Educazione finanziaria

Servono programmi a misura di risparmiatore

di Francesco Ciampi


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3' di lettura

La tutela del risparmiatore è prevista dall’articolo 47 della Costituzione. Nel caso del risparmio investito in obbligazioni bancarie il tema è particolarmente delicato: nella relazione tra intermediario finanziario e cittadino, quest’ultimo rappresenta la parte debole perché detiene minori informazioni e dispone di meno potere contrattuale.

Nel 2016 l’entrata in vigore della normativa sul bail in ha ampliato la platea dei risparmiatori potenzialmente coinvolti nei procedimenti di risoluzione di una banca: non più solo azionisti e detentori di obbligazioni subordinate – come nel caso delle quattro banche oggetto del piano di salvataggio deliberato da Banca d’Italia nel novembre del 2015, quando vigeva il regime del burden sharing – ma anche i detentori di obbligazioni ordinarie non garantite e, in caso di deficit patrimoniali particolarmente pronunciati, i titolari di depositi bancari superiori a 100mila euro.

Limitandosi ad analizzare l’estensione del rischio di coinvolgimento agli obbligazionisti ordinari, l’effetto potenziale di questo ampliamento potrebbe rivelarsi significativo per i risparmiatori italiani. Mentre le obbligazioni subordinate sono relativamente poco diffuse tra le famiglie del nostro Paese, che detengono circa 12 miliardi di euro di questo tipo di obbligazioni (pari a circa il 4% delle obbligazioni in circolazione emesse dalle banche italiane), quelle ordinarie hanno un grado di diffusione molto più elevato: i risparmiatori italiani ne detengono oggi un controvalore pari a circa 64 miliardi di euro, circa il 21% del valore di tutte le obbligazioni in circolazione emesse da banche italiane. Si tratta di una percentuale ampiamente superiore a quella degli altri Paesi europei (poco più del 10% in Germania, meno del 5% in Spagna, Portogallo, Francia e Olanda).

Quanto affermato trova conferma in uno degli ultimi country report dell’Fmi dedicati all’Italia. Tale analisi ha stimato che in due istituti su tre, in caso di bail in di banche italiane, è prevedibile il coinvolgimento (totale o parziale) dei detentori di obbligazioni ordinarie.

Le modifiche normative sopra accennate riportano al centro dell’attenzione l’esigenza di garantire un’efficace tutela al risparmiatore che ha investito o deve valutare di investire in prodotti finanziari emessi dal sistema bancario. A tal fine è fondamentale l’esistenza di regole che assicurino comportamenti corretti e trasparenti da parte degli intermediari bancari e di controlli tempestivi e altrettanto efficaci finalizzati a far rispettare tali regole e a sanzionare i comportamenti scorretti.

Tuttavia norme e controlli non sono sufficienti se il risparmiatore non è posto nelle condizioni di selezionare, comprendere e utilizzare efficacemente le informazioni messe a sua disposizione. Assumono a tal proposito centralità strategica il livello e le attività di educazione finanziaria dei cittadini, che devono essere messi nelle condizioni di saper leggere i prospetti informativi dei prodotti che vengono loro offerti, di valutare la solidità della banca emittente, di comprendere gli effetti di una normativa non semplice e in continua evoluzione.

A tal fine deve essere valutata positivamente l’attività di educazione finanziaria che la Banca d’Italia svolge attraverso una serie di strumenti e istituzioni la cui conoscenza presso il grande pubblico andrebbe incrementata: il progetto di “Educazione finanziaria nelle scuole”; il Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria, istituito nel 2017 al fine di impostare e attuare una Strategia nazionale per l’educazione finanziaria; il Portale pubblico di educazione finanziaria, curato dallo stesso Comitato; il portale della Banca d’Italia, dove è possibile reperire ampio materiale informativo che spiega in modo semplice e chiaro le caratteristiche dei principali prodotti bancari.

Al fine di migliorare la loro efficacia, vi sono tuttavia due elementi di attenzione di cui le politiche di educazione finanziaria dovrebbero tener maggiormente conto. Innanzitutto numerose indagini svolte a livello nazionale e internazionale hanno dimostrato che le competenze finanziarie dei cittadini italiani sono in media inferiori rispetto alla media Ocse. Ne consegue che, così come gli strumenti finanziari devono superare il test di adeguatezza rispetto alle caratteristiche dei risparmiatori ai quali sono destinati, allo stesso modo i programmi di educazione finanziaria andrebbero sottoposti a un attento test di adeguatezza rispetto alle caratteristiche culturali dei destinatari.

In secondo luogo diversi studi in materia di finanza comportamentale hanno dimostrato come l’aspetto emotivo, irrazionale giochi un ruolo rilevante nelle decisioni finanziarie degli individui. L’educazione finanziaria dovrebbe quindi essere non solo “nozionistica”, ma anche “emotiva”, ovvero tesa a educare il risparmiatore a gestire le proprie emozioni quando formula le proprie scelte finanziarie.

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