneficiarne, per non contare i futuri "carcerandi"» puniti sulla base delle norme della legge attualmente in vigore che, si ricorda, eleva di parecchio le pene per droghe leggere rispetto alla normativa previgente: dai 2-6 anni ai 6-20 anni.

Flick: norme non aggiornate ma «trasfigurate» nella coversione del Dl
Questa mattina, a sostenere l'incostituzionalità della Fini Giovanardi è stato l'ex presidente della Consulta ed ex ministro della Giustizia, Giovanni Maria Flick, che ha affiancato nella trattazione del ricorso l'avvocato Michela Porcile. Il punto dirimente, ha spiegato Flick ai suo vecchi colleghi della Corte (l'ex Guardasigilli del Governo Prodi ha lasciato la Consulta nel febbraio di cinque anni fa) è che il legislatore, nella fase di conversione del decreto legge che il governo di allora aveva varato per l'imminenza delle Olimpiadi invernali di Torino inserendo al suo interno anche norme sugli stupefacenti, «non si è limitato a ricomporre e eventualmente rimodulare diversamente gli oggetti normativi iscritti nel corpo del decreto legge, ma ne ha completamente trasfigurato le sembianze», introducendo «un prodotto normativo completamente nuovo, al di fuori di qualsiasi rispetto dei limiti costituzionali del proprio compito».

Nessun vuoto normativo da eventuale bocciatura
Da sottolineare, ha aggiunto Flick, «l'assoluta estraneità delle previsioni dell'articolo 4 in materia di esecuzione delle pene detentive per tossicodipendenti in programma di recupero» in un contesto che riguarda le Olimpiadi invernali. Secondoi ricorrenti sono state modificate le tabelle, modificati i reati ed è «mutata sensibilmente la cornice edittale. In una parola - ha concluso Flick- il previgente testo unico sugli stupefacenti è stato inciso in modo assai sensibile». Flick ha anche sottolineato piu' volte che la dichiarazione di incostituzionalità non creerebbe un vuoto normativo ma si tornerebbe alla normativa precedente.

L'Avvocatura difende la norma e chiede il rigetto del ricorso
Da parte sua, L'Avvocatura dello Stato ha invece difeso la legittimità costituzionale della legge sotto accusa. L'avvocato Massimo Giannuzzi ha rilevato come «il contrasto alle tossicodipendenze si faccia sia con l'inserimento in strutture o programmi di recupero, sia attraverso misure sanzionatorie», leve che «rientrano in una medesima finalità: il contrasto alle tossicodipendenze». Per Giannuzzi, « il dosaggio di questi strumenti è frutto di valutazioni politiche, e non è questa la sede per parlarne». L'Avvocatura ha quindi chiesto il rigetto del ricorso per infondatezza.

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