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«Servono campioni europei per competere con Usa e Cina»

Il banchiere Luigi De Vecchi: «Mondo sempre più polarizzato, Europa quasi fuori tempo massimo»

di Alessandro Graziani


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6' di lettura

«In un mondo sempre più polarizzato tra i due blocchi di Usa e Cina, l'Europa è quasi fuori tempo massimo per creare campioni europei dell'industria e della finanza. Una svolta può arrivare dalla nuova commissione Ue e dalla nuova Vigilanza Bce che finora non hanno facilitato le aggregazioni nei vari settori». Luigi De Vecchi è chairman Emea della divisione banking capital markets and advisory del colosso bancario americano Citi, di cui è anche componente del comitato esecutivo globale. È uno dei banchieri italiani più alti in grado nel business globale e da anni gestisce le maggiori operazioni di mergers and acquisitions: da Atlantia-Abertis a Essilor-Luxottica, da Lvmh-Tiffany fino a Fca-Psa. Riservato per carattere e per motivi di lavoro, ha accettato di delineare in questa intervista al Sole 24Ore le tendenze per il 2020 di economia, mercati e m&a.

Che anno sarà il 2020 per l'economia e per i mercati internazionali? Partiamo dalla crescita: che previsioni fate in Citi per l'andamento del Pil globale? Esiste un rischio di recessione negli Usa, in Europa e in Italia?

Ho l'impressione che si sia ormai superata la dicotomia tra mondo sviluppato e paesi emergenti (Brics) per passare a una visione polarizzata del mondo tra i due blocchi Usa e Cina che entro il 2035 si equivarranno in termini di Pil. Essi contribuiscono attualmente al Pil globale per il 24% e 16% rispettivamente, ma la Cina continua a crescere ad una velocità maggiore. Il “terzo blocco” europeo, sebbene contribuisca attualmente al Pil globale per il 22%, stenta purtroppo sempre più a decollare e sarà raggiunto in termini di Pil dalla Cina entro il 2028. In tale contesto ci aspettiamo una crescita del Pil globale del 2,6% nel 2019 e intorno al 2,7% sia nel 2020 che nel 2021. Negli Usa è atteso un declino dal 2,3% del 2019 al 2,0% e 1,8% rispettivamente nel 2020 e 2021. Anche la Cina rallenterà dal 6,2% nel 2019 al 5,8% e 5,6% rispettivamente nel 2020 e 2021. Infine la crescita economica dell'Eurozona si attesterà all'1,2% per il 2020/21 rispetto all'1,1% del 2019. Le stime di crescita prevedono invece una modesta ripresa in Italia, dallo 0,2% nel 2019 allo 0,5% e 0,7% nel 2020/21.

Nel 2019 Wall Street ha toccato nuovi livelli record. Il 2020 si concluderà con le elezioni americane. I mercati azionari terranno fino ad allora? Che previsioni fate sulle mosse di Fed e Bce?
Il ciclo virtuoso degli indici azionari e in particolare di quelli americani dura da oltre 10 anni ed è plausibile attendersi una correzione nel breve-medio termine. Peraltro, alla luce delle elezioni americane nel novembre 2020 è nell'interesse dello stesso Presidente Trump evitare che il mercato abbia ricadute negative già l'anno prossimo. In tale contesto le banche centrali stanno continuando ad agevolare una politica monetaria espansiva: tanto Jerome Powell alla Fed quanto Christine Lagarde in Bce, hanno assicurato tassi fermi negli Usa e in Europa per tutto il 2020 ed è presumibile che i tassi resteranno fermi anche a lungo in futuro.

Il 2020 è appena iniziato con il debutto in Europa della nuova commissione Ue e, come detto, terminerà con le elezioni presidenziali negli Stati Uniti. Due eventi in grado di condizionare in Occidente - e non solo - l'economia, il mondo del business e i mercati finanziari. Con le Borse vicine ai massimi storici e l'addensamento di nubi sull'economia, che anno sarà il 2020 per l'M&A? Non si respira l'aria di una bolla azionaria destinata a scoppiare?
Non c'è dubbio che le valutazioni, soprattutto in alcuni settori, siano ai massimi livelli anche a seguito della massiccia iniezione di liquidità realizzatasi a seguito della politica espansiva delle banche centrali. Le eccessive valutazioni hanno frenato le attività di M&A che nel 2019 hanno registrato un calo del 15% a livello Emea. Nel 2020 mi aspetto che questo trend di calo dei volumi continui.

In Europa si parla da anni di fusioni cross border per creare campioni europei nei vari settori dell'industria e della finanza. Ma per ora di concreto si è visto poco anche perché alcuni tentativi, a partire da Alstom-Siemens, sono stati bloccati dall'Antitrust Ue. Pensa che il 2020 possa essere un anno di svolta?
In un mondo sempre più polarizzato tra Usa e Cina, l'Europa è quasi fuori tempo massimo per creare campioni europei dell'industria e della finanza che possano competere con i big player globali. Dalle prime esternazioni, la nuova Commissione sembrerebbe peraltro avere compreso il rischio per l'Europa, anche a valle di Brexit, di continuare con una miope politica antitrust. D'altra parte, negli ultimi anni abbiamo assistito a tentativi di rilievo. A mio avviso è essenziale che si incentivi il processo di consolidamento europeo e, i recenti esempi di fusione tra Atlantia e Abertis, Luxottica con Essilor, fino al merger in corso tra Fiat e Peugeot, vanno in quella direzione. Il privato anticipa sempre i tempi rispetto al settore pubblico che mi auguro sarà in grado - in Europa e quindi anche in Italia – di adeguarsi al mondo che cambia e che necessita di campioni europei.

Oltre alla creazione di campioni europei, quali saranno gli altri “driver” delle fusioni e acquisizioni nel 2020?
Due elementi su tutti: digitalizzazione e sostenibilità. Sul fronte digitale assistiamo ad una fase di trasformazione che riguarda tutti i settori e ad un'innovazione che tocca tutti gli aspetti dell'azienda: dalla distribuzione ai processi industriali. Le operazioni di M&A non saranno quindi solamente nei settori tradizionali bensì mirate a identificare nuovi partner nel mondo digitale. L'Italia ha storicamente espresso pochi campioni a livello globale - penso a Yoox, alla quotazione di Nexi e, più recentemente, allo sviluppo di operatori innovativi come Satispay. È inoltre interessante notare il rinnovato attivismo di una delle aziende leader del settore tecnologico come Telecom Italia che si sta focalizzando nel ricco settore dei data center, così come lo sviluppo di altre realtà meno note come Bending Spoons (azienda che si occupa dello sviluppo di app) che stanno crescendo in maniera importante.

Parlava di sostenibilità. Sta davvero diventando un fattore decisivo per l'M&A?
Si sta sempre più aprendo la forbice tra società percepite dagli investitori Esg compliant e le altre. Per gli investitori la sostenibilità è decisiva e le aziende che puntano ad attrarre capitali devono tenerne conto. Basti vedere la valutazione che la Borsa riconosce al lavoro fatto da Enel anche per il riposizionamento sulle rinnovabili e sulle nuove energie sostenibili. O anche al nuovo corso di Snam e Terna, entrambe molto apprezzate dal mercato. Quindi quello a cui potremmo assistere è una ridefinizione delle strategie di acquisizione delle società con l'uscita da alcuni settori tradizionali e l'ingresso in ambiti più sostenibili.

La creazione di campioni europei riguarderà tutti i settori?
Mi sembra una tendenza inevitabile, per creare impiego e un futuro per l'industria europea è necessario avere una scala che permetta di competere sui mercati globali con i giganti americani e cinesi. Nella maggior parte dei settori c'è inoltre bisogno che le aziende aumentino massa critica per sostenere gli investimenti nel digitale e nelle nuove tecnologie e, il recente annuncio della fusione tra Fca e Peugeot va in quella direzione. Pensiamo anche al settore delle telecomunicazioni dove negli Usa ci sono tre operatori mentre in Europa più di 80. Lo stesso vale per il comparto dei media e per il settore tecnologico, ormai dominati da colossi americani e cinesi. E le stesse considerazioni valgono per pressoché tutti i principali settori.

Veniamo alle banche. Crede che dopo tanto parlare, anche nel settore vedremo un processo di aggregazioni in Italia e in Europa?
L'unica fusione di un certo rilievo negli ultimi anni è avvenuta in Italia ed è quella tra Banco Popolare e Bpm. Ero tra gli advisor dell'operazione e posso dire che il regolatore non l'ha facilitata, ragion per cui sia a livello italiano sia europeo non sono seguite ulteriori operazioni. L'auspicio è che sotto l'egida della guida della vigilanza della nuova Bce si assista ad un approccio che incoraggi maggiormente tali operazioni. Purtroppo ho paura che sulle aggregazioni bancarie l'Europa abbia perso dieci anni. Nel 2009, a valle della crisi, due banche europee erano tra le prime dieci al mondo per capitalizzazione di mercato. Oggi non ne figura nessuna tra le prime quindici.

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