INTERVISTA

«Servono aziende leader per trainare la ripresa delle filiere»

Mirco Carloni. Vicepresidente Regione Marche:  «Vanno creati ecosistemi di settori omogenei per rafforzarli sui mercati»

di Michele Romano

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Manufatturiero. La struttura economica delle Marche è caratterizzata da aziende manifatturiere di beni per le famiglie

Mirco Carloni. Vicepresidente Regione Marche:  «Vanno creati ecosistemi di settori omogenei per rafforzarli sui mercati»


3' di lettura

Le Marche sono entrate in questa crisi, la quarta in un decennio, con una struttura economica caratterizzata da aziende manifatturiere di beni per le famiglie. In gran parte acquisti potenzialmente rinviabili: calzature, abbigliamento, mobili, elettrodomestici.

Non ci poteva essere momento peggiore per Mirco Carloni, da due mesi vicepresidente della giunta di centrodestra della Regione Marche e delega allo Sviluppo economico, per raccogliere l’eredità di un centrosinistra che ha governato per mezzo secolo. La crisi, dice, ormai «purtroppo strutturale, nasce ancora prima del covid. Basta guardare l’arretramento dell’export nell’ultimo triennio».

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Serve un nuovo modello di business. Ma cosa cosa non ha funzionato o non funziona più nel sistema produttivo delle Marche?

Oggi siamo divisi a vallate e, in questo modello, ha prevalso il contoterzismo, che nel lungo termine ha di fatto indebolito la competitività del sistema, ha favorito il nanismo e la fragilità finanziaria.

Il primo bando della sua gestione, con 1,3 milioni per attrarre investimenti innovativi, si è esaurito in 11 minuti: un segno di vitalità nonostante la crisi.

Tanto più che metteva dei paletti molto stringenti: una soglia minima di investimento di mezzo milione e l’incremento dei livelli occupazionali di almeno 20 addetti. Impegni significativi, per i quali evidentemente oggi c’è una disponibilità sul territorio regionale. È un bando che può scorrere oltre le risorse che abbiano allocato.

Come si cambia?

Vanno creati ecosistemi di settori compatibili tra loro in modo da renderli omogenei e più forti sui mercati, intervenendo sulla loro capacità di migliorare il processo produttivo, attraverso innovazione tecnologica e digitalizzazione, e sulla forza di sviluppo del loro business all’estero. All’interno di ogni ecosistema va individuato un leader su cui si investe e che ha la forza di trascinare con sé l’intera filiera, che non può essere quella del contoterzismo cinesizzato che punta al ribasso dei prezzi.

Sta ipotizzando un cambio culturale, non solo del modello economico: Pmi che hanno faticato ad aggregarsi e fare rete saranno pronte ad accettare un leader?

Se la leadership di un settore è riconosciuta tutti gli altri ne traggono benefici. Penso a Loccioni che ha realizzato un’intera filiera che si regge sull’innovazione tecnologica e ci sono esperienze analoghe anche nell’agroalimentare e nel comparto del bianco. Dobbiamo incentivare la creazione di filiere dove il valore si distribuisce verso il basso, evitando che chi cerca un fornitore lo faccia solo cannibalizzandolo sul prezzo: questo modello sta in piedi perché è conveniente per tutti. Vale anche per l’export: il leader si trascina l’intera filiera di qualità evitando la parcellizzazione degli sforzi.

Sta ipotizzando nuovi settori di sviluppo?

L’innovazione tecnologica può essere abbinata alla silver economy, che proprio nelle Marche potrebbe avere la sua filiera di eccellenza anche grazie alle sinergie che stiamo attivando. Così funzionerebbe anche per la pesca e l’agricoltura, perché sarebbero strettamente collegate con l’agrindustria e con mercati più ampi di quelli attuali.

Si va anche verso un maggior equilibrio tra costa ed entroterra?

Messe insieme creano un prodotto molto competitivo: all’interno abbiamo eccellenze, biodiversità e qualità della vita, sulla costa maggiore dinamismo e più industria. Il legame deve essere fortissimo e le infrastrutture, materiali e immateriali, lo salderanno.

Due dei quattro rettori delle università marchigiane sono economisti: è un bell’aiuto…

Abbiamo bisogno di un contributo di pensiero e di progettazione senza precedenti. Le nostre quattro università sono importanti, ma oggi serve il concorso di tutte le persone di buona volontà, di quelli che hanno talento e di coloro che hanno dimostrato di saper fare impresa. Altrimenti faremo i conti con la dispersione dei nostri giovani, la desertificazione imprenditoriale, il passaggio ai fondi di investimento dei nostri maggiori gruppi industriali.

Le banche che ruolo avranno?

Mi auguro che dopo la fase di assestamento riescano a dare stabilità alle nostre imprese, riconoscendo loro il giusto merito creditizio. Non è più possibile fare solo raccolta nelle Marche: facciano impieghi, contribuendo a creare l’ecosistema che aiuti le imprese a crescere. Che guardino negli occhi gli imprenditori e i loro progetti.

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