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L’incredibile «The walk» di Robert Zemeckis

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CINEMA

L’incredibile «The walk» di Robert Zemeckis

Dal Festival di Roma alle sale italiane: presentato pochi giorni fa nel corso della kermesse capitolina, «The Walk» di Robert Zemeckis è uno dei film più attesi del weekend, insieme a «Dheepan» di Jacques Audiard e «Crimson Peak» di Guillermo del Toro.
Al centro di «The Walk» c'è una storia, vera e incredibile allo stesso tempo, accaduta nel 1974. Philippe Petit, funambolo francese, compì il 7 agosto di quell'anno un'impresa entrata nella leggenda: camminò in equilibrio su un cavo metallico teso tra le Torri Gemelle di New York.
Prendendo spunto da un libro scritto dallo stesso Petit nel 2002, Zemeckis (anche co-sceneggiatore) ha raccontato la preparazione di un gesto folle, ambizioso e coraggioso, seguendo le regole dell'heist-movie (i film in cui si organizzano grandi rapine): Petit, infatti, ha dovuto superare le sue paure, ma anche i divieti delle forze dell'ordine per poter vincere la sua straordinaria sfida.

Capace di restituire un notevole senso di vertigine, «The Walk» è un film spettacolare e capace di utilizzare al meglio il 3D. A volte Zemeckis esagera un po' con l'enfasi e vuole svelare anche troppo del suo personaggio (il film è eccessivamente “spiegato”), ma sa come scuotere lo spettatore e la sequenza della traversata non si dimenticherà facilmente.
Sulla stessa vicenda era incentrato anche l'ottimo documentario «Man on Wire» (2008), firmato da James Marsh e premiato con l'Oscar di categoria.
Altrettanto interessante è «Dheepan», vincitore della Palma d'oro all'ultimo Festival di Cannes.
Il protagonista è un combattente delle Tigri Tamil che, per sfuggire alla guerra civile in Sri Lanka, parte per Parigi insieme a una donna e a una bambina, così da avere maggiori possibilità di ottenere lo status di rifugiato. La nuova “famiglia” si conosce a malapena, ma i tre tenteranno comunque di costruire una vita assieme.

Contenuti importanti per una pellicola credibile e ben girata, ma appassionante soltanto in parte. Audiard (già regista de «Il profeta») si conferma un autore di grande talento e il suo film ha una confezione impeccabile; peccato che la sceneggiatura a volte vada col pilota automatico e il finale non sia all'altezza delle efficaci battute iniziali.
Da vedere, ma Audiard ha fatto di meglio.
Di tutt'altro genere è «Crimson Peak», horror firmato da Guillermo del Toro con Mia Wasikowska.

L'attrice interpreta una ragazza inquieta e tormentata che si trasferisce con il nuovo marito in una grande villa misteriosa e decadente. Con loro vive anche la sorella di lui, ma le presenze che si aggirano intorno alla magione sono innumerevoli.
Dopo il blockbuster «Pacific Rim», del Toro gira un film più “piccolo”, un horror suggestivo unicamente per le scenografie e i colori adottati, ma privo di mordente dal punto di vista narrativo.
Il regista messicano si affida a tutti gli stereotipi del caso, regala pochi brividi e l'intera parte conclusiva risulta grossolana e scritta malamente. Una delusione cocente.

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